La rivoluzione verde è in atto

di Silvia Zucconi - Coordinatore Agricoltura e industria alimentare 
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La crescita del biologico non fa ormai quasi più notizia. Anche nella nostra regione il biologico vola: operatori e superfici hanno dinamiche più che positive, anche per effetto del forte interesse da parte del consumatore.

Gli ultimi dati disponibili censiscono 4.772 imprese agricole e di trasformazione attive nella filiera bio in Emilia Romagna, consistenza in crescita del 15% rispetto al 2015 e addirittura del 23% rispetto al 2014. Nella graduatoria guida Parma con 822 aziende (+31% rispetto al 2015). Seguono Forlì-Cesena con 729 aziende (+ 7% sul 2015); Bologna e Modena (rispettivamente con 678 e 617 imprese ed entrambe con +7% sul 2015).

In termini di superfici l’agricoltura biologica regionale sviluppa oggi 114 mila ettari (quasi l’11% dell’intera superficie agricola regionale), segnando ancora una volta un forte trend di crescita (+20% sul 2015).

I dati SINAB-MIPAAF mostrano più nel dettaglio le colture prevalenti dell’agricoltura bio della nostra regione: al primo posto le colture foraggere, con 41.074 ettari, seguite da prati e pascoli (17.283 ettari), cereali (15.066 ettari) e le colture permanenti (vite con 2.460 ettari, frutta 1.951 ettari e frutta in guscio 1.088 ettari). In aumento anche la zootecnia bio: dal 2011 ad oggi si è passati da 589 a 754 allevamenti bio, con un incremento del 30%. Forlì Cesena è la provincia con più aziende zootecniche bio (143), seguita da Parma (137).

Ma il dato sorprendente arriva dalla domanda: l’interesse nel consumatore emiliano-romagnolo per i prodotti bio è forte e giustifica l’impulso registrato sui numeri chiave della filiera. A rivelarlo è la Survey dell’Osservatorio SANA-ICE 2016, curata da Nomisma. In Emilia Romagna la consumer base di prodotti bio (almeno una occasione di acquisto negli ultimi 12 mesi) ha raggiunto il 74%.

Ma per quali prodotti alimentari le famiglie dell’Emilia Romagna ricercano le garanzie del marchio bio?

Nella Top Ten, l’ortofrutta fresca occupa la prima posizione (77% delle famiglie l’ha acquistata almeno una volta), a seguire l’olio extra vergine d’oliva (67%), carne fresca (63%), miele (49%), pasta (47%), confetture e marmellate, tè e tisane e uova (44%). Quando sceglie un prodotto a marchio bio, il consumatore dell’Emilia-Romagna è guidato soprattutto dall’origine: il 40% ricerca prodotti italiani o con marchio DOP-IGP. La marca è il secondo driver di scelta (il 14% acquista in base alla marca del supermercato e il 10% secondo la notorietà del marchio del produttore).

Ma perché si acquista bio? E’ la ricerca di prodotti in grado di offrire maggior sicurezza per la salute grazie all’assenza di pesticidi e chimica di sintesi ad essere il fattore propulsivo (citato come prioritario dal 26% dei consumatori della nostra regione). Anche il rispetto dell’ambiente e tutela della biodiversità (18%), e un maggior controllo (16%) sono tra le motivazioni che spingono i consumatori a rivolgersi a questo mercato.

Dati di crescita davvero significativi che difficilmente lasciano immaginare inversioni di tendenza. E se anche i grandi brand dell’agroalimentare italiano aggiungono o rafforzano la linea bio, è evidente che la rivoluzione verde è in atto.

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 (articolo uscito su Corriere imprese del 31.10.2016)

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