VALORE VINO DEL NOSTRO AUTOCTONO CRESCIUTO DEL 175% IN 5 ANNI. ORA OCCORRE IMPIANTARE 100 NUOVI ETTARI

(Vinitaly, 24 marzo 2015). Cresce più del doppio della media italiana l’export del Verdicchio, il bianco autoctono marchigiano. Lo rileva un’indagine realizzata da Nomisma - Wine Monitor per l’Istituto Marchigiano di Tutela Vini (IMT) e presentata oggi a Vinitaly nello stand della Regione Marche.

Nel 2014 le esportazioni del bianco fermo più premiato dalle guide italiane hanno infatti registrato una crescita sul 2013 del 2,9%, contro un +1,4% della media nazionale, mentre sono stabili le vendite sul mercato interno. Nel complesso, gli autoctoni di Matelica e Jesi hanno realizzato lo scorso anno un fatturato dell’imbottigliato di oltre 37,5mln di euro, con il 52% (19,5mln di euro) del valore proveniente dal mercato interno e il 48% (18mln) riservato all’export, con Stati Uniti (22%), Belgio e Olanda (20%), Germania (17%), sul podio, seguiti da Regno Unito (8%) e Cina (6%). Secondo l’indagine svolta dal responsabile Wine Monitor di Nomisma, Denis Pantini, sugli associati IMT (16 denominazioni) - il principale consorzio vinicolo regionale che somma l’82,1% delle esportazioni regionali – il Verdicchio rappresenta oltre la metà del loro fatturato.

“Oltre all'ottima performance sull'export – ha detto il responsabile Wine Monitor di Nomisma, Denis Pantini - il Verdicchio ha buone opportunità anche sul mercato nazionale. Infatti tra gli user di Verdicchio in Italia, sono prevalenti quelli con consumo abituale (almeno 2-3 volte a settimana), pari al 68%. Le altre leve di espansione del Verdicchio sono il bio e la comunicazione. Il 70% dei consumatori di Verdicchio – ha proseguito - è interessato a provare vino bio, così come a conoscere l'identità del vino: dai luoghi dove è prodotto a come è fatto, rappresentando al contempo una potenziale leva per lo sviluppo dell'enoturismo”.

Per il direttore dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini, Alberto Mazzoni: “Negli ultimi 5 anni, a fronte del successo sul mercato, il valore del Verdicchio è cresciuto di circa il 175% a ettolitro. Ma il rischio adesso è che gli ettari coltivati non bastino più, perché siamo sotto scorta. E’ perciò necessario impiantare ulteriori nuovi 100 ettari di vigneti attraverso il bando che la Regione emanerà nei prossimi mesi sulla riserva regionale – di circa 150 ettari - finché sarà disponibile e utilizzabile, vale a dire fino al 31 dicembre 2015, altrimenti questo potenziale andrà definitivamente perso”.

Hashtag ufficiale della Regione Marche al Vinitaly: #winemarche

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Le Doc Marche: Bianchello del Metauro, Colli Maceratesi, Colli Pesaresi, Esino, Falerio, I Terreni di Sanseverino, Lacrima di Morro d’Alba, Pergola, Rosso Conero, Rosso Piceno, San Ginesio, Serrapetrona, Terre di Offida, Verdicchio dei Castelli di Jesi, Verdicchio di Matelica

Le Docg Marche: Conero, Offida, Vernaccia di Serrapetrona, Castelli di Jesi Verdicchio Riserva, Verdicchio di Matelica Riserva.

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(+5,2% RISPETTO AL 2014). E’ QUANTO EMERGE DALL’ANALISI WINE MONITOR-NOMISMA

