9 aprile 2014 - Health check dell’impresa cooperativa agroalimentare: il preconsuntivo 2013

Ersilia Di Tullio, Coordinatore Cooperazione Nomisma 
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A differenza dall’impresa capitalistica che persegue obiettivi di massimizzazione del capitale investito, la cooperativa ha un legame mutualistico con la propria base sociale e la sua mission consiste nella valorizzazione della remunerazione dell’apporto dei soci. Alla diversa natura dell’apporto (lavoro, acquisto di beni e servizi, conferimento di materia prima, ecc.) fanno fronte modelli organizzativi diversi, che consentono a questa forma di impresa di adattarsi ad ambiti territoriali e settoriali differenti.

Nonostante la diversa natura del beneficio ricercato, però, l’impresa cooperativa si muove sui medesimi binari dell’impresa di capitali nel perseguimento di obiettivi di efficienza e competitività e risente delle influenze del ciclo economico, particolarmente negativo nel corso degli ultimi anni. Quel che la mission mutualistica condiziona è la natura dei percorsi di sviluppo, adattamento e risposta individuati e intrapresi.

Un settore emblematico per l’analisi del comportamento delle imprese cooperative è certamente l’agroalimentare, nel quale questa forma di impresa riveste un ruolo nevralgico sia in termini di diffusione, che di valori economici generati. Le cooperative dell’agroalimentare incidono, infatti, per il 13% sul totale delle unità attive nel sistema cooperativo italiano (rappresentando il secondo settore dopo l’edilizia); inoltre contribuiscono con una quota pari al 24% al giro d’affari dell’industria alimentare.

La presenza di questa forma di impresa nel sistema agroalimentare ha profonde radici storiche ed ha portato alla creazione e sviluppo delle diverse tipologie di cooperativa, da quelle di lavoro, che si avvalgono in prevalenza delle prestazioni lavorative dei soci nello svolgimento della loro attività, a quelle di utenza, i cui soci sono acquirenti di beni e servizi offerti dalla cooperativa, ma soprattutto quelle di conferimento di materia prima da parte dei soci imprenditori agricoli. In quest’ultimo caso, infatti, la cooperazione è uno strumento che consente di rafforzare il profilo competitivo delle imprese agricole, pur salvaguardandone al tempo stesso l’autonomia operativa. L’impresa è intesa come una “proiezione a valle” degli stessi imprenditori agricoli per conto dei quali svolge le funzioni di concentrazione e aggregazione dell’offerta agricola, di trasformazione delle materie prime e di commercializzazione dei prodotti finali. Questo consente di recuperare valore aggiunto negli stadi a valle della filiera agroalimentare e di distribuirlo, secondo il principio mutualistico, ai soci agricoltori attraverso una più elevata remunerazione – rispetto al mercato – della materia prima conferita.

Un consolidato strumento di approfondimento ed analisi del fenomeno cooperativo nel sistema agroalimentare nazionale è l’Osservatorio della Cooperazione Agricola Italiana, promosso dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e dalle Organizzazioni di rappresentanza e tutela delle imprese cooperative dell’agroalimentare (Agci- Agrital, Fedagri-Confcooperative, Legacoop Agroalimentare, Unicoop).

Mancando fonti ufficiali di dati che descrivano le tendenze della cooperazione, l’Osservatorio produce elaborazioni originali, realizzando periodicamente rilevazioni dirette su campioni rappresentativi di imprese associate alle organizzazioni di rappresentanza della cooperazione. L’ultima indagine realizzata si è svolta tra fine febbraio e inizio marzo 2014, ha coinvolto 375 fra cooperative e imprese di capitali controllate da cooperative, che complessivamente esprimono un fatturato di oltre 9 miliardi di euro, pari a circa un quarto del giro d’affari dell’intera cooperazione agroalimentare associata. Pertanto le dinamiche che caratterizzano questo campione sono indicative delle tendenze generali, sebbene per le elevate dimensioni medie delle imprese (24,4 milioni di euro per impresa, poco più di 4 volte il valore medio nazionale) il campione costituisce una frangia “avanzata” della cooperazione agroalimentare.

Un primo dato strutturale che emerge con evidenza è che la cooperazione agroalimentare italiana conferma il forte legame con la propria base sociale. Questo legame è misurato attraverso il grado di mutualità che misura l’intensità dello scambio mutualistico e cioè l’attività svolta dall’impresa in favore dei propri soci (siano questi prestatori di lavoro, conferitori di beni o acquirenti di beni/servizi). Si tratta di un indicatore di estrema rilevanza poiché in relazione alla prevalenza dello scambio mutualistico (superiore al 50%) la cooperativa può accedere ai benefici fiscali previsti dalla legge.

Il grado di mutualità si attesta su valori elevati, pari all’83% (fig. 1); questo dato è in linea con i valori riscontrati dall’Osservatorio nei precedenti lavori, mantenendosi quindi costante nel tempo. Il fatto che si mantenga su percentuali elevate anche nelle cooperative di grandi dimensioni (78%) conferma che, anche nelle imprese più avanzate, il rapporto con il socio resta solido.

Fig. 1 – Mutualità nelle cooperative agroalimentari per dimensione di impresa
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Fonte: elaborazioni Osservatorio della Cooperazione Agricola Italiana (indagine diretta marzo 2014, 375 imprese).

