31 luglio 2013 - XVI RAPPORTO NOMISMA SULLA FILIERA DEL TABACCO IN ITALIA

Tra riforma della PAC, boom del commercio illecito e revisione della Direttiva Prodotto, la filiera del tabacco rischia di uscire fortemente ridimensionata

Roma, 31 luglio 2013 - Le nuove regolamentazioni relative al settore del tabacco, in questi giorni in discussione a Bruxelles, rischiano di provocare seri danni alla filiera italiana. E’ quanto emerge dal XVI Rapporto sulla filiera del tabacco in Italia, che Nomisma ha presentato oggi, 31 luglio 2013, alla Sala del Consiglio CCIAA di Roma, alla presenza delle imprese e delle istituzioni del settore che hanno animato una partecipata tavola rotonda sul futuro del comparto e le cui conclusioni sono state affidate al Sottosegretario di Stato all’Economia e alle Finanze, Alberto Giorgetti. Il Rapporto ha evidenziato la rilevanza socioeconomica della filiera, ma anche il rischio di come la sua tenuta sia minacciata da nuovi sviluppi nel quadro di regolamentazione del tabacco e dei prodotti da fumo. La filiera del tabacco in Italia esprime valori di tutto rispetto, sia sul fronte occupazionale coinvolgendo circa 190.000 addetti, che su quello delle entrate fiscali: l’anno scorso, tra IVA e Accise lo Stato italiano ha incassato dalla vendita dei prodotti da fumo 14,2 Miliardi di euro. Tuttavia, il 2012 ha portato con sé cambiamenti rilevanti che hanno influito sulla tenuta di queste valenze e che lo scenario normativo in evoluzione rischia di pregiudicare ulteriormente. Nell’ultimo anno, le superfici coltivate a tabacco in Italia sono scese a 15.106 ettari, un terzo in meno rispetto al 2011. Contestualmente la produzione è calata a 51.309 tonnellate (-27%). La regione che ha risentito maggiormente di queste diminuzioni è il Veneto, dove le superfici coltivate si sono praticamente dimezzate rispetto all’anno precedente. A valle della filiera produttiva, la vendita dei prodotti da fumo è delegata ad una struttura distributiva integrata e diffusa in modo capillare sul territorio, articolata su oltre 200 depositi fiscali, quasi 56.000 tabaccherie e 13.700 patentini. Ed è proprio sulle vendite, in particolare di sigarette, che il 2012 ha evidenziato un altro importante impatto: -8%, portando le quantità consumate a 78,8 milioni di chilogrammi, un livello che non si toccava da più di quarant’anni. Le cause alla base di tale diminuzione sono molteplici ma sono tutte accomunate da fattori economici: dall’incremento dell’IVA alla sostituzione con prodotti più convenienti (come i trinciati per sigarette RYO, cresciuti all’opposto del 42%), anche se quello che desta più preoccupazione è sicuramente il dilagare del commercio illecito di prodotti da fumo, arrivato a pesare nel 2012 a quasi il 10% sul mercato legale. Se il trend fosse confermato anche per l’anno in corso, il mancato gettito per lo Stato ammonterebbe a oltre un miliardo di euro, limitando, quindi, la capacità della filiera di mantenere quel suo ruolo di importante contribuente alle entrate dello Stato (il gettito fiscale da prodotti da fumo incide per oltre il 7% nelle entrate da imposte indirette). La riforma della PAC e la revisione della “Direttiva sui Prodotti del Tabacco” rischiano di accentuare queste tendenze in atto nella filiera. Con l’Accordo politico di giugno si è definita la nuova PAC per il post-2013. Rispetto alla proposta originaria della Commissione Europea, l’Accordo mitiga gli impatti legati all’obiettivo di convergenza verso un valore ad ettaro uniforme dei pagamenti diretti attraverso una maggior gradualità e flessibilità di applicazione della misura, un provvedimento che in assenza di tale modifica avrebbe generato effetti pesanti sui tabacchicoltori storici e sulla continuità della coltivazione. All’opposto però il tabacco non figura ad oggi nel testo dell’Accordo tra le colture ammesse a beneficiare, a partire dal 2015, di quell’aiuto accoppiato che fino ad oggi ha invece contribuito alla sua sostenibilità economica. L’altro grande fattore di incertezza per la filiera è invece dato dalla revisione della Direttiva sui Prodotti del Tabacco (2001/37/EC). La proposta avanzata dalla Commissione Europea interessa infatti diversi ambiti: dall’utilizzo degli ingredienti (divieto di aromi caratterizzanti come il mentolo) all’etichettatura e confezionamento dei prodotti da fumo (standardizzazione dei pacchetti, che non possono contenere meno di 20 sigarette, divieto di commercializzazione delle “slim”, avvertenze sanitarie con immagini shock che coprano il 75% della superficie frontale e del retro del pacchetto, eventuale pacchetto generico a scelta dello Stato Membro). Il Consiglio dei Ministri UE ha già trovato un accordo sul testo, che prevede avvertenze sanitarie sul 65% delle superfici principali del pacchetto, rimozione del divieto per le slim, divieto di uso di ingredienti caratterizzanti, incluso il mentolo. Al Parlamento Europeo la discussione è ancora aperta, con il voto finale in programma nella sessione plenaria del 10 settembre prossimo. La Commissione “Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare” ha proposto un pacchetto emendativo rispetto alla proposta della Commissione Europea ancora più restrittivo, includendo tra le altre cose il divieto pressoché assoluto di uso di additivi nella produzione delle sigarette: una prospettiva che potrebbe avere ripercussioni sulla tabacchicoltura italiana. Tra le altre proposte di modifica che potrebbero generare impatti nella filiera figura la standardizzazione del confezionamento, dato che l’eventualità di una trasformazione dei prodotti da fumo in “commodity” potrebbe generare impatti economici ed occupazionali non solo sulla fase produttiva ma anche distributiva. Senza tralasciare come lo stesso effetto potrebbe condurre ad una riduzione del gettito fiscale derivante anche dalla maggior facilità nel riprodurre confezioni similari, alimentando così un mercato illegale dei prodotti contraffatti che negli ultimi anni è pericolosamente cresciuto.

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