Milano Marittima, Palace Hotel, ore 9.30 – Presentazione dello studio sull’attrattività del territorio cervese.

Nomisma - assieme a CRIF - ha messo a punto un metodo di lavoro in grado di  misurare il valore del territorio cervese messo in campo da imprese, associazioni, istituzioni e di definire  le potenzialità per promuovere futuri impegni nel segno dell’innovazione territoriale.

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Veronafiere - Sala Salieri, ore 14:30 – Silvia Zucconi, Coordinatore CONSUMER INSIGHT Wine Monitor Nomisma, presenta “Le vendite di vino nell’Horeca tra il 2015 e 2016. Un anno di rilevazioni dell’Osservatorio del Vino tra imprese e consumatori” nell’ambito del convegno Wine2Wine.

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Martedì, 22 Novembre 2016 15:53

22 novembre 2016 – Forum Bio 2016

BolognaFiere, Sala Sinfonia, ore 10.30 – Nomisma, in collaborazione con SANA e BolognaFiere, presentano “Bio Made in Italy: le opportunità in USA e Canada”.

Durante il forum saranno presentati i risultati dell’indagine 2016 realizzata da Nomisma sul posizionamento dell’export bio italiano sui mercati internazionali, in particolare in USA e Canada.

L’evento è riservato esclusivamente alle imprese che hanno partecipato all’indagine sull’export SANA-Nomisma.

Per ulteriori informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Programma

 

 

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Bologna, 5 maggio 2016 – Nomisma, in collaborazione con Crif, ha progettato uno strumento innovativo in grado di misurare il valore espresso dai territori italiani in relazione a specifici fattori (imprese, lavoro, turismo, affidabilità creditizia, governance, benessere sociale …). Per misurare e valutare performance e attrattività dei territori sono stati individuati oltre 50 micro-indicatori descrittivi di 9 domini di analisi: Imprese e Lavoro, Turismo, Governo e Politica, Salute, Ambiente, Relazioni Sociali, Sicurezza, Educazione. L’analisi è stata sviluppata per la prima volta per il Comune di Cervia che - assieme a Cooperativa Bagnini Cervia - ha promosso un percorso di analisi innovativo per valutare il territorio in relazione alla capacità di attrazione, alla affidabilità delle imprese e alla generazione di valore per la comunità economica. L’EQUITY SCOREBOARD NOMISMA-CRIF è stato valutato anche per i capoluoghi di provincia italiani e per la Regione Emilia-Romagna, così da proporre valutazioni comparative e posizionare Cervia nella graduatoria dei territori italiani.

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L’EQUITY SCOREBOARD offre – da parte di Nomisma – un approccio metodologico e una piattaforma informativa unica con dati secondari e da survey; da parte di CRIF le informazioni creditizie derivanti dal proprio patrimonio informativo. Questo patrimonio di dati si concretizza nell’indicatore sintetico - denominato EQUITY SCOREBOARD NOMISMA-CRIF - in grado di misurare e posizionare la capacità di un territorio nell’esprimere “valore”, mappando le diverse componenti che lo generano (istituzioni, imprese, settori, comunità).

Le prime anticipazioni del lavoro sono state presentate in anteprima durante la conferenza stampa in cui sono intervenuti Luca Coffari – Sindaco di Cervia, Luisa Monti - CRIF, Danilo Piraccini – Presidente Coop Bagnini Cervia, Silvia Zucconi – Nomisma e Andrea Corsini – Assessore Turismo e Commercio Regione Emilia Romagna.

L’Equity Scoreboard per il sistema Cervia (che comprende, oltre a Cervia, Milano Marittima, Pinarella e Tagliata) raggiunge un punteggio molto elevato, sia in termini assoluti (è pari a 0,86 a fronte di un campo di variazione compreso tra 0 e 1) – che, soprattutto, in termini relativi (il dato medio nazionale è pari a 0,55). Per comprendere appieno la capacità di Cervia di esprimere valore è opportuno un confronto con altri territori.

La classifica italiana mostra nei primi 10 posti 4 province dell’Emilia-Romagna: Bologna (rank 2 in Italia, con un valore dell’indice pari a 0,91), Rimini (rank 4, 0,86), Ravenna (rank 6, 0,82) e Modena (rank 7, 0,82).

