10 settembre 2014 - Intervista a Giovanni Pecci – Consigliere con delega ai progetti speciali

Come nasce Nomisma, quali le sue origini e il ruolo di think tank nel panorama italiano?

Nomisma nasce all’inizio degli anni ottanta da un’idea di Romano Prodi con lo scopo di riunire le migliori risorse intellettuali  per promuovere lo studio dell’economia reale, ovvero “tutto quello che si tocca”: economia industriale, agricoltura, ambiente, energia, materie prime. Pochi anni prima, a Bologna, nacque - propiziata dal Professor Andreatta - Prometeia, centro studi che si occupa di previsioni econometriche utilizzando modelli matematici. Prodi intuì che, oltre alla parte finanziaria, sarebbe stato importante disporre di una fonte di conoscenza e di analisi orientata all’economia reale.

Agli inizi degli anni Ottanta, quando Nomisma è stata fondata, l’Italia attraversava un periodo di difficoltà economico-sociale. Nonostante questo, l’economia reale aveva ancora un peso incisivo nel nostro Paese, cosa che in questo momento si sta perdendo.

Le analisi che svolgevamo segnalavano già all’epoca la fragilità di un sistema molto parcellizzato con imprese piccole e medie e con evidenti difficoltà sul tema dell’internazionalizzazione. Il nome di Nomisma nasce da un suggerimento del Prof. Marzullo, studioso di letteratura greca antica, e sta a indicare il valore reale delle cose; così come Prometeia deriva da Prometeo, cioè colui che prevede. 

Nomisma e Prometeia nascono entrambe a Bologna. Si può dire che Bologna è punto di riferimento per i pensatoi più autorevoli a livello italiano. Come mai?

In parte per l’Università, ma il grande motore fu Beniamino Andreatta che si circondò di giovani talenti: gente che in Italia era sconosciuta ma che aveva studiato a lungo all’estero. Da questo gruppo di studiosi è nata una serie di iniziative che hanno avuto un impatto decisivo nella politica economica e industriale italiana.

Per fare un parallelo coi nostri tempi, si è forse persa questa lungimiranza nell’attrarre studiosi promettenti in un pensatoio e in tutti quei luoghi in cui si realizza una missione che guardi al futuro.

Col tempo si è persa. Avendo diretto Nomisma per i suoi primi quindici anni mi piace definirla una “nave scuola”; da Nomisma sono usciti dei ricercatori che hanno occupato posti di rilievo a livello nazionale e internazionale: dalla Banca Mondiale alla Banca Europea degli investimenti, all’Unione Europea…

... Sono diventati anche Ministri.

Sì, sono diventati anche Ministri! Nomisma è stata una grande scuola nei primi venticinque anni della sua vita. Poi, come tutte le iniziative che nascono, crescono e muoiono, si è trasformata perdendo la prima “pelle” e assumendone un’altra.

Qual è adesso la “pelle” di Nomisma?

Sfruttando la grande reputazione, dovuta al suo operato, i compiti di Nomisma oggi sono, da un lato, quello di aiutare il sistema produttivo italiano a collocarsi in maniera incisiva all’estero, dall’altro, quello di svolgere il ruolo di advisor per tutte le istituzioni e gruppi che intendono investire in un Paese dalla realtà complessa – ma molto appetibile - come l’Italia.

Per quanto concerne i potenziali investitori stranieri che vorrebbero entrare sul mercato italiano, cosa Nomisma può offrire loro, quali gli strumenti?

Sicuramente un’analisi di quelle che sono le potenzialità di questi progetti. Prendiamo un caso specifico: esiste un gruppo finanziario inglese che è desideroso di costruire e sviluppare in Italia una catena di grandi alberghi di lusso. Questo gruppo finanziario si è rivolto a noi perché dietro all’acquisto di alberghi – stiamo pensando all’Excelsior di Venezia Lido e strutture simili – c’è un progetto industriale e non finanziario, con lo scopo di dar vita a una catena italiana di alberghi di lusso. Le grandi catene internazionali arrivano e applicano i loro modelli: Four Season, Marriott vogliono che il cliente trovi lo stesso standard in Australia come in California. Questo gruppo inglese invece vuole realizzare una catena diversa perché l’Excelsior Lido ha una storia; ogni albergo ha caratteristiche proprie.

