L’alloggio sociale in regione Emilia Romagna

di Elena Molignoni - Coordinatrice Osservatorio Immobiliare di Nomisma 
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La definizione di “alloggio sociale” è stata introdotta per la prima volta con il Decreto Legge del 22 aprile 2008 e, sulla base delle esperienze maturate in questi anni, si può andare oltre il dettame normativo e descriverlo come un servizio che svolge una funzione di interesse generale intervenendo prioritariamente su un’area di disagio, quello abitativo, esclusa dai benefici pubblici, non in grado di accedere al libero mercato.

Non si tratta di una particolare forma di case popolari ma di case offerte in locazione a canone sostenibile con il requisito della socialità, vale a dire alloggi adeguati integrati con servizi di comunità.

Gli interventi che promuovono l’alloggio sociale sono riconducibili ad un modello sperimentato inizialmente attraverso l’azione pubblica, che si è poi sviluppato in ambito privato e/o del privato sociale grazie a norme che hanno favorito il concorso dei soggetti privati attraverso nuovi strumenti finanziari quali i fondi immobiliari chiusi.

La Regione Emilia Romagna, analogamente ad altre Regioni italiane, si è dotata della legge 6/2011 che le consente di aderire a fondi immobiliari chiusi, aventi la finalità di realizzare alloggi sociali sul territorio regionale, attraverso l’acquisizione di quote o con apporti di denaro o di immobili e, a partire dalla quale, nel novembre scorso, ha emanato un avviso di  manifestazione di interesse per l’individuazione di un fondo immobiliare chiuso costituito, ai fini della sottoscrizione di quote.

In attesa di valutare nel tempo le ricadute di questa iniziativa in termini di produzione di nuovi alloggi a fronte di un impegno di risorse pubbliche, in questi anni in regione la produzione di alloggi sociali attraverso lo strumento dei fondi si è concentrata in due interventi di grande dimensione vale a dire il Programma di Riqualificazione Urbana Novello, a Cesena ed il Progetto Parma Social House. Un altro strumento operativo in regione dal 2011 è Il Fondo Emilia-Romagna Social Housing, promosso da fondazioni bancarie e banche del territorio. Ad oggi, il patrimonio immobiliare del Fondo è rappresentato da due complessi immobiliari siti a Meldola (Casa Accoglienza San Giuseppe “Antonio Branca” a servizio dell’IRST) e a Bologna (comparto Mandria), di piccolo taglio.

Altri fondi sono in via di costituzione oppure allo studio e vedono  la partecipazione, oltre che di  soggetti commerciali e di organismi senza fini di lucro, anche di istituzioni locali.

La diffusione dei fondi immobiliari chiusi costituisce un’opportunità per indirizzare verso il segmento dell’edilizia residenziale sociale capitali privati e per promuovere e sviluppare forme di partenariato pubblico/privato e, soprattutto, per dare una risposta ai 32.000 nuclei familiari che si stima possano uscire da una condizione di disagio economico da locazione se potessero disporre di alloggi sociali, a canone sostenibile. Una criticità che dovrà essere studiata e che rappresenta uno degli aspetti che condiziona la scarsa diffusione di interventi di edilizia residenziale sociale sul territorio regionale, ma generalizzabile a tutto il territorio nazionale, è il delicato equilibrio economico-finanziario in capo ai promotori che determina dei canoni che rischiano di non essere sostenibili per il target di utenti a cui sono diretti, soprattutto quando si vuole perseguire l’obiettivo della sostituzione e del riuso del patrimonio esistente, anche di proprietà pubblica, così come si legge negli indirizzi della pianificazione regionale.

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(articolo uscito su Corriere imprese del 16.01.2017)

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