Bologna, 20 marzo 2015 - +235% Europa, +273% mondo: sono questi i dati relativi allo sviluppo – nel periodo 2002/2013- registrato dalla viticoltura biologica. E’ quanto emerge dall’analisi Wine Monitor – Nomisma su dati FIBL - predisposta in occasione di Vinitaly 2015. La viticoltura biologica dell’Unione Europea rappresenta il 78% della superficie bio (per l’Europa non sono disponibili i dati per Estonia, Finlandia e Regno Unito).
Nel mondo il 4,6% della superficie vitata è bio; nella Ue l’incidenza sale al 7,6%. La graduatoria per Paese rileva al primo posto il Messico (con uno share del 15,9%), seguito dall’Austria (10,1%). L’Italia è al terzo posto (con il 9,8%) precedendo Spagna (8,9%), Francia (8,5%), Nuova Zelanda (7,2%), Germania (7,1%), Repubblica Ceca (6,4%), Bulgaria (5,0%) e Grecia (4,8%)
Nel 2009 l’Italia ha perso il primato delle superfici vitate bio (oggi sono poco meno di 68 mila gli ettari); guida la Spagna (poco meno di 84 mila ettari nel 2013). Considerando l’orizzonte temporale 2003-2013 il Paese iberico presenta una crescita del +410% mentre l’Italia del +114% e la Francia del +297%.
Spostando l’obiettivo sulla superficie a vite biologica per regione, in Italia guida la Sicilia (25 mila ettari nel 2013; +61,5% rispetto al 2011; 37% delle superfici bio in Italia), seguono la Puglia (10.604 ettari, +32,5%) e la Toscana (8.748 ettari, +73,7%).
La Survey 2015 Wine Trend Italia di Wine Monitor– Nomisma fa il tracking dell’interesse del consumatore italiano nei confronti del vino a marchio bio.
La presenza di un marchio bio è il primo criterio che guida le scelte di un vino per il 4% dei consumatori italiani, dato che identifica in modo chiaro l’esistenza di un segmento di consumatori con forte interesse per il bio, di dimensioni ancora piccole ma in grande aumento (solo nel 2014 tale gruppo non superava l’1%).
Ma l’interesse per il bio non si ferma solo a chi cerca esclusivamente vini certificati …. È davvero molto più ampio! Il vino infatti è sperimentazione di vitigni, territori, sapori e i criteri con cui si sceglie un vino sono molteplici.
Nel 2015, infatti, il tasso di penetrazione del vino bio è in netta crescita: il 16,8% degli italiani (18-65 anni) ha consumato, in almeno una occasione, in casa o away from home, un vino a marchio bio. Balzo importante se si pensa che nel 2013 il consumo di vino bio coinvolgeva il 2% della popolazione e nel 2014 11,6%.

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Il successo e l’interesse nei confronti del vino bio sono legati all’ottimo posizionamento in termini di qualità, percepita superiore rispetto ai vini convenzionali dal 49% dei consumatori (un ulteriore 45% giudica la qualità dei 2 prodotti identica). Tale valutazione diventa ancor più forte tra chi consuma vino bio: il 68% degli user considera superiore la qualità dei vini a marchio bio.
Quali strade per incrementare ancor di più notorietà e successo dei vini bio?
Per Wine Monitor-Nomisma occorre aumentare la consapevolezza nel consumatore rispetto all’esistenza di di vini a marchio bio nel portfolio di molti dei grandi brand italiani reperibili già oggi sugli scaffali di GDO ed enoteche, oltre che nelle wine list di molti ristoranti italiani.
L’indagine Wine Trend Italia 2015 di Wine Monitor indica che il 38% dei consumatori di vino dichiara di ”non aver mai fatto caso” all’esistenza di proposte di vini bio in negozi/ristoranti e, addirittura, un 14% non hai mai notato in assortimento/carte vini tali prodotti ma sarebbe interessato. Tale quota indica in modo chiaro che il potenziale di sviluppo del vino bio in Italia è molto alto e potrebbe essere raddoppiato il numero degli user con un adeguamento delle proposte di negozi/ristoranti, oltre che con una più incisiva comunicazione al consumatore e un labelling più incisivo.
Ulteriori opportunità di espansione arrivano anche dal target degli attuali non consumatori: chi non ha bevuto vino bio negli ultimi 12 mesi non lo ha fatto soprattutto perché tali vini non sono presenti nei negozi/ristoranti in cui si reca abitualmente (il 27% di chi non ha consumato vino biologico nell’ultimo anno).

“La “nuova” certificazione del vino bio ha sicuramente conferito maggiore appeal e chiarezza comunicativa” dichiara Silvia Zucconi Survey Coordinator di Wine Monitor- Nomisma “Parte del potenziale di mercato è stato già conquistato, ma molto può ancora essere fatto. 3 sono le leve di sviluppo: inserimento di vini bio in wine list e negli assortimenti di enoteche/Gdo; attrazione degli attuali non user attraverso comunicazione e labelling efficaci, oltre a sperimentazioni del prodotto tramite degustazioni; inserimento in portfolio di referenze bio per i grandi brand … Il 90% dei consumatori si dichiara interessato ad acquistare il brand del vino preferito se questo inserisse una linea a marchio biologico”.

