Silvia Zucconi , Coordinatore Area Agroalimentare, partecipa al convegno “Alimenti che si prendono cura di noi la tradizione del biologico, l’innovazione nell’ortofrutta” che si terrà a Roma nel Salone dei Piceni presso il Complesso Monumentale di San Salvatore in Lauro (ore 17.00) con un intervento dal titolo “Numeri chiave della filiera biologica: dalla produzione al consumatore: Il ruolo dell’ortofrutta”.

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Ad un anno e mezzo dall’applicazione del nuovo regolamento comunitario, Wine Monitor Nomisma torna a presentare i numeri sul vino biologico. Crescita delle superfici investite (+81% tra il 2003 e il 2012), ottime performance nell’export, crescita dei consumi.

Bologna 01-04-2014 – Ad un anno e mezzo dall’applicazione del nuovo regolamento comunitario, il vino biologico è in grande “fermento”. In Italia, nel 2012 (ultimo dato disponibile), l’8% degli ettari vitati è biologico (a fronte di una media mondiale del 4%); in valore assoluto l’Italia è al terzo posto in Europa: con poco più 57mila ettari vitati bio (+8,6% rispetto al 2011 e +81% rispetto al 2003), l’Italia è superata solo da Spagna (81 mila ettari, +394% rispetto al 2003) e Francia (65 mila ettari, +299%). A livello regionale guidano Sicilia (16.144 ettari), Puglia (10.173 ettari) e Toscana (5.887 ettari).
Anche le vendite di vino bio crescono: la GDO segna +4% a volume rispetto al 2012 (a fronte di -6,5% per il totale della categoria vino - fonte: IRI - www.iriworldwide.it). Ma la GDO non è il canale privilegiato per il bio e quindi il vero dato che rivela l’interesse per il vino bio è il tasso di penetrazione.
Wine Trend Italia, la survey di Wine Monitor Nomisma sul consumatore italiano, indica che nel 2013 l’11,6% degli italiani ha consumato vino bio in almeno in un’occasione (la precedente indagine Wine Monitor aveva segnalato che nel 2012 il tasso di penetrazione era pari al 2%). In particolare, il 6,4% ha acquistato una bottiglia di vino bio certificato nei negozi e il 5,2% lo ha consumato fuori casa in ristoranti ed enoteche.

In crescita il numero di consumatori di vino bio certificato
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Fonte: Survey Wine Trend Italia di Wine Monitor Nomisma.

La percezione sulla qualità del vino bio rispetto al vino convenzionale
La nuova normativa sul vino bio ha contribuito inoltre a cogliere un altro importante risultato, incrementando il potenziale di mercato di questo segmento.
Il 43% dei consumatori ritiene che il vino biologico certificato abbia qualità superiori rispetto agli altri vini convenzionali. Questa percentuale sale al 59% tra gli acquirenti di vino bio e al 49% tra chi ha consumato vino bio in enoteche/bar/ristoranti. Questo risultato evidenzia, non solo un grande apprezzamento della qualità del vino bio tra i consumatori, ma anche una percezione estremamente positiva tra chi non lo consuma.

Quali percorsi di crescita per il vino bio nel mercato interno?
Per i prossimi anni le strade per cogliere le opportunità del vino bio nel mercato italiano sono tante. Da un lato, occorre implementare strategie di comunicazione che sappiano in modo semplice valorizzare le virtù del vino bio e dall’altro occorre proseguire la strada del maggior presidio nella GDO e nei pdv specializzati per favorire il primo acquisto e superare le potenziali barriere d’accesso per il consumatore.
I numeri della Survey Wine Trend Italia di Wine Monitor suggeriscono proprio questa strada. Il 18,8% dei consumatori, che nel 2013 hanno bevuto in almeno un’ occasione vini bio fuori casa, dichiara che, pur non essendo presenti i vini bio negli assortimenti dei negozi abitualmente frequentati, sarebbero interessati ad acquistarli. Ma le maggiori opportunità di allargamento della domanda arrivano proprio dagli attuali non consumatori (88,4% del totale): il 10% degli attuali non consumatori si dichiara disposto ad acquistare vini bio qualora le referenze fossero presenti nei punti vendita frequentati.

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Fonte: Survey Wine Trend Italia di Wine Monitor Nomisma.

 

Il vino biologico negli Stati Uniti
Il vino è il prodotto agroalimentare italiano più esportato nel mondo (5 miliardi di euro di export nel 2013, +7,3% rispetto al 2012). Uno dei più importanti mercati di destinazione del vino italiano sono gli Stati Uniti, dove l’import totale di vino dall’Italia ha raggiunto 1,1 miliardi di euro e dove rispetto a tale valore anche il vino biologico ha dato il suo contributo.
Nel 2013 gli Stati Uniti hanno importato vino biologico per complessivi 193 milioni di euro, un valore che rappresenta il 5,2% delle importazioni di vino imbottigliato degli Stati Uniti. Il 46,1% delle importazioni afferisce a vini rossi; un ulteriore 32,7% a quelli bianchi ed il restante 21,2% ai vini frizzanti.