Quali settori crede possano essere di grande attrazione per un investitore straniero in questo momento in Italia?

Il settore immobiliare, tutto ciò che concerne l’automazione, campo in cui siamo leader incontrastati. L’agricoltura, in cui troviamo delle eccellenze che sposano anche la cultura bio, di gran moda in tutta Europa.

Ultimamente l’Italia sembra aver assunto un atteggiamento da “Giano bifronte”: da un lato si vorrebbero investitori stranieri che portino i loro capitali nel nostro paese, dall’altro lato si vive nella “paura dell’invasore”.

Tutti gli elementi che modificano la mappa del potere alterano gli equilibri socio-economici: se arriva un investitore che compra l’Excelsior Lido diventa il “dominus” in quel settore. Non bisogna avere timore, questa chiusura verso la globalizzazione è oggi anacronistica. L’hotel Excelsior Lido non potrà mai essere segato e trasportato da un’altra parte come l’altare di Pergamo a Berlino! Resterà al suo posto offrendo possibilità di lavoro al territorio.

Facendo il ragionamento al contrario, spesso il problema delle nostre aziende – nell’affrontare i mercati esteri - è legato ad aspetti strutturali vedi le dimensioni. In Italia è forte la presenza di piccole e medie imprese che hanno retto alla crisi riconfermando il proprio valore, ma che trovano difficoltà quando si tratta di affacciarsi sui mercati esteri. In questo caso Nomisma come affianca il mondo produttivo italiano?

Presentando le opportunità più adeguate allo sviluppo, con l’obiettivo di anticipare le tendenze e non inseguirle. Nomisma si propone di suggerire una serie di elementi all’investitore straniero e al settore industriale, in modo tale che certe alleanze e prospettive possano essere messe in campo con reciproco beneficio.

In una prospettiva globale, quale settore del made in Italy può risultare più trainante sul mercato internazionale?

Tutti i settori che hanno una componente d’innovazione o di prodotto o di processo. Lasciando da parte i classici discorsi statistico-settoriali, all’interno dei settori produttivi esistono delle imprese che hanno scelto la strada dell’innovazione, dimostrandosi in grado di rispondere alla domanda internazionale.

Facciamo un esempio: il settore dell’agroindustria. Su alcune piazze l’Italia ha prodotti assolutamente vincenti – parliamo del vino, dei formaggi, insaccati... - ma spesso i nostri prodotti, confrontati con quelli dei Paesi a noi vicini – come ad esempio la Francia - non riescono ad occupare quei mercati. Forse perché ci si muove come singoli e non come Paese?

Il problema è che queste dinamiche non possono essere gestite al livello aziendale e neanche al livello regionale: noi abbiamo avuto l’illusione di promuovere i nostri prodotti creando il Ministro degli Esteri delle regioni, ma nella realtà, ad esempio, la promozione dei formaggi francesi la fa il Governo francese. L’Italia ha più qualità e quantità di formaggi della Francia. De Gaulle diceva che un gran Paese non è grande se non ha almeno trecentocinquanta varietà di formaggi. Eppure noi ne abbiamo molti di più!

Senza entrare in ambito politico, sarebbe bene riportare certe tematiche a priorità nazionale?

Mi auguro che nel programma di riforme, iniziato con fatica, a prescindere da chi lo porterà avanti, sia inserito il riappropriarsi di certe funzioni da parte di un’autorità centrale. Si pensi al turismo: come si fa a presentare un’offerta così frammentata? Ormai le città si muovono in maniera autonoma. Bisogna che la funzione strategica sia accentrata, non può essere demandata alle regioni e alle singole città.

Come vede Nomisma nel futuro?

Nomisma nel futuro dev’essere internazionale. Ci siamo prefissi come obiettivo che il 50% del fatturato fra tre anni provenga dalle attività estere.

Questo significa che Nomisma nel futuro potrà stringere accordi con realtà paritetiche di altri Paesi?

Assolutamente sì. Questo avviene già oggi: siamo collegati con i centri di ricerca attivi in tutto il mondo. L’attività di Nomisma si basa sull’acquisizione di contratti e convenzioni e si pone l’obiettivo di seguire le imprese italiane che hanno vocazione all’estero e, soprattutto, istituzioni e imprese estere che vogliono conoscere meglio la realtà del mercato prima di prendere decisioni di business.

 

 

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