E’ sempre più prioritario saper comunicare le virtù del vino bio in modo semplice e favorire una maggior presenza del prodotto in Gdo, enoteche e punti vendita specializzati, wine list di ristoranti così da favorire il primo acquisto e superare le barriere d’accesso, favorendo così l’ulteriore superamento dei possibili preconcetti del consumatore sul posizionamento della qualità del vino bio in chi oggi acquista

“Ma soprattutto è necessario un maggior presidio dei mercati esteri dove il vino italiano e il vino bio hanno un’ottima reputazione” rimarca Zucconi – Wine Monitor Nomisma “Non è un caso infatti come il vino biologico di importazione abbia ampi riconoscimenti rispetto ai vini convenzionali: negli Usa il prezzo medio all’import dei vini bio è superiore del 14% rispetto a quelli convenzionali”.

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Per informazioni:
Ufficio Stampa Nomisma – Wine Monitor www.winemonitor.it
Edoardo Caprino Tel. 339 5933457 - This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
Giuseppina Petrina Tel.3462109524 – This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

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Rome, Ministry of Agriculture, 10:30 a.m. – Silvia Zucconi, Coordinator of Nomisma’s Agriculture and Food Industry Unit, will be speaking at the Conference organised by the Consortium for the Protection of Modena Balsamic Vinegar, making the presentation: “Evocation: consumer perception. Presentation of the CTABM market studies”.

Programme

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In Emilia Romagna sono oltre 1.500 le attività commerciali e i pubblici esercizi che rischiano di chiudere a causa della concorrenza esercitata da attività che beneficiano di “regimi agevolati” (quali ad esempio mercatini degli hobbisti, attività temporanee di somministrazione di cibi e bevande in fiere, sagre, feste di paese, circoli privati/associazioni…), attività che seppur lecite - in quanto disciplinate da leggi statali/regionali e/o autorizzate dall’ente locale del territorio nel quale sono organizzate - godono di procedure più snelle (di tipo burocratico, autorizzativo, fiscale...). In un contesto di congiuntura assai debole tali attività sono percepite dalle imprese del commercio e dei pubblici esercizi dell’Emilia Romagna come forme di concorrenza ”sleale”.

Se 1.500 imprese rischiano di chiudere a causa di tale concorrenza, vi sono inoltre 55 mila aziende dell’Emilia Romagna (oltre il 60% del totale commercio+pubblici esercizi) che, pur non rischiando di chiudere, individuano nei regimi agevolati una componente che comprime, assieme alla congiuntura negativa, il giro d’affari della propria attività.

Alla concorrenza esercitata dalle attività agevolate, si aggiungono le difficoltà derivanti dal fenomeno dell’abusivismo commerciale e della contraffazione. Sono 10.000 le attività commerciali che in Regione risentono negativamente degli effetti dell’abusivismo commerciale.

Quello che maggiormente preoccupa è l’impatto socio-economico di tali fenomeni. L’abusivismo commerciale sottrae alle imprese del commercio della regione Emilia Romagna oltre 500 milioni di fatturato ogni anno (2,2% del fatturato del comparto). A questa cifra già significativa va aggiunto il fatturato sottratto a commercio e pubblici esercizi dai regimi agevolati (334 milioni di euro). Gli effetti della concorrenza derivante dai regimi agevolati sono rilevanti anche in relazione all’occupazione: sono 5.500 i posti di lavoro a rischio (sia per chiusura totale dell’esercizio sia per ridimensionamento del personale a causa del ridotto giro d’affari derivante da attività agevolate).

I 3 fenomeni (abusivismo commerciale, prodotti contraffatti, concorrenza da “regimi agevolati”) si inseriscono in un contesto già molto critico per le imprese. Gli esercizi commerciali vedono infatti in pressione fiscale (considerando l’insieme delle citazioni, il 70% delle imprese segnala tale fattore come un problema molto importante), aumento dell’imposizione a livello locale - TARI, IMU, … (indicato dal 31% delle imprese regionali del commercio) e debolezza congiunturale (30%) i maggiori fattori di criticità per la propria attività aziendale. Anche i pubblici esercizi segnalano analoghi fattori di difficoltà: pressione fiscale troppo alta (70%) e imposizione locale in forte aumento (47%) a cui va aggiunto l’elevato costo di energie e altre utenze. In questo contesto già molto, difficile abusivismo commerciale, prodotti contraffatti, concorrenza da “regimi agevolati” rappresentano comunque problemi molto sentiti: 4 imprese su 10 ritengono questi fenomeni critici e urgenti da risolvere. Questi sono alcuni dei dati emersi dello studio curato da Nomisma per conto di Confesercenti Emilia Romagna e presentata in occasione dell’assemblea regionale dell’Associazione tenutasi a Bologna il 23 Ottobre.