Questa graduatoria fa comprendere che Cervia se lo fosse capoluogo di provincia sarebbe idealmente posizionata al quarto posto della graduatoria nazionale.

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Fonte: Equity Scoreboard Nomisma powered by CRIF

La forza del sistema Cervia si concretizza soprattutto in alcuni fattori: innanzitutto sul dominio “Imprese e Lavoro” - che esprime vitalità del tessuto produttivo, capacità di generare lavoro e affidabilità creditizia delle imprese. Tale dominio cattura 89 punti su 100, con un posizionamento al vertice nella graduatoria delle province italiane (quarto posto per Cervia, dopo Milano, Bolzano e Monza – con un valore dell’indice superiore al 39% rispetto alla media nazionale e al 14% rispetto al dato medio della regione Emilia-Romagna).

Cervia si trova in posizione apicale anche per il dominio “Politica e Governo” - che include, ad esempio, tra i micro-indicatori - capacità di spesa, pressione tributaria pro-capite, investimenti comunali pro-capite, caratteristiche dei rappresentanti del governo locale per genere e classe di età.

Sul fattore turismo Cervia è in tredicesima posizione nel ranking nazionale delle province italiane (0,56 il valore dell’indicatore su tale pilastro, valore superiore del 14% rispetto al dato medio nazionale), al pari di Siena e Treviso. Su tale dominio – che misura, ad esempio, la capacità di attrazione di un territorio sulla componente straniera dei turisti, dotazione ricettiva, tasso di utilizzo delle strutture….  - la classifica vede primeggiare Firenze, Roma, Milano e Bolzano.

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Fonte: Equity Scoreboard Nomisma powered by CRIF

L’Equity Scoreboard restituisce un elevato valore per Cervia grazie alle ottime performance registrate dal tessuto imprenditoriale, con particolare riferimento alla filiera degli stabilimenti balneari del sistema cervese.

CRIF ha analizzato il tessuto imprenditoriale dei Bagnini di Cervia sotto il profilo del ricorso al credito, mettendo a confronto il comparto rispetto all’intera “filiera del mare” e al tessuto economico della provincia di Ravenna (al netto del settore dell’edilizia). L’analisi, condotta su dati contenuti in CRIF Information Core, il patrimonio informativo di CRIF, ha evidenziato come gli stabilimenti balneari ricorrano maggiormente a forme di credito garantito, che è credito “sano” in quanto a bassa rischiosità: è garantito il 71% del credito erogato ai bagnini, contro il 54% di quello concesso alla filiera del mare e contro il 42% medio del credito alle altre realtà economiche della provincia.

Inoltre, i bagnini dell’area cervese privilegiano il credito a medio/lungo termine (cioè credito con piani di rientro oltre i 3 anni), tipico di investimenti con una progettualità di durata: è a medio/lungo termine l’82% del credito ai bagnini contro un 62% medio delle altre aziende della provincia.

Infine l’affidabilità creditizia della filiera del mare di Cervia è medio-alta (86% contro un 79% del resto della provincia, sempre al netto del comparto dell’edilizia): in particolare i bagnini di Cervia hanno mantenuto dei livelli di affidabilità medio –alta sostanzialmente costanti dal 2012 ad oggi, dimostrando di essere un settore che ha tenuto in maniera formidabile anche durante la crisi.

“Il sistema Cervia è connotato da un livello di affidabilità medio-alta, da un indebitamento a bassa rischiosità e finalizzato ad investimenti di durata” dichiara Luisa Monti - Regulatory & Innovation Support  - Information Solutions CRIF “La ”filiera degli stabilimenti balneari” dell’area di Cervia rappresenta un tassello sano e robusto in grado di contribuire al sostegno dell’economia della provincia: compromettere questo comparto avrebbe ripercussioni significative sulla filiera del mare ed in ultima analisi sull’economia della provincia stessa”.

