Milano, Centro Congressi Fondazione Cariplo -L’evento, che rappresenta un punto di riferimento da oltre 20 anni, vedrà la partecipazione di numerosi operatori della filiera della pianificazione urbana e del mercato immobiliare.

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Milano, Expo, Area Lounge, Padiglione Mipaaf – ore 11.30 – Ersilia Di Tullio, Responsabile Cooperazione Nomisma, nell’ambito delle attività dell’Osservatorio della cooperazione agricola italiana, presenta una relazione sul tema delle esportazioni delle cooperative agroalimentari.

Programma

Sintesi per la stampa

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Milano, Showroom Elica, ore 18.00 – Il Consorzio Marche Biologiche della Regione Marche organizza la conferenza stampa dal titolo “Agricoltura biologica: fa bene all’uomo, tutela l’ambiente. La case history marchigiana”.

Silvia Zucconi, Coordinatore Area Agricoltura e Industria Alimentare di Nomisma, interviene con “Tutti i numeri del biologico: dalla produzione al consumatore”.

Programma

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Lunedì, 29 Giugno 2015 15:53

29 giugno 2015 – Abitare il futuro

All’interno di Expo 2015, Marco Marcatili di Nomisma presenta il lavoro svolto per Bologna Fiere ed in particolare per la manifestazione SAIE, che si terrà tra il 14 e il 17 ottobre 2015.

I temi affrontati sono quelli legati alle politiche europee sul riuso urbano e sugli interventi di rinnovamento del patrimonio esistente nonché sulle soluzioni per una nuova offerta abitativa.

Programma

 

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La Toscana è la terza regione italiana sui mercati internazionali per l’export di vino (15% a valore).
Un riconoscimento che arriva anche dal consumatore degli Stati Uniti: la Consumer Insight di Wine Monitor mostra che il 21% dei consumatori di vino indica la Toscana come regione produttiva dei vini che apprezza di più.

Di vino e globalizzazione se ne parla in un evento Fuori Expo – 6 giugno - organizzato da Maremma TV assieme alla Provincia di Grosseto e ai Comuni maremmani. Ma il protagonista non è solo il vino: 5 gli incontri tematici, con un nuovo format. Nomisma è partner scientifico

MILANO - CHIOSTRI DELL’UMANITARIA DAL 2 AL 7 GIUGNO

Milano, 28 maggio 2015 – Il vino è sempre più un prodotto “globalizzato”. A dirlo sono i numeri di Wine Monitor Nomisma (www.winemonitor.it). Lo spostamento dei consumi mondiali di vino dai Paesi tradizionalmente produttori e consumatori (Italia, Francia e Spagna) verso “nuove” aree di consumo ha infatti dato un forte impulso agli scambi internazionali di settore, che nel giro di 15 anni sono quasi raddoppiati arrivando a quasi 26 miliardi di euro nel 2014.

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Fonte Wine Monitor Nomisma – www.winemonitor.it

I produttori vitivinicoli italiani hanno saputo certamente cogliere le nuove opportunità di business derivanti da tale globalizzazione: nel decennio 2004-2014 le vendite di vino Made in Italy sui mercati esteri sono passate da 2,8 a 5,1 miliardi di euro. L’importanza del ruolo dei mercati internazionali per il vino è confermata dal fatto che nel 2014, per la prima volta, le esportazioni a volume hanno raggiunto dimensioni analoghe ai consumi interni (poco più di 20 milioni di ettolitri).

Non a caso negli ultimi anni il fatturato del settore è stato trainato dalla domanda estera, una circostanza che è destinata ad accentuarsi ancor di più negli anni a venire, considerata la progressiva contrazione dei consumi interni (-34% negli ultimi quindici anni, a cui va aggiunto un  -9% stimato entro il 2019).

La Toscana si piazza al terzo posto nella classifica dell’export di vino: 761 milioni di euro di vino esportati nel 2014, con un balzo in avanti del 2% rispetto al 2013 ma con una performance di medio periodo molto positiva (+49%). Guida il Veneto, con 1,67 miliardi di export di vino (+63% rispetto al 2009), soprattutto grazie anche al momento magico che stanno vivendo Prosecco e Amarone.

La Survey di Wine Monitor sugli operatori internazionali, ha misurato, tra le altre cose, la brand awareness dei territori vinicoli europei e ha messo in luce le principali zone di produzione di vini di successo: ben 6 regioni sono italiane. Tra queste primeggia ancora una volta il Veneto – che sembra aver ormai conquistato una sorta di leadership nel panorama dell’export enologico internazionale – seguito nell’ordine da Toscana, Sicilia, Piemonte. Ma è anche il consumatore a dare il più importante riconoscimento alla Toscana: l’indagine Wine Trend World di Wine Monitor indica che il 21% dei consumatori di vino degli Stati Uniti individua proprio nella Toscana la regione che produce i vini che apprezza di più. Un riconoscimento al territorio che rappresenta certamente una leva strategia da potenziare.