L’impatto dell’abusivismo commerciale e delle attività “agevolate” sull’economia dell’Emilia Romagna”, questo il nome della ricerca realizzata da Nomisma che mira a fare chiarezza innanzitutto su abusivismo commerciale e contraffazione. La vendita di beni e servizi al di fuori di spazi, regole e autorizzazioni – nel primo caso - e la vendita di merci contraffatte, ovvero che riportino marchi di fabbrica, loghi, etichette e imballaggi del tutto indistinguibili da quelli validamente registrati dai titolari del marchio – nel secondo.

Accanto a queste due attività del tutto illegali, lo studio Nomisma fa luce anche sulle forme di concorrenza derivante da attività che– seppur lecite – godono di regimi agevolati tali da svantaggiare gli esercizi commerciali e i pubblici esercizi: è il caso di mercatini di vario tipo, a partire da quelli del “riuso”. Simili disposizioni privilegiate riguardano anche la somministrazione di alimenti e bevande esercitate in forma di attività temporanea presso fiere, sagre, circoli privati, associazioni e in occasione di altri eventi ludico-ricreativi.

Lo studio Nomisma fa luce, per la prima volta, su tali fenomeni contestualizzando l’analisi in Emilia Romagna. Il metodo è certamente l’innovazione che contraddistingue lo studio di Nomisma voluto da Confesercenti Emilia Romagna: l’implementazione di un sistema di indagini dirette (su imprese, referenti comunali del commercio, polizia municipale) è il fulcro dell’attività di ricerca grazie al quale, per la prima volta, vi sono oggi a disposizione dati, opinioni e percezioni su tali fenomeni. La necessità di organizzare una rilevazione diretta nasce come risposta al fatto che tali fenomeni non hanno ancora un puntuale riscontro nelle fonti ufficiali.

I dati della ricerca evidenziano un fatturato di 526 milioni di euro per l’abusivismo commerciale in Emilia Romagna - pari al 6% del totale registrato in tutta Italia - fenomeno che ha riflessi sull’attività di oltre 10 mila esercizi commerciali in tutta la regione. Ammontano invece a 6 mila gli esercizi commerciali che risentono delle problematiche relative alla contraffazione. La percezione delle imprese dell’Emilia Romagna su questi fenomeni parla chiaro: se è consolidato che la pressione fiscale troppo alta sia la prima preoccupazione (problematica citata dal 70% delle imprese del commercio), abusivismo e contraffazione sono tematiche che rappresentano un elemento di forte criticità per il 27% delle imprese (con valutazione analoga ad altri fattori quali la domanda debole 30% e l’aumento dell’imposizione a livello locale, 31%).

Un quadro preoccupante è inoltre quello che concerne la concorrenza sulle imprese del commercio e dei pubblici esercizi che deriva dalle attività che beneficiano di regimi agevolati. Tali attività sottraggono un fatturato di oltre 330 milioni di euro ed incidono negativamente su 10.038 esercizi commerciali e 10.226 pubblici esercizi, di cui molti rischiano di chiudere la propria attività.

Nomisma ha stimato il numero di manifestazioni ludico-ricreative - quali sagre, fiere, feste di paese e altri eventi – presenti in Regione: sono oltre 9.700 le manifestazioni organizzate in Emilia Romagna ogni anno; di queste, sono 5.800 gli eventi in cui, grazie alla SCIA (Segnalazione certificata di inizio attività), si effettua la somministrazione di cibi e bevande mediante attività in forma temporanea.

In termini di giornate i numeri impressionano: sono quasi 20.000 le giornate legate a tali manifestazioni. Questo significa che in ogni comune in media vi sono 57 giornate ogni anno legate ad eventi quali feste, sagre, fiere. Tali numeri derivano dall’indagine diretta che ha coinvolto i referenti del commercio di tutti i comuni dell’Emilia Romagna, a cui hanno aderito 106 comuni. Accanto a tale mappatura, il quadro delle manifestazioni è stato completato attraverso i numeri derivanti dalle pubblicazioni dell’assessorato regionale del commercio e del turismo e dall’analisi della sitografia.

