Iran: l’incognita dell’acqua incombe sull’agricoltura

di Fabio Lunati 
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Nel 2016 un nutrito numero di delegazioni di vari paesi si sono messe in viaggio verso l’Iran per sottoscrivere specifici protocolli di cooperazione in vari settori economici (energia, trasporti, costruzioni, ecc.). A seguito del rispetto degli impegni assunti sulla proliferazione nucleare, molte delle sanzioni e restrizioni alle quali l’Iran era soggetto fino all’anno scorso sono infatti venute meno e questa circostanza ha accresciuto le aspettative degli investitori esteri per una rapida apertura dell’economia di questo paese al resto del mondo. In effetti l’Iran ha tutto l’interesse ad ammodernare e rilanciare velocemente molti settori della sua economia, tra i quali anche l’agricoltura.

La produzione agroalimentare iraniana per tradizione è basata su cereali (grano, mais, orzo), riso, pasta, prodotti lattiero-caseari (latte liquido ed in polvere, formaggi) e zootecnici (carni bovine, avicole) e nel 2015 è stata stimata in 50,2 miliardi di US$ (circa il 13% del PIL). L’Iran può vantare anche alcune eccellenze alimentari come lo zafferano ed i pistacchi, di cui è il principale produttore mondiale. Il livello di autoapprovvigionamento agricolo dell’Iran è oggi stimabile intorno al 70%, malgrado un regime di sostegno dei prezzi del frumento e sussidi per migliorare i metodi di produzione ed ottimizzare l’uso di pesticidi. Durante il periodo delle sanzioni il deficit è stato coperto dalle importazioni provenienti dai paesi con i quali l’Iran aveva mantenuto normali rapporti economici e politici.

In prospettiva, il governo iraniano attribuisce un ruolo strategico allo sviluppo del settore agricolo perché deve fare fronte alle necessità alimentari di una popolazione giovane ed in costante aumento: il 32% degli iraniani (circa 80 milioni) ha un’età compresa tra 15 e 30 anni ed il tasso medio di crescita annuo nazionale nel 2010-2015 è stato superiore all’1%. Lo sviluppo del comparto agricolo ed alimentare è dunque importante anche per consolidare la stabilità politica del paese.

In questo contesto, uno degli obiettivi primari è il miglioramento della produttività agricola, che è molto bassa rispetto alle potenzialità a causa di un inadeguato utilizzo dei terreni, di un basso livello tecnologico ed attrezzature obsolete, ma, soprattutto, di carenze idriche. In Iran il 90% dell’acqua consumata è infatti destinata usi agricoli, ma la maggior parte dei sistemi di irrigazione sono inefficienti. Un più razionale utilizzo di questa risorsa è però perseguibile solo grazie ad investimenti in moderne reti idriche (solo il 10% delle aziende ha sistemi di questo tipo). Un passaggio fondamentale è dunque quello di garantire al sistema agricolo l’accesso alle tecnologie che consentano di utilizzare i sistemi di irrigazione disponibili sul mercato internazionale per assicurare un più efficiente sfruttamento dei terreni e, di riflesso, una maggiore stabilità (quantitativa e qualitativa) ai livelli di produzione. Per trasformare in realtà queste aspirazioni è però necessario importare dall’estero la tecnologia, le attrezzature ed i componenti meccanici necessari per la raccolta, la fornitura ed il trattamento (depurazione, filtrazione) delle acque. Il processo di modernizzazione dell’agricoltura può dunque offrire molteplici opportunità di business alle molte aziende italiane che hanno un know how nel campo della gestione idrica e che sono attente ai cambiamenti in corso in Iran.

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(articolo uscito su Corriere imprese del 13.02.2017)

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