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Fonte: Crif Information Core by CRIF

Riconoscimenti di valore che arrivano a Cervia-Milano Marittima-Pinarella-Tagliata anche e soprattutto dai suoi frequentatori (turisti ed escursionisti). Questa è la sintesi che arriva dall’indagine realizzata da Nomisma su chi preferisce fare vacanze ed escursioni in località balneari (1300 interviste di cui 530 su turisti ed escursionisti). In particolare, l’Emilia-Romagna è la prima regione per reputation rispetto alla capacità di offrire spiagge organizzate, ben attrezzate e ricche di servizi: il riconoscimento arriva, non solo dai frequentatori delle località cervesi (oltre il 50% sia di turisti che di escursionisti conferiscono il podio più alto all’Emilia-Romagna), ma anche dai turisti che non hanno frequentato la nostra regione (il 37% attribuisce comunque il primo posto all’Emilia Romagna – seguita a lunga distanza da Liguria – con il 9% dei consensi – e Veneto e Toscana – 5%).

E inoltre, a livello di singole località balneari, la premiership per il “prodotto spiaggia” è ricondotta a due località della riviera romagnola – Riccione e il sistema Cervia-Milano Marittima-Pinarella-Tagliata. Queste due località raccolgono rispettivamente il 30% e il 26% dei consensi dei turisti per capacità e competenza di offrire accoglienza, servizi e organizzazione in spiaggia. Riconoscimento decisamente lusinghiero, se si considera che altre località - quali Forte dei Marmi, Viareggio, Jesolo, Alassio - non superano il 10% dei consensi di chi preferisce passare le proprie vacanze al mare.

La capacità di proporre un’offerta ricca, competitiva ed adeguata alle esigenze di turisti non si ferma alla generazione di valore “turistico” da parte degli oltre 677 mila turisti che frequentano per vacanze il sistema Cervia, ma si “diffonde” agli altri settori che ne beneficiano più o meno direttamente.

La Survey Nomisma ha infatti evidenziato che il 13% della spesa dei turisti va a beneficio dei pubblici esercizi e una ulteriore quota - di analoga entità – rappresenta indotto per il commercio in senso stretto. Se si considera, inoltre, la forte presenza di chi in giornata frequenta le località del territorio di Cervia, l’indotto dell’economia del mare su commercio e pubblici esercizi si espande ulteriormente: la spesa media giornaliera degli escursionisti (64€ a giornata) va a beneficio dei pubblici esercizi per il 24% e del commercio per il 32%.

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Fonte: Survey Nomisma per Cooperativa Bagnini Cervia-Comune Cervia

"Nomisma assieme a CRIF- società leader nelle informazioni del sistema creditizio e della business intelligence - ha messo a punto un metodo di lavoro in grado di misurare il valore del territorio cervese messo in campo da imprese, associazioni, istituzioni” dichiara Silvia Zucconi, Coordinatore Market Intelligence & Consumer Insight di Nomisma “L’Equity Score Board Nomisma-Crif testimonia in modo chiaro forti competenze e potenzialità del territorio di Cervia e individua nell’affidabilità creditizia del sistema spiaggia un forte asset per lo sviluppo del territorio. L’Equity Score Board Nomisma-Crif ambisce a costituire per i territori una base comune a supporto delle politiche di sistema per promuovere futuri impegni nel segno dell’innovazione e della crescita”.

Siamo convinti che per superare le difficoltà create da questa lunga crisi economica, è quanto mai necessaria un'alleanza che coinvolga i soggetti che ricoprono ruoli di responsabilità nella nostra società“ dichiara il Presidente della cooperativa bagnini di Cervia Danilo Piraccini “Esplicitare le esclusività di Cervia all’attenzione del mondo economico finanziario è una attività strategica per favorire gli investimenti. La finanza ha necessità di conoscere i luoghi, le buone pratiche burocratiche, le energie, la capacità di innovazione del territorio e la progettualità e la coesione della sua gente. In questo Cervia ha molto da offrire”.

“I dati emersi dallo studio di Nomisma evidenziano una situazione molto positiva per il distretto turistico dell’Emilia Romagna e rappresentano uno stimolo a fare meglio” – dichiara Andrea Corsini, Assessore Turismo e Commercio Regione Emilia Romagna. “Le politiche regionali nei prossimi anni saranno volte a rafforzare questo sistema a partire dalla legge sul riconoscimento del distretto turistico della costa che metterà a disposizione una dotazione di 20 milioni di euro”.