Tali numeri testimoniamo la preoccupazione delle imprese: somministrazione di cibi e bevande in sagre, fiere, circoli … è l’attività che, nella percezione delle imprese, sottrae più di altre giro d’affari ai pubblici esercizi (55% ha questa opinione). La valutazione delle imprese su tali eventi è legata al forte aumento di manifestazioni, non più necessariamente legate alla tradizione produttiva e alla conseguente promozione e valorizzazione del territorio e delle sue eccellenze. Gli esercizi commerciali soffrono invece maggiormente dei fenomeni legati alla vendita in strada (24%), in spiaggia (21%), durante mercatini occasionali (19%) e degli hobbisti (12%).

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Fonte: Survey Nomisma per CONFESERCENTI EMILIA ROMAGNA.

Quali soluzioni sollecitano le imprese dell’Emilia Romagna?

La prima richiesta riguarda la fiscalità: oltre il 50% delle imprese (sia del commercio che dei pubblici esercizi) chiedono che vi sia un regime fiscale identico per tutte le forme di vendita e somministrazione di cibi e bevande, invocando ogni forma di agevolazione. Ma le richieste non si fermano a questo: anche sul fronte autorizzativo è auspicabile vi siano analoghe condizioni per evitare asimmetrie tra le diverse forme di attività. Incrementare i controlli da parte delle forze dell’ordine è l’altra richiesta che viene soprattutto dalle imprese del commercio, che vedono le attività di verifica uno dei fattori utili a contrastare l’abusivismo commerciale e la contraffazione.

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Fonte: Survey Nomisma per CONFESERCENTI EMILIA ROMAGNA.

“I numeri raccolti da Nomisma con le indagini dirette” – afferma Silvia Zucconi Commercio e Consumi Nomisma – “parlano chiaro: il fatturato riconducibile a fenomeni illeciti quali abusivismo commerciale e contraffazione è davvero significativo, soprattutto duranti periodi di congiuntura molto debole: oltre 500 milioni di euro nel 2013, con un peso del 2,2% sul totale del fatturato di commercio e pubblici esercizi. ”

“E la concorrenza è forte” continua Silvia Zucconi Commercio e Consumi Nomisma “anche da parte di attività assolutamente lecite ma che beneficiano agevolazioni – che generano un giro d’affari di almeno 336 milioni di euro. Quando la situazione congiunturale è complessa occorre porre al centro questi numeri per valutare con grande attenzione le interdipendenze generate sul sistema imprenditoriale”.

“Se abbiamo sentito la necessità di affidare una ricerca a Nomisma su questi temi”ha spiegato il presidente della Confesercenti E.R. Roberto Manzoni - “è stato per dimostrare con numeri alla mano ciò che da tempo la nostra associazione va denunciando: l’abusivismo, l’illegalità e i regimi agevolati hanno un impatto devastante sul complesso delle attività commerciali e turistiche. Occorre rendersi conto che tutto ciò mette a grave rischio quelle migliaia di aziende che agiscono invece rispettando le norme, subendo gli effetti del peso di una fiscalità ormai insostenibile e di una burocrazia farraginosa e priva di buon senso. Tutto ciò con un’ovvia ricaduta anche dal punto di vista occupazionale.”

“E’ necessario perciò” – continua il presidente della Confesercenti E.R. Roberto Manzoni - “contrastare con tutti i mezzi ogni forma di abusivismo e di illegalità, regolamentando in maniera specifica e con controlli efficaci ad esempio le attività di somministrazione temporanea, come ne caso di fiere e sagre, che stanno diventando delle vere e proprie economie parallele fortemente agevolate. Occorre perciò mettere in grado le piccole e medie imprese di poter operare su un piano di equa concorrenza, di regole uguali per tutti, consapevoli del fatto che sono il motore trainante della ripresa economica di tutto il nostro paese e non solo della nostra regione.”

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CONTATTI

UFFICIO STAMPA CONFESERCENTI EMILIA ROMAGNA
Laura Pappacena Tel 347 7217960 - This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

UFFICIO STAMPA NOMISMA
Edoardo Caprino Tel. 339 5933457 - This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. 
Giuseppina Petrina Tel. 3462109524 -This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

 

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Parma, Cibustec, Hall 7, 9:30 a.m. - Denis Pantini, Head of the Agriculture and Food Industry Unit of Nomisma, and Silvia Zucconi, Nomisma’s Agriculture and Food Industry Unit Coordinator, are speaking at Fresh Tec Lab, dedicated to the producers of fresh-cut fruit and vegetables, food companies, field technicians, retailers and journalists.