Questo dato offre una prima evidenza della diversità dell’impresa cooperativa rispetto ad un’impresa di capitali. Nel corso della crisi si è assistito nel nostro paese ad un calo dei consumi alimentari sia in valore che in volume. Per i comparti che non percorrono la via alternativa dell’esportazione, questo comporta una contrazione delle dimensioni del mercato e quindi la necessità di adeguare gli approvvigionamenti ed i livelli produttivi alle richieste della domanda. In queste condizioni un’impresa di capitali opta per la riduzione degli acquisti presso i propri fornitori di materia prima. Le cooperative viceversa, dato il rapporto mutualistico che le lega ai propri soci, non possono usare questa leva, ma ritirano tutta la materia prima che l’imprenditore agricolo conferisce. La collocazione certa della propria produzione, anche in tempi di crisi, è una garanzia di grande rilievo per il socio, ma allo steso tempo comporta una minore flessibilità del ciclo produttivo della cooperativa rispetto all’impresa di capitali.

L’analisi di alcuni altre variabili offre, inoltre, indicazioni sulle recenti tendenze delle cooperative agroalimentari (fig. 2). Le stime del preconsuntivo indicano un incremento del 2,4% del fatturato nel 2013 rispetto all’anno precedente, proseguendo la crescita del +4,5% registrato nel 2012/11. Se si esaminano le sole vendite sui mercati esteri (pari al 12% del fatturato nel 2013) il trend è più dinamico. Le esportazioni crescono del 7,4% nel 2013/12 e segnano un ulteriore miglioramento rispetto al già positivo andamento dell’ anno precedente. Si conferma quindi, come in gran parte dei settori, la maggiore vivacità della domanda estera rispetto a quella interna.

Se il fatturato registra un minore slancio rispetto agli anni precedenti, l’occupazione mostra una netta controtendenza, registrando un calo pari all’1,8% nel 2013/12, rispetto alla crescita dell’1,2% nel 2012/11.

Fig. 2 – Trend di fatturato, export ed occupazione
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Fonte: elaborazioni Osservatorio della Cooperazione Agricola Italiana (indagine diretta marzo 2014, 375 imprese)

Questi dati mostrano come la lunga crisi economica stia indebolendo anche la cooperazione agroalimentare, che pure si avvantaggia di una doppia componente anticiclica.

La prima è legata alle tendenze dell’industria alimentare, che nel corso degli ultimi anni ha tenuto meglio rispetto ad altri settori manifatturieri, come indicano i dati di produzione industriale Istat elaborati da Federalimentare (-0,7% nel 2013/12 e -0,9% nel 2012/11 per l’alimentare rispetto a -2,9% e -6,5% per il manifatturiero negli stessi periodi). Il secondo elemento anticiclico è caratteristico, invece, dell’impresa cooperativa ed è legato alla sua propensione al presidio dei livelli produttivi e, quindi, alla salvaguardia dell’occupazione. La fuoriuscita di addetti dalle imprese del sistema cooperativo rappresenta, infatti, un fenomeno nuovo, mentre i dati generali relativi sia all’agricoltura che all’industria alimentare evidenziavano un trend di flessione già nell’annualità precedente (i dati grezzi dell’occupazione indicano un calo del 2,9% per l’agricoltura e dello 0,5% per l’industria alimentare nel 2013/12 e rispettivamente del 2,7% e del 0,6% nel 2012/11).

Concentrando, infine, l’attenzione sulle performance (fig. 3), le imprese del sistema cooperativo agroalimentare mostrano una sostanziale tenuta nel 2013. Pur registrandosi, infatti, un deterioramento dei margini operativi su una quota maggiore di imprese rispetto a quelle che dichiarano un miglioramento, le indicazioni di stabilità sono prevalenti. Inoltre esiste una capacità delle imprese di reggere l’erosione dei margini operativi, poiché una quota nettamente inferiore (pari al 17%) andrà incontro ad una perdita il bilancio, mentre prevale l’incidenza di quelle che chiuderanno in pareggio o in utile (rispettivamente 46% e 36%). In uno scenario di perdurante crisi, le cooperative non solo garantiscono ai propri soci il ritiro della materia prima agricola, ma sono in grado di mantenerne un’adeguata remunerazione. Fra le cooperative di conferimento, in un terzo dei casi si registra un incremento e nel 40% la stabilità dei prezzi di liquidazione della materia prima conferita dai soci, contro un 23% di cooperative che segnala contrazioni.

Nonostante i segnali di ripresa del ciclo economico inducano a guardare con maggiore ottimismo lo scenario futuro, le prospettive si confermano piuttosto deboli, anche per le imprese del sistema cooperativo italiano che non esprimono indicazioni di inversione del trend attuale. Il 51% delle imprese prevede, infatti, che il proprio fatturato resti stabile nel 2014, mentre le altre si distribuiscono omogeneamente fra chi prevede un calo ed un incremento, con una leggera prevalenza di queste ultime.

Fig. 3 – Cooperative agroalimentari: performance 2013 e previsioni del fatturato per il 2014

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*Risposte relative alle 238 cooperative di conferimento del campione di 375 imprese.
Fonte: elaborazioni Osservatorio della Cooperazione Agricola Italiana (indagine diretta marzo 2014, 375 imprese)

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