“Commissionando questo studio abbiamo voluto determinare il ruolo della spiaggia nell’economia cervese” – conclude il Presidente della cooperativa bagnini di Cervia Danilo Piraccinie ora ci troviamo di fronte ad un'analisi che non concede nulla alla speculazione e agli schemi ideologici, ma si basa esclusivamente su dati reali statistici. Stiamo dimostrando al mondo finanziario che Cervia è una piazza dove è bene investire perché le imprese sono sane, solventi e gli amministratori sono seri e collaborativi. Cervia è un territorio dove il rating è alto, per usare un termine bancario. La cooperativa ha intrapreso da due anni un percorso di analisi per raccogliere i dati che servono per affrontare le sfide che i trattati europei c’impongono, primo fra tutti la direttiva Bolkestein – aggiunge Piraccini - e i partner che ha scelto sono leader a livello nazionale. In questo caso il percorso è stato condiviso con il Comune di Cervia e affidato allo Studio Nomisma che ha svolto la ricerca “Cervia Equity”.

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Per informazioni:
UFFICIO STAMPA NOMISMA
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Edoardo Caprino – 339 5933457
Giulia Fabbri – 345 6156164

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Bologna, Sala Incontri Nomisma, ore 10:00 – Nomisma organizza la Conferenza Stampa di presentazione dello studio “Cervia Equity – Indice di misurazione del valore espresso dal territorio e dal distretto del mare”, in collaborazione con CRIF.

Nomisma, in collaborazione con Crif, propone uno strumento innovativo in grado di identificare il valore espresso dai territori italiani in relazione specifici fattori d’interesse (imprese, turismo, affidabilità creditizia, capacità di governance, benessere sociale).

Durante la conferenza stampa saranno presentati i primi risultati della collaborazione Nomisma-Crif relativi al CERVIA  EQUITY SCOREBOARD, indicatore di sintesi che consente di posizionare la capacità del territorio di esprimere “valore” nel suo complesso e nelle diverse componenti che lo generano (istituzioni, imprese, comunità).

Ne parlano:

  • Luca Coffari – Sindaco di Cervia
  • Luisa Monti – CRIF
  • Danilo Piraccini – Presidente Coop Bagnini Cervia
  • Silvia Zucconi – Nomisma
  • Conclusioni: Andrea Corsini – Assessore Turismo e Commercio – Regione Emilia-Romagna

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La brand reputation dei prodotti tipici marchigiani secondo un’indagine di Wine Monitor Nomisma presentata a Vinitaly 2016 per IMT: gastronomia e vini sono le principali motivazioni del viaggio, dopo mare e città d’arte

(Vinitaly – Verona, 11 aprile 2016). Marche al plurale anche nella percezione della brand reputation dei suoi prodotti tipici: gli italiani che non la conoscono la collocano in basso nella classifica, per gli ‘user Marche’ è invece la terza regione italiana più attrattiva, dopo Emilia Romagna e Toscana. È quanto emerso oggi al Vinitaly da un’indagine su turisti e visitatori realizzata da Nomisma/Wine Monitor e presentata con l’Istituto Marchigiano di Tutela Vini (IMT), nell’ambito della ricerca “Il valore socioeconomico del vino e dell’agroalimentare nelle Marche”. Secondo la survey, condotta su un campione di 1.200 interviste, la gastronomia e i vini delle Marche rappresentano un motivo importante del viaggio, dietro solo al ‘mare’ e ai ‘borghi/città d’arte’. Tra chi vede l’enogastronomia come la principale attrazione della regione, figurano soprattutto le persone con alto grado di istruzione e maggior capacità di spesa.
Questa indagine – ha detto il direttore dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini, Alberto Mazzonida una parte ci inorgoglisce, dall’altra ci dice che dobbiamo fare di più sul fronte della promozione e della comunicazione del nostro territorio. E l’enoturismo, la gastronomia, il paesaggio rurale possono rappresentare un valore aggiunto determinate per lo sviluppo economico di agricoltura e turismo”. Proprio l’enoturismo, secondo Silvia Zucconi di Nomisma è la voce con grandi prospettive di crescita: “Il turismo dà un forte impulso al settore agroalimentare, sia per l’impatto diretto che ha sulla ristorazione che per l’acquisto di vino e prodotti agroalimentari, con un giro d’affari quantificato da Unioncamere in 355 milioni di euro. Rilevanza che trova conferma anche nell’indagine condotta da Nomisma, secondo la quale il 36% della spesa dei turisti afferisce all’acquisto di vini e prodotti alimentari, incidenza che sale al 50% tra gli escursionisti che visitano le Marche in giornata”.
E se per i turisti le Marche sono ritenute ospitali (25%), ricche di cibi gustosi (13%) e di vini di qualità (7%), anche l’impatto paesaggistico delle sue campagne è apprezzato. Qui la viticoltura è protagonista perchè, secondo l’indagine, oltre il 90% dei turisti/escursionisti ritiene che i vigneti presenti in regione contribuiscano a creare unicità e bellezza per il paesaggio marchigiano. Tra i vini e i prodotti alimentari svetta il Verdicchio (primo vino ricordato in termini di notorietà spontanea) con il 56%, le olive ascolane, il Ciauscolo e il rosso Conero (14%).