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Bologna, Savoia Hotel Regency, 2:30 p.m. - During the Regional Assembly of Confesercenti Emilia Romagna, Silvia Zucconi, Coordinator of Nomisma’s Agriculture and Food Industry Unit, is presenting the study "The impact of illegal retailing on the economy of Emilia Romagna”.

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Silvia Zucconi, Coordinator of the Agri-food Unit 
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THE food consumption model is balanced between the  for convenience, quality and well-being

CONTEXT- After tentative signs of recovery during the first quarter, 2014 was expected to be the year of trend reversal. Now it is clear that 2014 will not be the year that marks the beginning of a new direction.

The crisis is leaving deep marks with heavy impacts on the economy and the social balance.

Some figures are better able than others to spell out what happened in our country since the end of 2007, the year the crisis began: GDP fell by more than €200 billion, largely due to the collapse of domestic demand. But there are other indicators that provide grim evidence of the repercussions on the economic situation of Italy’s households: 10 million people in relative poverty, a 43% youth unemployment rate, with 24% of young people classified as NEET (not in education, employment or training), and 43% of households not able to sustain unforeseen expenses. These are all indicators that play a role in the loss of €2,700 worth of per capita disposable income compared to 2007 levels.

Italy is thus a largely impoverished country in which inequalities have become more noticeable, with a further dramatic widening of the gap between the high-income and low-income deciles (indeed, 47% of the wealth is in the hands of 10% of the population). The recovery of consumption is an essential condition for restarting the country’s economy.

ADAPTATION OF THE HOUSEHOLD CONSUMPTION MODEL - In this gloomy climate Italians try to look ahead, adapting consumption style to their income capacity. All of this with a sometimes surprising capacity for adaptation and using innovative strategies to manage the reduced purchasing power. They gave up on excess, but at the same time put new dynamics into play: do it yourself from the home to the table, re-commerce and barter, new channels for purchasing (from solidarity purchasing groups to e-commerce), restyling of used clothing, cultivation of vegetable gardens, car-sharing networks, holiday home exchanges with hosts found on the Internet. Various activities were put into practice in order to recover purchasing power for those things that are considered indispensable.

The reconfiguration of consumption styles regarded food as well (16% of total expenditure): savings are made at the table (a -0.7% decline in food sales in the first half of 2014 in addition to the -1.1% recorded in 2013), but not everything is given up, since food remains an element that plays a key role in the tradition of our country. Italians may have spent less on food and drink, but they have also made new efforts to ensure well-being at the table: results from the Consumer Survey on Nomisma’s Panel indicate that the crisis has led families to now make at home various foods they previously frequently bought at the supermarket: 6 million families make bread, pizza, jams and preserves at home. Not surprisingly, during the past year sales of flour have increased by 8%. Among the "positive" externalities of austerity has been a reduction in food waste: 62% of households reported throwing less food in the trash, which is also confirmed by an overall reduction in waste (per capita amounts have decreased 10% from pre-crisis levels). Checking promotional flyers for special offers before selecting the sales outlet is only one of the new strategies of household economics (35% of households compare discounts before going shopping). It is not a coincidence that the share of promotional sales continues to grow: today it accounts for 30%, while in 2000 it was only 18%. There has also been a significant jump in items sold in promotion by large-scale retailers, rising from 7% to 13% during the same period. The importance of promotions is also clear when taking into consideration the ongoing innovation in store chains in finding new formulas providing a freedom of choice of the items that can benefit from discounts (a commonly used phrase is "choose your own discount").

NOT ONLY PRICE, BUT ALSO INTEREST IN QUALITY AND WELL-BEING... BUT HOW IS THIS POSSIBLE? - Price is not the only beacon that guides purchases - on the contrary. Spending on food has become more selective, but this does not mean renouncing quality. Besides price, the selection criteria for food products favours seeking out products of clear Italian origin: one of every three Italians first looks for products that are Made in Italy. More than anything else, well-being must be protected at the table, primarily through virtuous behaviour: there are 4 million Italians who cultivate a kitchen garden or parcel of land as a hobby. This trend is mainly based on the possibility to consume healthy and genuine food (the reason stated by 60%), as well as an opportunity to relax, overcoming the stress of everyday life.

