Leadership dell’Emilia-Romagna nella cooperazione agroalimentare

di Ersilia Di Tullio - Responsabile Cooperazione Nomisma
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Pur in una situazione di generale debolezza dell’economia, il sistema agroalimentare nazionale ha mostrato nel corso degli ultimi anni una migliore tenuta rispetto ad altri settori. Il suo contributo alla generazione di ricchezza, espresso dalla sua incidenza sul PIL, è infatti cresciuto dal 3,9% del 2010 al 4,3% del 2015. Una componente nevralgica di questo sistema è rappresentato dalla cooperazione, che conta su oltre 4.700 imprese, che, con poco meno di 35 miliardi di euro di fatturato nel 2015, detengono circa un quarto del giro d’affari dell’industria alimentare, secondo settore manifatturiero dopo la meccanica.

Nonostante una diffusa presenza delle imprese sul territorio nazionale (il 46% si trova nel Nord Italia ed il 54% nel Centro-Sud), la parte più avanzata del sistema cooperativo agroalimentare si concentra in poche regioni. A Trentino Alto Adige, Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna fa riferimento infatti il 77% del fatturato cooperativo nazionale e fra queste la sola Emilia Romagna, con oltre 13 miliardi di euro, contribuisce per il 38%.

La cooperazione in questa regione ha radici profonde ed estese in tutti i settori tradizionalmente presidiati come il lattiero-caseario, l’ortofrutta fresca e trasformata, il vitivinicolo, le carni e i servizi. Le cooperative attive sono circa 700 ed hanno dimensioni medie 2,5 volte superiori alla media italiana (19,2 milioni di euro per cooperativa contro i 7,4 nazionali).

Il punto di forza del sistema è dato sia dalla capacità competitiva dei grandi player cooperativi su scala nazionale ed internazionale, che dalla presenza di una fitta rete di cooperative di medie e piccole dimensioni che presidia il territorio. Nella Top25 delle cooperative agroalimentari italiane– tutte imprese con fatturato superiore ai 200 milioni di euro - ben 14 hanno sede in Emilia-Romagna. Accanto a queste anche le imprese di minori dimensioni offrono un loro sostanziale contributo; ad esempio, una della maggiori produzioni a denominazione di origine nazionale, il Parmigiano Reggiano, proviene per il 71% da caseifici cooperativi di piccole e medie dimensioni prevalentemente localizzati in Emilia-Romagna.

La valorizzazione della produzione agricola del territorio è una delle peculiarità dell’impresa cooperativa, che si approvvigiona in via preferenziale grazie ai conferimenti dei propri soci agricoli (82% degli acquisti di materia prima) e completa per la restante rifornendosi quasi esclusivamente sul mercato italiano. Solo l’1% del valore degli approvvigionamenti della cooperazione è, infatti, di origine estera e serve per completare la gamma con produzioni non disponibili sul territorio nazionale.

Questo solido legame fra aziende agricole e cooperative su scala territoriale è il principale asset del sistema e consente non solo di sostenere il tessuto di imprese del settore primario e la relativa produzione, ma anche di garantire la provenienza nazionale dei prodotti destinati al consumo. L’origine italiana è oggi molto apprezzata da consumatori sempre più “consapevoli” riguardo allo loro scelte di acquisto. Le iniziative legislative che consentono di disporre di adeguate indicazioni in etichetta - fra le quali la più recente del dicembre dello scorso anno introduce l’obbligo dal prossimo 19 aprile per i prodotti lattiero-caseari (latte UHT, burro, yogurt, formaggi ecc.) - non possono quindi che mettere a valore questo tratto distintivo delle imprese cooperative.

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(articolo uscito su Corriere imprese del 30.01.2017)

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