Le variazioni di breve e lungo periodo nell'export regionale di vino (valori)
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Il dato Totale Italia è superiore alla somma dei valori regionali in quanto comprende anche i dati delle regioni i cui valori sono oscurati ai sensi della normativa sul segreto statistico.
Fonte: WineMonitor su dati Istat

Tuttavia esportare non è così facile e la concorrenza dei competitor internazionali è sempre più agguerrita: occorre quindi conoscere in maniera approfondita il mercato, diversificare l’offerta a seconda del target che si vuole intercettare e porre attenzione a packaging, etichetta e modalità di comunicazione.

Il vino non è l’unico tema di approfondimento del ciclo di incontri promossi da Maremma TV, assieme alla Provincia di Grosseto e ai Comuni maremmani, in occasione di Expo2015 a Milano presso Chiostri dell’Umanitaria dal 2 al 7 giugno.

In particolare GIOVEDÌ 4 GIUGNO dalle 10 si parlerà de “L'ignoto dell'innovazione The unknown of innovation - Innovazione tecnologica, l’evoluzione della “tradizione”, nuovi modelli aziendali e nuove figure imprenditoriali e territoriali. I rischi e i benefici”, con interventi di: Marco Stevanin, Nomisma; Carlo Santarelli, Caseificio Manciano; Giulio Detti, Assessore di Manciano (GR).

VENERDÌ 5 GIUGNO, dalle 10, si parlerà di “Madre Maremma Mother Nature. La terra come macchina produttiva – la sua cura e le sue regole. L’uso delle tecnologia in suo favore. La natura non può essere del tutto naturale”, con interventi di: Lorenzo Corino, Agronomo; Salvatore Giordano, Nomisma; Mauro Fumagalli, Casa dei Pesci; Fernando Tizzi, Pastore.

SABATO 6 GIUGNO, dalle 10, sarà la volta di “WorldWineWeb. Globalizzazione dei mercati e delle comunicazioni. Strategie per dimostrare e realizzare il valore sostenibile”, con interventi di: Emanuele Di Faustino, Nomisma Wine Monitor; Giacomo Pondini, Consorzio Morellino di Scansano; Luca Vignali, ingegnere informatico.

Per il programma completo, dal 2 al 7 giungo: www.maremma.tv.

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Per informazioni:
Ufficio Stampa Nomisma
Alessandro Pavanati Tel. 347 1265589 -   Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  
Allegra Ceresani Tel. 339 3002260 –  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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Dal 3 al 7 giugno, Chiostri dell’Umanitaria, Via Daverio 7, Milano dalle 10.00 alle 12:30
5 incontri per Nutrire la Mente durante EXPO

Nomisma è Partner Scientifico per le Conferenze Maremma a Milano, organizzate da Maremma.TV.

Le Conferenze Maremma sono incontri interattivi di scambio di opinioni e idee tra i relatori e la platea.

La Maremma sarà presentata come laboratorio a cielo aperto d’innovazione agroalimentare di qualità e della gestione olistica di un territorio fragile - un parco a tema di se stessa.

Ad EXPO, si intende così caratterizzare la Maremma come una terra che offre non solo bellezza del paesaggio ma anche qualità dei suoi frutti.

I temi dei 5 incontri:

3 giugno – NUTRIRE IL PENSIERO
Per Nomisma partecipa Marco Marcatili

4 giugno – L’IGNOTO DELL’INNOVAZIONE
Per Nomisma partecipa Marco Stevanin

5 giugno – MADRE MAREMMA, MOTHER NATURE
Per Nomisma partecipa Salvatore Giordano

6 giugno – WORLDWINEWEB
Per Nomisma partecipa Emanuele Di Faustino

7 giugno – LA CITTÀ RURALE

L’ingresso è gratuito e aperto a tutti.

Il programma aggiornato con i relatori si trova a www.Maremma.TV

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Milano Expo, Teatro Centro della Terra, Parco della Biodiversità - ore 10.30 – Nell’ambito del convegno “Biodiversità e innovazione in agricoltura biologica” organizzato dal Consorzio Marche Biologiche della Regione Marche, Silvia Zucconi, Coordinatore Agricoltura e Industria Alimentare Nomisma, presenta “Tutti i numeri del BIO: dalla produzione al consumo”.