Among the other passions that have exploded in the time of crisis, a leading role is surely played by cooking: in the last 2-3 years, 67% of Italians spend more time in the kitchen, certainly stimulated by the food mania that is spreading on the Internet, in blogs and on TV. The proof of this passion for food can also be measured by the spread of tutorials on the Internet, where it is not only possible to find recipes, but also to learn how to engage in food design. In a time of crisis, the visual aspect is crucial: the food must be good to look at. Thus Internet is transformed from a tool for communication, knowledge, sociability for touchscreeners to a place of learning for new food fans.

Food thus remains one of the fundamental elements of "savoir vivre": despite budget constraints, we still try to eat well. There is a high level of attention focused on protecting well-being at the table, as well as a heightened sensitivity to the concomitant increase in health problems associated with food. The double-digit growth in the sales of gluten-free products (up 32% in the past year) and vegetable drinks (+29%) clearly defines how food intolerances and allergies represent rapidly spreading disorders.

REASONS FOR THE ORGANIC FOOD BOOM – Yet the product category that more than any others illustrates the search for well-being at the table is organic food. No longer a niche segment, but a highly successful production model: while the Italian economy is struggling, organic food is flying high. Since 2005, the value of sales of organic packaged fresh products has grown steadily in hyper- and supermarkets: in not even a decade, the value of organic food sales has grown 220%.

The latest available figures speak for themselves: in the first five months of 2014, large-scale retail sales have registered a surprising 17% increase. The following categories have especially grown: “pasta, rice and bread substitutes” (+ 73%), "sugar, coffee, drinks" (+ 37%), “vinegars” (+ 23.5%), “homogenised products” (21%), “honey” (+ 19%). Even the more traditional product categories have not stopped growing – “fresh fruit and vegetables” (up 11%), “biscuits, sweets and snacks” (+ 15%). The case of honey is particularly striking: 15% of the honey that was sold by large-scale retail channels in 2013 was organic; excellent results were also seen in the share of organic eggs (12% of the sales in the category), which account for 8% of the total organic food shopping basket. There are also categories in which organic products are undisputed leaders: fruit composts and rice cakes are predominantly organic, with market shares of over 80%.

Large-scale retailers are not, however, the main sales channel for organic food: of the €2.3 billion of domestic sales registered in 2013, these stores accounted "only" for 27% of sales value. Specialised shops (1,277 sales outlets in Italy, mainly located in the centre-north of the country) are the primary sales channel for organic food, with sales reaching slightly more than €1 billion (46% of the total) in 2013. The specialised shops have jumped ahead even further, recording a +12% increase in sales. Not only is turnover expanding, but also the number of purchasing households is rising. The penetration rate, i.e. the share of households purchasing a food product with an organic label at least once in the last 12 months, has increased from 53% in 2012 to 59% in 2013. This means that during the year, six out of 10 Italian households (slightly less than 15 million households) have purchased an organic product at least once. In just two years, an additional 1.7 million households have tried these products, and today organic food accounts for more than 2% of total food expenditure (only 10 years ago this share was just a few hundredths of a percentage point).

The SANA Observatory, published by Nomisma for the third consecutive year, has demonstrated that organic food is now a "mass consumption" product, confirming the spread, even in Italy, of a consumption model that pays more attention to individual well-being (food safety and healthy diet) and environmental sustainability (use of renewable resources and climate change mitigation).

This positive trend is certainly facilitated by the offering of organic products. The assortment covers almost all product categories: the shelves of specialised distribution points offer an average of 3,000-4,000 organic products; large-scale retailers offer their own private label organic products at competitive prices (300-400 organic products in each store, also depending on the store chain).

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Source: Nomisma elaborations on Assobio, Ismea and AC Nielsen data.

But how do you explain this success of organic food?

The factors are several. Certainly the characteristics of the consumer targets that it attracts favour continued growth. The propensity to purchase organic labelled products has clear connotations with respect to several socio-economic and cultural factors: it is higher among families with an elevated monthly household income (the propensity to purchase rises to 69%) and where the individual who is responsible for purchasing has a high level of education (68%). Not only socio-economic factors, but also lifestyles, such as physical exercise habits (63%) and regular waste recycling habits (63%), play a role. Yet it is mainly the dietary orientation/eating style that acts as a strong distinguishing factor: vegetarian or vegan orientation (78%), food intolerances and allergies (63%) or, in general, the presence of disorders that require heightened attention to diet (68%) are phenomena that increase the interest in organic food.

