29 novembre 2013 - Intervista a Luciano Sita, Vice Presidente

Come vede Nomisma l'attuale situazione italiana politica ed economica?
Siamo ancora in attesa di segnali tangibili di uscita dalla crisi. Occorre tenere presente che negli ultimi cinque anni abbiamo perso il 9% del PIL. Veniamo quindi da un periodo che è stato pagato duramente dalle famiglie e dalle imprese. Basti pensare che il reddito medio delle famiglie, in termini reali, è arretrato ai livelli degli anni 90. Occorrono quindi segnali tangibili di ripresa che diano fiducia alle famiglie e alle imprese e siano supportati da politiche economiche e del credito che riavviino il volano della crescita. Purtroppo non possiamo essere ottimisti dal momento che l'attuale ancora difficile congiuntura economica si intreccia con i vincoli comunitari e una situazione politica molto complessa. La debolezza dell'esecutivo non permette di adottare politiche di riforma coraggiose che incidano fortemente sulla spesa per ricavare risorse da destinare a politiche del lavoro e di sviluppo che potrebbero meritare minori vincoli comunitari. C'è quindi da augurarsi che i primi segnali di ripresa possano tradursi in una concreta crescita del PIL che potrebbe mettere in moto un ciclo virtuoso di ripresa più generale meritevole di apprezzamenti non solo verbali della Comunità Europea.

Ritiene che l'attuale esecutivo possa avere un orizzonte corto o lungo? Si può pensare che possa operare per tutto il 2014 e avviare le riforme già annunciate?
La vita dell'esecutivo è condizionata dal rischio che una crisi politica possa degenerare in un disastro economico e finanziario del paese e dalla capacità dell'esecutivo di realizzare con coraggio e determinazione le riforme indispensabili alle prospettive del paese entro i prossimi mesi. Occorre creare una situazione che attenui le spinte politiche ad elezioni entro la primavera del 2014 per coltivare i segnali di ripresa, rafforzarli e arrivare al 2015.

Secondo Nomisma quali sarebbero le riforme necessarie per poter avviare di nuovo la macchina del paese?
In primo luogo occorre una modifica della legge elettorale in modo che si possa generare una situazione di stabilità dell'esecutivo e quindi di governabilità del paese per intere legislature. A ciò deve far seguito una riforma istituzionale che semplifichi e renda essenziali le sedi decisionali nel paese. Quindi occorre una lotta spietata a sprechi e spese non produttive per ricavare risorse da destinare alle politiche di sviluppo delle imprese e del lavoro. Occorre una politica fiscale in grado di ridurre l'evasione e quindi rafforzare l'equità che renda più giusta la nostra società. Occorre creare le condizioni di un credito veramente impegnato a supportare le imprese. Il nostro paese deve investire di più sulla scuola e la ricerca per coltivare e rafforzare le eccellenze che ne caratterizzano il tessuto sociale ed economico.

Allarghiamo lo sguardo all’Europa: si registra spesso un eccesso di zelo nei confronti dei vincoli europei che sembrano frenare la crescita dell’Italia. Cosa può fare l’Europa per generare la crescita nei paesi del sud Europa che con il rispetto attento dei decimali spesso e volentieri poi non hanno le risorse per portare avanti politiche autentiche di crescita?
Credo che ci siano due priorità in particolare. Una politica Europea di sostegno alle imprese e al lavoro che aiuti i paesi a produrre maggiore reddito da destinare come volano allo sviluppo; una applicazione del rigore della gestione economica dei vari paesi con minore burocratismo e maggiore contestualizzazione delle varie situazioni. Di fronte a impegni credibili l'Europa deve esprimere con fiducia sostegni rapidi che possano accelerare il superamento delle crisi ed evitare degenerazioni negative per tutto il mercato. Occorre quindi un'Europa più coesa con meno egoismi e provincialismi.

L’Europa in questo momento non appare tanto fedele al pensiero dei padri fondatori…
Purtroppo è vero, anche se sono stati fatti passi avanti impensabili ai tempi dei padri fondatori. Sicuramente occorre dare forza a politiche europee capaci di combattere egoismi ed estremismi. La crescita di movimenti antieuropei è pericolosissima e va combattuta con maggior coraggio. Occorre rafforzare tutte le politiche di coesione e sostegno che generino maggiore fiducia e condivisione dell'importanza di una Europa unita e autorevole nello scenario mondiale. Ogni paese da solo non può farcela a vincere la sfida dei cambiamenti dei prossimi decenni.