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Paolo De Castro è Relatore permanente per Expo2015 e per il negoziato di libero scambio Ue-Usa (Ttip) della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo, e autore di un nuovo libro sulle sfide che attendono i governi e le popolazioni sul rischio di una scarsità futura di cibo a livello mondiale.

Cibo. La sfida globale

 

Onorevole Professor De Castro, il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), l’accordo di libero scambio che Europa e Stati Uniti stanno trattando da mesi, rappresenta un’opportunità per l’export italiano ed europeo, o più il rischio della perdita di sovranità dei singoli stati nazionali e dell’Europa stessa?
Negli ultimi decenni, le politiche protezioniste dei diversi governi hanno subito rilevanti cambiamenti alla luce dei grandi sconvolgimenti che hanno interessato il mercato agroalimentare mondiale, tanto da arrivare ad applicare dazi all’export e non all’import. Questo è interessante, perché mai ci saremmo immaginati che i Paesi grandi esportatori, di fronte alle fiammate dei prezzi, potessero porre dazi non alle importazioni ma alle esportazioni. Prendiamo ad esempio il caso del blocco delle esportazioni di grano attuato in Russia nel 2008: il Paese, spaventato dalla scarsità di materie prime, decise di limitare la quantità di prodotti esportati per non rimanerne privo e soprattutto per timore di importare inflazione.
Nel nuovo equilibrio dei mercati agricoli c’è un’ulteriore spinta sui prezzi provocata dalle politiche di mitigazione delle esportazioni dai grandi Paesi esportatori. È una situazione singolare, perché il mondo è sempre stato preoccupato dalla concorrenza dei Paesi che producono a costi bassi; oggi invece i grandi Paesi esportatori sono preoccupati di rimanere a corto di prodotto. Gli Stati Uniti al contrario hanno la necessità di guardare a mercati più aperti, con meno dazi: dunque, la volontà di regolamentare con una maggiore apertura le frontiere americane è sicuramente una buona notizia, soprattutto per un’Europa che ha un saldo attivo nei confronti degli USA. L’Europa infatti esporta negli Stati Uniti più prodotti di quelli che importa. Quindi, una maggiore liberalizzazione e una maggiore facilità di accesso al mercato favoriscono maggiormente l’Europa rispetto ai prodotti americani.

Il tema richiama chiaramente il problema generale di un nuovo approccio della Politica Agricola Europea alle sfide del mercato globale. Nei giorni scorsi abbiamo letto sui giornali di aziende produttrici di lavorati del pomodoro che utilizzerebbero in maniera fraudolenta materia prima proveniente da Paesi lontani. Come possiamo conciliare le politiche anticontraffazione con l’esigenza di non vincolare il mercato e sfruttare i rapporti commerciali extra UE a beneficio del sistema produttivo italiano ed europeo?
Dobbiamo distinguere le politiche anticontraffazione che riguardano il mercato europeo e quelle di maggiore tutela che riguardano i mercati extraeuropei, perché seguono strategie diverse. In Europa si è lavorato molto su questo tema dal punto di vista normativo e oggi, in base al «pacchetto qualità», il quadro di norme che regola i prodotti Dop e Igp, l’Europa è maggiormente difesa e tutelata rispetto a quanto non lo fosse prima. Pensiamo ad esempio al caso relativo al San Daniele imitato nel Regno Unito, caso arginato proprio grazie a queste norme. Allo stesso modo si è intervenuti nel caso del pecorino contraffatto in Romania o dell’olio toscano in Spagna. Prima non era possibile intervenire. Oggi, invece, grazie al «pacchetto qualità» lo Stato membro è obbligato a ritirare il prodotto dal mercato quando si verifica l’uso improprio del nome. Fuori dal contesto europeo non ci sono norme se non quelle del copyright internazionale: le regole comunitarie non valgono fuori dall’Europa ed è quindi molto più complicato applicare strategie di tutela dei marchi di origine territoriale.

Expo2015 è appena iniziato. Una domanda sorge spontanea: quali ricadute sul comparto agroalimentare italiano e sull’indotto si possono stimare?
Expo2015 è un’occasione per fare luce sulle grandi sfide legate al cibo, ma anche un momento in cui proporre dibattiti sulle grandi tematiche agroalimentari per trovare soluzioni comuni e condivise. Nonostante sia difficile fare previsioni in merito all’impatto sul mercato, è evidente che avere 20 milioni di visitatori in Italia per 6 mesi rappresenta sicuramente una grande vetrina anche sotto il profilo commerciale, per far conoscere il nostro Paese ed i nostri prodotti nella speranza che i visitatori di tutto il mondo si portino a casa un “pezzo” d’Italia.