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Fonte: Wine Monitor Nomisma.

L’analisi condotta per area geografica evidenzia come l’Italia (56 milioni di euro di vino bio) sia stata, dopo la Francia (65 milioni di euro), il più importante paese di provenienza dei vini biologici importati dagli Stati Uniti. In altri termini, il 33,7% dell’import in valore è riconducibile a vini francesi mentre la quota dell’Italia è di poco inferiore, pari al 29,3%. Tra gli altri competitors si segnalano, con quote molto più contenute, anche la Nuova Zelanda (7,6%) e la Spagna (7,5%). Infine poco più di un quinto delle importazioni (21,9%) si è ripartito tra un’altra trentina di paesi.

All’interno delle singole categorie di prodotto la Francia presidia saldamente (35,9% dell’import a valore) il segmento dei vini rossi, che è anche quello economicamente più rilevante (88,8 milioni di euro). Anche in questo segmento l’Italia è l’unico vero competitor del paese transalpino con il 26,2% dell’import di vino bio (gli USA importano 23 milioni di euro di vino rosso bio dall’Italia). Nel caso dei vini bianchi è invece il nostro paese a detenere la leadership delle importazioni (30,6%), davanti a Nuova Zelanda (21,7%) e Francia (17,5%).
La competizione tra Francia e Italia è particolarmente viva nella categoria dei vini frizzanti (che comprendono anche gli spumanti) dove il 54% dell’import di vino bio è riconducibile a vini francesi ed il 34,2% a quelli italiani. Congiuntamente i due paesi detengono l’88,2% delle importazioni, lasciando a pochi altri produttori le quote residuali dei flussi diretti verso gli Stati Uniti.
In prospettiva, le opportunità di sviluppo delle vendite oltreoceano di vini biologici sono molto positive. Negli Stati Uniti l’interesse nei confronti delle produzioni ottenute con metodi sostenibili, e di quelle biologiche in particolare, è in continua crescita e i vini italiani biologici hanno tutte le carte in regola per rafforzare la propria presenza in questo paese.

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Per informazioni:
Ufficio Stampa Nomisma – Wine Monitor www.winemonitor.it
Edoardo Caprino Tel. 339 5933457 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Giulia Fabbri Tel. 345 6156164 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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E’ quanto emerge dall’Osservatorio Sana 2013 curato da Nomisma

L’Osservatorio SANA 2013 curato da Nomisma ha realizzato una indagine sul consumatore per valutare la domanda dei prodotti biologici/naturali non food. Tutti i risultati dell’Osservatorio SANA verranno presentati sabato 7 settembre 2013 in occasione della fiera bolognese. L’indagine Nomisma ha coinvolto 1.009 consumatori e ha analizzato i criteri di scelta generali da parte del consumatore rispetto a prodotti non food (cura della persona, cura della casa, vestiario) per valutare l’importanza dell’attributo naturale/bio nelle scelte di acquisto e ha misurato l’interesse del consumatore nei confronti di uno schema di certificazione europea unica anche per i prodotti non food.

CRITERI DI SCELTA PER PRODOTTI COSMETICI/CURA DELLA PERSONA E PER LA PULIZIA DELLA CASA
Per i cosmetici e per i prodotti per la cura della persona il criterio di scelta predominante è il prezzo (37% di cui 28% prodotto in promozione-sconto sul prezzo e 9% prezzo basso); a seguire la marca (il 23% dei consumatori usa questo criterio come prevalente), la presenza di ingredienti naturali/di erboristeria (16%), l’assenza di specifiche sostanze – quali ad esempio parabeni, paraffina, oli minerali, sles, sls, alluminio - (7%). L’interesse per il bio è alto: il 5% verifica la presenza di ingredienti biologici e il 4% dei consumatori valuta in base alla presenza di una certificazione di qualità (biologica, ecolabel, etc) Per i prodotti per l’igiene, la pulizia della casa e del bucato i criteri di acquisto dei consumatori sono guidati dall’efficacia già provata nella detersione (il 36% dei consumatori indica questo criterio come il più importante). Tra le altre determinanti di scelta, si conferma il prezzo (30% - 23% sceglie il prodotto in promozione e 7% sceglie cercando il basso prezzo). La marca incide sulla scelta dei consumatori per il 17% . L’11%  dei consumatori cerca prodotti ecologici fatti con sostanze a basso impatto sull’ambiente. A questi si aggiunge una quota (2%) che acquista prodotti con certificazioni di qualità (biologico, ecolabel).

