Sanità e anziani in Emilia-Romagna

Photo by Lorenzo Tomada

di Luigi Scarola 
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Dal 2010 la spesa regionale per funzioni e livelli di assistenza ai cittadini residenti cresce in regione con un ritmo medio annuo dell’1%. Tra 2014 e il 2015 la crescita è stata del 2,3% attestandosi a 8,85 miliardi di euro.

Visto che oramai il mainstream è misurare l’efficienza attraverso la lente della riduzione di spesa, ciò potrebbe portare a pensare che vi sia una non efficiente gestione della ‘macchina’. Non è così, anzi… i conti dimostrano che l’Emilia Romagna rimane una regione virtuosa che garantisce elevati standard di cura mantenendo i saldi attivi. Tuttavia non sono pochi i campanelli di allarme. Il rapido incremento della popolazione anziana e l’innalzamento (senz’altro positivo) dell’efficacia della cura stanno spostando i profili epidemiologici prevalenti verso le cronicità, ponendo con forza e urgenza il problema di tenuta generale del sistema anche nel breve periodo.

Gli over 64 in regione sono oltre un milione, pari al 23,6% del totale della popolazione residente e si stima che al 2030 circa 1 persona su 3 avrà più di 64 anni. Si consideri poi che in dieci anni la spesa ospedaliera per la popolazione anziana è aumentata di cinque punti percentuali e secondo le stime di Nomisma, al netto del progresso tecnologico e organizzativo, la spesa tenderà a raggiungere la quota del 57% nel 2030 superando i 2 miliardi di euro. Tutto ciò deve poi fare i conti con le profonde modifiche delle strutture familiari, diradate e sempre meno ‘robuste’ e quindi sempre meno idonee a rispondere alle esigenze di cura del parente anziano.

La Regione Emilia Romagna ha già da tempo intrapreso un complesso percorso di riordino al fine di direzionare, nella fase non acuta, il cittadino in strutture diverse dall’ospedale. Ciò ha contribuito a portare oggi l’incidenza della spesa sanitaria regionale legata all’ospedale al 41%, contro una media nazionale superiore di circa dieci punti. Ma la strada da compiere è ancora lunga e molto è demandato proprio al supporto alternativo all’ospedale fornito alla popolazione anziana. Grande impatto dovrebbero avere le strutture deputate alle così dette ‘cure intermedie’ (ancora per alcuni versi in via di sperimentazione): Ospedali di Comunità, servizi di Assistenza domiciliare, creazione di posti temporanei in strutture residenziali. Anche per l’anziano, quindi, l’ospedale dovrà essere reinterpretato come luogo deputato alla cura delle sole acuzie.

Si tratta di una strada obbligata e di una riorganizzazione di buon senso. Ma se è vero, quanto intuibile, che la logica della territorializzazione dei servizi di cura agli anziani generi un contenimento dei costi legati all’ospedaliero è altrettanto utile comprendere se e come, nel medio-lungo termine, gli equilibri di spesa generali possano essere preservati. Assicurare la prossimità di cura e assistenza è costoso e difficile. Ma la domanda da porsi diviene allora… quanta parte della spesa è ‘salute’ e quanta è ‘welfare’?

È evidente che la giusta tendenza a spostarsi verso il concetto di multidimensionalità della salute implica un approccio bio-psico-sociale all’anziano (e non solo) ed alla sua famiglia. Ma se è così non è forse il caso di rivedere anche come la spesa debba essere ripartita nelle diverse voci del bilancio regionale? Magari si potrebbe scoprire che si può anche andare oltre la spending review, trovando efficienza in una più corretta integrazione di capitoli di spesa che forse corrispondono a bisogni non più così separabili.

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(articolo uscito su Corriere imprese del 22.05.2017)

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