 C’è molta attenzione nei confronti di due paesi: Cina e Russia. Recentemente sono stati lanciati  allarmi legati all’acquisto di alcuni importanti marchi italiani  da  parte di acquirenti stranieri. Nomisma come vede questo processo? L’Italia diventerà mercato interessante per grandi acquisizioni?
Quello che sta avvenendo non è altro che un processo di globalizzazione dell'economia mondiale che permette ai paesi e alle imprese più forti di occupare mercati, acquisire aziende e impossessarsi dei relativi valori aggiunti. E' comunque necessario analizzare in modo approfondito questi processi che vedono anche il nostro paese capace di competere su certi mercati e per certi settori con proprie eccellenze e distintività. Purtroppo la struttura imprenditoriale del nostro paese non ha affrontato in modo organizzato i mercati esteri e in particolare quelli che hanno la crescita economica maggiore come la Cina e la Russia. Solo una parte di imprese ha gestito politiche di export che hanno ottenuto buoni risultati in questi paesi, ciò grazie al coraggio e all'inventiva di singoli imprenditori che hanno saputo rischiare. E' mancata una politica del paese a sostegno e sviluppo delle politiche di export e a questo proposito le iniziative intraprese hanno dato scarsi risultati talvolta con sperpero di preziose risorse. La capacità di alcuni settori di sviluppare l'export ha avuto il supporto della forza e dell'immagine del made in Italy, che poteva essere implementata da politiche di aggregazione o consortili delle imprese in grado di produrre qualità e distintività: c'è quindi un problema di organizzazione e di qualità del sostegno all'export che andrebbe progettato con modalità nuove e in concertazione con il mondo delle imprese private e cooperative.

Nomisma attraverso i suoi comparti di ricerca come ad esempio l’agroalimentare e in particolare Wine Monitor ha fotografato nel 2013 le eccellenze italiane nei diversi ambiti. L’agroindustria è un settore che ha mostrato nella crisi una grande vitalità. Può essere considerato un esempio di spia per la ripresa italiana?
Credo che l'agroalimentare del nostro paese sia un mondo da analizzare per filiere che presentano specificità  affrontabili solo con politiche mirate. Sicuramente la filiera del vino è un esempio virtuoso nonostante il permanere di una produzione molto parcellizzata. Con politiche di export mirate si è riusciti a compensare il fortissimo calo dei consumi interni con lo sviluppo dei consumi esteri favoriti dalle politiche di qualità e specializzazione che hanno messo in campo i nostri produttori, sempre più bravi e organizzati in cooperative. Occorre conquistare l'ingresso dei nostri prodotti nelle grandi reti distributive estere e rendere meno episodiche le politiche a sostegno del settore. Per questo nelle strategie di sviluppo della filiera occorre incorporare l'estero con i suoi potenziali di consumo. Credo che l'esperienza della filiera del vino possa essere un buon esempio per le altre filiere dell'agroalimentare.

Immobiliare: Nomisma accende una luce positiva sul mercato dei mutui per l’anno prossimo, i livelli pre crisi si stima che verranno recuperati nell 2016. Cosa deve fare il mondo bancario per sostenere la ripresa anche attraverso la domanda di mutui?
Il mondo bancario deve porre fine a  politiche basate su analisi di indici e di dati che non sempre esprimono la qualità delle imprese. Le banche dovrebbero piuttosto avvicinarsi al mondo produttivo e avere coraggio nel supportare politiche di sostegno alle imprese che organizzano piani industriali a medio termine contando sull’esperienza di imprenditori che hanno dimostrato, superando i periodi brutti della crisi, di esser capaci di gestire momenti di difficoltà. Le banche devono riuscire a monitorare le capacità di prospettiva delle imprese che meritano credito.
Anche le banche devono affrontare il tema di essere imprenditori e vendere il loro servizio a chi merita di essere aiutato; c’è la necessità di uscire da una gestione burocratica del fare impresa.

Quali sono le priorità che Nomisma intende darsi per il prossimo anno?
Vogliamo rafforzare ulteriormente il prestigio e la qualità delle analisi del settore immobiliare contribuendo alla individuazione di politiche appropriate per uscire dalla pesante crisi che sta attraversando.
Rafforzeremo le politiche di analisi e delle prospettive  del settore agroalimentare con riferimento alla specificità delle filiere e al ruolo che nel settore ha e può avere il sistema cooperativo.
Riprenderemo le analisi del settore industriale alla luce della forte crisi che lo ha investito per individuare linee di politica industriale da proporre a livello istituzionale.
Analizzeremo le possibilità di intervento praticabili  nei mercati esteri in forte sviluppo, sia in termini di opportunità di insediamenti di mercato o produttivi che in termini di alleanze per le filiere Italiane.
Ci proporremo come implementatori delle analisi e dei piani operativi volti ad affrontare riorganizzazioni finalizzate alla qualificazione della spesa pubblica e alla lotta agli sprechi. Con tutto ciò contiamo di poter dare il nostro contributo alla ripresa dello sviluppo del nostro paese.

A cura dell’Ufficio Stampa di Nomisma

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