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Per informazioni:
Intercom – Ufficio stampa IMT
Ilaria Koeppen 334.3486392 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Viviana Laudani 328.7993824 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ufficio Stampa Nomisma
Edoardo Caprino
Tel. 339 5933457
Giulia Fabbri
Tel. 345 6156164

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Secondo un’indagine di Wine Monitor Nomisma presentata a Vinitaly 2016 per IMT, per i consumatori italiani sono i vini da vitigni autoctoni i protagonisti indiscussi del futuro enologico italiano, identificati dal 39% degli intervistati. Grande attenzione anche per la sostenibilità ambientale.

(Vinitaly - Verona, 11 aprile 2016). Territorialità, esperienza e sostenibilità. Sono queste le parole d’ordine per il comparto vinicolo italiano secondo la nuova consumer survey realizzata da Nomisma-Wine Monitor che ha analizzato i comportamenti di consumo di vino in un campione rappresentativo della popolazione italiana over 18 tra canali di acquisto, motivazioni, prezzi e criteri di scelta. Secondo l’indagine, presentata oggi a Vinitaly dall’Istituto Marchigiano di Tutela Vini - IMT, per i consumatori sono i vini da vitigni autoctoni i protagonisti indiscussi del futuro enologico italiano, identificati dal 39% degli intervistati come trend di consumo dominante. Tra questi, spunta la sfida di popolarità dei bianchi il Verdicchio, l’autoctono marchigiano conosciuto dal 77% dei rispondenti, tallonato dal Vermentino (76%) e seguito a distanza da Vernaccia (67%), il Tocai Friulano (66%) e la Falanghina (62%). Una vittoria, quella dei vini identitari, sottolineata anche dall’importanza della territorialità nei criteri di scelta del vino. Stando ai dati dello studio, infatti, il 36% dei consumatori si orienta nell’acquisto principalmente in base alla provenienza dei vini, prestando attenzione alla specifica regione di produzione (26%) e alla nazionalità (10%). E mentre 1 italiano su 5 si dichiara disposto a esplorare nuovi territori e vini grazie a promozioni che strizzano l’occhio al portafoglio, il passaparola rimane la migliore arma di diffusione di massa. Nella fase di ricerca delle informazioni, per il 34% del campione il consiglio di amici e familiari è più convincente di sommelier (7%) e media specializzati (9%), che registrano il netto sorpasso del web sul cartaceo (rispettivamente 6% e 3%). Si afferma quindi l’importanza dell’esperienza, quella raccontata o vissuta direttamente attraverso degustazioni al ristorante (importanti per il 13%) ed eventi fieristici dedicati (7%).
Sono 44 milioni le persone (l’80% dei 18-65enni) che, nel corso del 2015, hanno consumato vino in Italia, con il 50% che lo beve almeno 2-3 volte a settimana e il 65% che ne assume più di 2 bicchieri ogni 7 giorni. Il consumo si rivela essere direttamente proporzionale all’età, con il 64% dei ‘Baby boomers’ (51-69 anni) che beve regolarmente più volte alla settimana, contro il 50% della ‘Generazione X’ (36-50enni) e appena il 38% dei più giovani ‘Millennials’, che però risultano essere i maggiori consumatori di sparkling. Stappato prevalentemente in casa (64%) e al ristorante (17%), resta forte il legame con la cucina, tant’è che il 20% degli intervistati suggerisce alla pubblicità di puntare sugli abbinamenti enogastronomici. Ma è una tavola sempre più verde quella degli italiani, che vedono il vino del futuro orientarsi verso marchi biologici (20%), vini carbon neutral (9%), packaging eco-sostenibili (5%) e vini vegani (4%).