Un tema di stretta attualità è il decreto Martina che riguarda la determinazione del prezzo del latte. La fine del regime delle quote latte ha lasciato strascichi pesanti per il comparto. Su cosa dovrà fare leva la riorganizzazione della filiera per rilanciare un mercato così importante?
Il problema per le nostre imprese è soprattutto di natura organizzativa ed è importante che si lavori per rafforzare il potere contrattuale della fase produttiva rispetto a quella distributiva. Questo è l’elemento sul quale concentrarci, applicato anche nel «pacchetto latte» approvato durante la scorsa legislatura a Bruxelles. La strada non può che essere questa.

Verrebbe proprio da dire che il cibo rappresenta una sfida globale. Qualche anticipazione del suo nuovo libro?
Il libro nasce come continuazione di «Corsa alla terra» pubblicato nel 2011 da Donzelli e che ha venduto più di 20.000 copie. A fronte di tale successo la casa editrice ha proposto di riflettere, in occasione dell’Expo, su quello che è successo in campo agroalimentare negli ultimi 5 anni. Così è nato «CIBO. La sfida globale», un volume che si articola in quattro capitoli: il primo capitolo funge da collegamento con «Corsa alla terra» in cui viene aggiornata la visione data 5 anni fa sulle dinamiche dei mercati agricoli.
La situazione odierna è fortemente influenzata dalla crescita di domanda da parte dell’Asia di prodotti in passato poco presenti nella dieta orientale. Ad esempio, i consumi di carne e latte da parte di cinesi e indiani hanno provocato un cambiamento importante nella domanda alimentare, con impatti rilevanti soprattutto sulla domanda mondiale di cereali (in particolare di mais e soia), destinati principalmente all’alimentazione animale, tali da provocare forti crescite dei prezzi. Sulla base di questa riflessione si sviluppa tutta l’analisi della scarsità, già presente nel precedente libro e che questo primo capitolo va ad approfondire, mettendo in luce come in realtà la dinamica dei consumi continua ad essere forte, nonostante la crisi economica internazionale. Il tema della scarsità delle risorse si intreccia infatti inevitabilmente con l’attuale domanda crescente. Da una decina di anni, l’aumento dei consumi alimentari in Asia ha generato una crescita di domanda superiore all’offerta e questo squilibrio ha reso urgente trovare una risposta a una problematica: dove trovare le risorse necessarie a soddisfare l’aumento della domanda?
Nel secondo capitolo vengono sfatati alcuni luoghi comuni. L’obesità dilaga solo dove c’è ricchezza? L’obesità è presente anche nelle zone povere del pianeta, il paradigma del Nord del mondo “ricco e grasso” e del Sud “povero e affamato” è ormai saltato. Esiste un problema di corretta educazione alimentare e questo genera soprattutto nelle Economie Emergenti situazioni di problematiche alimentari dove l’obesità rappresenta uno dei principali risvolti di queste criticità. Ancora: sono i Paesi ricchi a sprecare più cibo? Si dice che i maggiori sprechi vengano dalle Economie Avanzate, ma questo non è vero: nel mondo gli sprechi alimentari avvengono in percentuali molto più alte nei Paesi poveri, per assenza della catena del freddo e di strutture di raccolta e conservazione dei prodotti.
Si affronta poi il grande tema della distribuzione. Spesso si pone l’accento solo sulla questione della redistribuzione delle risorse, mentre in realtà esiste proprio un problema di quantità. La FAO stima che da qui al 2050 sia necessario un aumento nella produzione di cibo pari al 70%. Il 2050 è alle porte: com’è possibile aumentare la produzione se le risorse sono scarse e quasi tutte utilizzate? È necessaria una politica globale che possa, in qualche modo, regolare l’accesso alla (poca) terra che si può ancora sfruttare nel mondo. Un’altra interessante questione è quella degli stock di derrate agricole: da questo punto di vista gli Stati Uniti sono stati i leader dal dopoguerra, ma da poco più di un decennio hanno lasciato il posto nello scacchiere mondiale a Cina, Brasile e altre grandi potenze agricole, le quali proprio in virtù delle preoccupazioni del futuro stanno significativamente aumentando le scorte. E questo pone tali Paesi in una posizione di forza nel mercato alimentare mondiale, poiché chi detiene gli stock influenza il prezzo dei prodotti.

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Giovedì, 07 Maggio 2015 00:00

7 maggio 2015 – Cibo – La sfida globale

Bologna, Sala Incontri di Nomisma, ore 17.30 – Romano Prodi discute con Paolo De Castro, autore del volume “Cibo - La sfida globale”.

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