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PULIZIA PER LA CASA: LA PENETRAZIONE DI ACQUISTO DI PRODOTTI CON CERTIFICAZIONE BIO
La penetrazione di acquisto di prodotti per la pulizia della casa con certificazione bio (agli intervistati sono stati sottoposti visivamente i principali marchi di certificazione prodotto – sono stati visualizzati i 6 loghi) è nel 2013 pari al 3%. Alla quota di attuali acquirenti, si aggiunge una percentuale dominante di consumatori (59%) che dichiarano di non aver mai visto tali certificazioni sui prodotti per la casa; a questa va aggiunta la percentuale di consumatori (25%) che non è in grado di rispondere alla domanda poiché nuovamente inconsapevole dell’esistenza di prodotti con certificazione bio. Oltre a chi acquista (3%), la conoscenza e la consapevolezza dell’esistenza di tali certificazioni riguarda il 13% dei consumatori. Certamente la frammentazione delle diverse certificazione bio di prodotto per la pulizia della casa non agevola la conoscenza del consumatore, rendendo più complicata la riconoscibilità.

COSMESI E PRODOTTI PER LA CURA DELLA PERSONA: LA PENETRAZIONE DI ACQUISTO DI PRODOTTI CON CERTIFICAZIONE BIO
Per la cosmesi e la cura della persona il tasso di penetrazione è leggermente più alto: è pari al 5%. Anche la consapevolezza dell’esistenza di prodotti certificati bio è maggiore (raggiunge il 26% nonostante non vi sia stata alcuna occasione di acquisto). Per contro, il 44% non ha mai visto le certificazioni che gli sono state sottoposte durante l’intervista (12 loghi) mentre il 25% dichiara ancora una volta di non essere in grado di rispondere (mostrando quindi di ignorare l’esistenza di tali certificazioni).

L’INTERESSE DEL CONSUMATORE PER UNA CERTIFICAZIONE BIOLOGICA EUROPEA CON UN UNICO STANDARD STABILITO PER LEGGE
Oggi, al contrario di quanto avviene per i prodotti alimentari biologici, non esiste una normativa unica a livello comunitario per i prodotti cosmetici/per la cura della persona biologici. L’indagine Nomisma ha quindi valutato l’interesse del consumatore italiano per una certificazione europea unica anche nei prodotti non food e ha individuato la domanda potenziale in tal senso. I risultati sono molto positivi: ben il 91% dei consumatori italiani si dichiara interessato (51% “abbastanza”, 40% “molto”) rispetto all’introduzione di una certificazione biologica europea. Le notizie positive arrivano anche dalla disponibilità all’acquisto del consumatore. Nel caso di disponibilità di prodotti cosmetici/cura della persona con certificazione unica europea, il consumatore mostra un grande interesse all’acquisto potenziale: il 37% dichiara che con certezza acquisterebbe tali prodotti in almeno una occasione, quota ben diversa dall’attuale situazione - con tanti schemi di certificazioni bio differenti - che vede la domanda attuale coinvolgere solo il 5% dei consumatori. Se alla quota dei consumatori certamente interessati a tali prodotti, si aggiunge anche la percentuale di chi “probabilmente acquisterebbe” tali prodotti (un ulteriore 55%), l’interesse potenziale sarebbe davvero elevato.

PRODOTTI CON CERTIFICAZIONE BIOLOGICA EUROPEA CON UN UNICO STANDARD A MAGGIOR POTENZIALE
L’interesse maggiore è per i prodotti ad alta frequenza di utilizzo: ben l’86% lo ritiene un importante passaggio per la pulizia del corpo e igiene quotidiana. A seguire il 62% delle preferenze viene indicato per l’igiene orale, il 58% per i prodotti per i capelli, il 50% per i prodotti per l’igiene dei bambini, il 46% per i deodoranti. Subito dopo, con il 45% i cosmetici per il viso seguiti al 36% dai cosmetici per il corpo. Chiudono le ultime due posizioni al 32% i cosmetici per il trucco e al 30% i prodotti solari.

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Silvia Zucconi – Coordinatore Coordinatore Area Agricoltura e Industria Alimentare, commentando i risultati dell’Osservatorio Nomisma per SANA 2013 Nomisma: “L’indagine Sana-Nomisma” parla chiaro: l’interesse per una certificazione biologica europea unica anche per i prodotti non food, è altissimo. Non si può trascurare come una certificazione unica per cosmetici/prodotti per la cura della persona farebbe fare un grande “balzo” nell’interesse del consumatore. Diventerebbe tra l’altro molto più semplice comunicare al consumatore le garanzie offerte da tali prodotti. Se oggi il tasso di penetrazione per i prodotti alimentari biologici ha raggiunto il 54,5% dei consumatori italiani, è lecito attendersi che anche per i prodotti non food, nel caso di certificazione europea unica, ci sarebbe un grande incremento. Passare dall’attuale 5% di penetrazione per i cosmetici/prodotti per la cura alla persona al 10-15% non sarebbe di certo un miraggio”.

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