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VINITALYBIO: IN DUE ANNI SONO RADDOPPIATI IN ITALIA I CONSUMATORI DI VINI BIO – OGGI SONO 10,6 MILIONI
E VOLA ANCHE L’EXPORT: 137 MILIONI LE VENDITE SUI MERCATI INTERNAZIONALI (+38% RISPETTO AL 2014)
E’ QUANTO EMERGE DALL’ANALISI WINE MONITOR-NOMISMA PRESENTATA IN OCCASIONE DEL CONVEGNO DI FEDERBIO

Verona, 11 aprile 2016 - +259% Europa, +261% mondo: sono questi i dati relativi allo sviluppo – nel periodo 2004/2014 - registrato dalla viticoltura biologica. E’ quanto emerge dall’analisi Wine Monitor – Nomisma su dati FIBL - predisposta in occasione di Vinitaly 2016 e presentata durante la Tavola Rotonda organizzata da FederBio “Il mercato europeo del vino biologico, strategie per lo sviluppo e l'internazionalizzazione, tenutosi oggi durante Vinitalybio (il salone dedicato ai vini biologici certificati). La viticoltura biologica dell’Unione Europea rappresenta l'84% della superficie bio del mondo.

Nel mondo il 4,5% della superficie vitata è bio; nella UE l’incidenza sale al 7,8%. La graduatoria per Paese rileva al primo posto il Messico (con uno share del 15,6%), seguito dall’Austria (10,7%). L’Italia è al terzo posto (con il 10,3%) precedendo Spagna (8,9%), Francia (8,7%), Germania (7,6%), Nuova Zelanda (6,7%), Bulgaria (5,8%) e Grecia (4,3%).

Per superfici vitate bio, l'Italia, con 72.361 ettari, è al secondo posto in Europa, dopo la Spagna (84.381 ettari). Considerando l’orizzonte temporale 2003-2014 il Paese iberico presenta una crescita del +413% mentre l’Italia del +128% e la Francia del +307% (terzo posto in graduatoria, con 66.211 ettari). Spostando l’obiettivo sulla superficie a vite biologica per regione, in Italia guida la Sicilia (27.105 ettari nel 2014, 38% sul totale italiano e +43% rispetto al 2011); seguono Puglia (10.269 ettari, +22%) e Toscana (9.243 ettari, +46%).

Ma la novità presentata a VinitalyBio è la mappatura delle dimensioni del mercato finale: nel 2015 le vendite di vino bio hanno raggiunto complessivamente 205 milioni di euro. Tale giro d’affari è realizzato per 1/3 sul mercato interno (68 milioni di euro, considerando tutti i canali - gdo, catene specializzate in prodotti bio, enoteche, ristorazione/wine, vendite diretta …) e per la restante parte (137 milioni di euro) sui mercati internazionali (+38% rispetto all’export di vino bio realizzato nel 2014). E a crescere è anche la consumer base: negli ultimi 12 mesi il 21% della popolazione italiana over 18, ovvero 10,6 milioni di persone, ha bevuto in almeno un’occasione - a casa o fuori casa - vino biologico certificato. Percentuale in continua crescita negli ultimi anni (nel 2013 era pari al 2%, nel 2014 era pari al 12%), sintomo di un forte apprezzamento da parte del consumatore, che riconosce al vino bio naturalità (44% degli user riconosce tale fattore distintivo) ma anche qualità (17%). Per tutte queste caratteristiche distintive, il 75% dei wine user bio è disposto a spendere di più per acquistare un vino con il marchio bio.

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Fonte: Wine Monitor Nomisma per Federbio.

Il marchio biologico è indubbiamente un valore distintivo di grande successo, non solo per l’alimentare, ma anche per il vino; in soli due anni la quota di consumatori italiani che beve vino bio è raddoppiata” – dichiara Silvia Zucconi Survey Coordinator Wine Monitor - Nomisma. “Ma il successo non si ferma ai confini nazionali: l’export di vino bio nell’ultimo anno cresce del 38% – a fronte di una crescita complessiva del vino italiano del 5%. Questo significa che la qualità dei vini biologici italiani ha un ottimo posizionamento anche all’estero, soprattutto in Germania (38% dell’export), primo mercato di destinazione per l’Italia”.

"Oltre che nel canale specializzato il vino bio sta acquistando peso nella GDO, che lo ha individuato come prodotto con grandi opportunità e dove la crescita in valore va dal 20 al 70 % a seconda delle categorie” - precisa Roberto Pinton, consigliere delegato di FederBio. “Il gradimento è giustificato dal fatto che il vino bio è di qualità superiore; i produttori devono prestare la massima attenzione alla qualità delle uve non essendoci trattamenti chimici in vigneto".

EXPORT
Il valore del mercato dell'export di vino bio è pari a 137 milioni di euro, con il 75% delle imprese che producono bio che portano fuori dai confini italiani la qualità e l'eccellenza del vino Made in Italy. La Germania è il primo Paese di destinazione del vino bio italiano (dove il mercato italiano del vino bio) produce il 38% del fatturato complessivo), seguita da USA e Svizzera.

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Fonte: Wine Monitor Nomisma per Federbio.

La qualità organolettica, l'affidabilità dell'azienda, la tracciabilità del prodotto, la presenza di altre certificazioni bio e la provenienza italiana sono ritenute dalle imprese italiane le principali caratteristiche vincenti del vino bio italiano sui mercati esteri.
Molte imprese italiane credono nell'export e ritengono che nel prossimi tre anni il loro fatturato estero possa continuare a cresce ogni anno a doppia cifra, individuando, in USA, Unione europea, Giappone e Canada i mercati più promettenti. Crescita che potrebbe essere ulteriormente rafforzato se fosse possibile poter contare su un maggior coordinamento istituzionale per la promozione dei vini bio (il 26% delle imprese che oggi non esporta individua in tale fatto re il principale ostacolo).

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UFFICIO STAMPA FEDERBIO - FEDERAZIONE ITALIANA AGRICOLTURA BIOLOGICA E BIODINAMICA
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Verona, VinitalyBio 2016, Centrocongressi Arena, Sala Puccini, ore 15.00 – Sulla base dei numeri, delle previsioni e delle analisi di Wine Monitor Nomisma, Federbio organizza la tavola rotonda “Il mercato europeo del vino biologico: strategie per lo sviluppo e l’internazionalizzazione” in cui si discuterà delle attività per favorire l’internazionalizzazione, quali siano le attese di consumatori, produttori e trade, e le prospettive di sviluppo, mettendo a confronto le esperienze di player internazionali di assoluto livello.

Programma

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Bologna, Sala Incontri Nomisma, ore 14.00 – L’Ordine dei Giornalisti, in collaborazione con Nomisma, organizza il seminario “C’è gioco e gioco”.

Progettato espressamente per i giornalisti iscritti all’Ordine, il seminario sintetizza gli argomenti in cinque ore di formazione d’aula, durante le quali si alterneranno tre docenti. Il seminario, destinato a un uditorio di non addetti ai lavori, punta a fornire informazioni essenziali, ma verificabili, esposte con un linguaggio divulgativo.

Verranno illustrati i vari aspetti del settore dei giochi puntando a specificare le peculiarità e le differenze dei singoli giochi, il contesto giuridico, il contesto sociale, il contesto economico, le fonti informative, le dinamiche della dipendenza e le infiltrazioni malavitose.

Programma

 

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