The success of organic food is not only explained by the identikit of the consumer: the motivation for purchase is another factor that drives consumption. The desire to provide safe food on the table increases particularly if the family has pre-school age children (68%).

Among the factors contributing to success there is certainly the appreciation of the additional assurance as well as the perception of quality offered by the organic label compared to conventional products. While the motivation leading to the initial purchase is certainly curiosity to try out a different product (main determinant for 25% of purchasers), repeat purchasing and loyalty to organic food are justified by the assurance that products are safer for health because they are free of synthetic chemicals and pesticides (purchasing motivation determinant for 70% of Italian buyers). What ensures interest is the judgment of quality: 70% believe that organic products have a higher quality than conventional products. Thus, organic food is fully one of the expressions of quality of Made in Italy products.

IT IS EASY TO SAY ORGANIC CONSUMER… – Categorising the organic-consumer as a homogeneous group of buyers, however, is too simplistic. The nearly 15 million households that buy organic products can be segmented into three distinct consumer targets.

First of all, there are those who are “loyal” to organic food (27% of all purchasers, 4 million households). This group includes fans of organic farming whose first purchase occurred a long time ago. The “loyal” consumers are not driven by fashion to buy organic products, but because they know that food is an active factor in protecting health. The “loyal” group is made up of frequent consumers (they put organic products on the table nearly every day) who also eat organic food away from home whenever possible (more than 67% of the target had at least one opportunity to consume organic food away from home). Purchases are mainly made in specialised shops because they offer all of the product categories these consumers seek: the organic shopping basket is composed of products belonging to more than 10 categories. The “loyal” consumers have sustainable lifestyles: they always recycle their waste and often buy directly from producers. They are mostly young families, between 30-40 years old, with children of pre-school age, where the share of vegetarians or vegans is higher than average (16% compared to 7% in the general population).

Besides devoted fans, there are consumers who have gotten to know organic products more recently. Two segments have lately been attracted to organic food, albeit for different reasons. 

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Source: Nomisma for the SANA Observatory 2014.

The largest group, “new entries”, were attracted by promotions. Seeing discounted organic products on the shelves has sparked their curiosity; in fact, the “new entry” consumers mainly buy in hypermarkets and supermarkets and focus their interest on a more limited basket of products. They are mainly interested in fruit juices, honey, eggs and jams. Consumption is still infrequent (2-3 times per month). This target is of great interest due to its large size: almost 8 million households that are highly receptive to promotions.

Also among the organic novices (buying organic food for only 2-3 years) is the “ethical” consumer target. These consumers differ substantially from the “new entry” group, both in terms of motivation and purchasing channels. The “ethical” consumers buy organic products because their upstream production system guarantees environmental sustainability. The group’s sustainable behaviours are also reflected in the choice of sales channels: they purchase in specialised shops, but may also purchase directly from producers, in farmers markets or through solidarity purchasing groups. Their shopping basket of organic products is varied, with high interest in olive oil, fruit and vegetables, pasta, and vegetable drinks. The “ethical” consumers have a well-defined profile: single, without children, young.

NEW PERSPECTIVES FOR ORGANIC FOOD – What trends can be expected for organic food in the next few years? The segmentation of organic food consumers alone shows that the sector still has plenty of room for growth. The overall trend in the expenditure expectations of purchasing households is decisively positive; in addition there is its capacity to attract new consumers. Of those who do not buy organic products today, 32% are open to experimentation, especially when organic products are present in the assortments of habitually frequented shops or among favourite brands.

Consumption away from home is among the factors contributing to expansion. Interest in organic food is not only limited to consumption within the home: the possibility to eat a healthy meal away from home is a stimulus that is creating new offerings aimed at restaurants.

If among the factors of optimism we highlight the fact that the entire Italian organic food sector is in excellent health, it appears that there are very few clouds on the horizon. Surface areas, producers, retail shops and restaurants dedicated to organic food all show growth indicators. Creating a uniform distribution offering throughout the country is certainly a factor that will support further expansion.

More than anything, the outcome of the debate on the new European Organic Action Plan (in force from 2017) will be crucial. The currently envisioned framework contains both positive and negative aspects, thus it is necessary to introduce changes that will make it a more concrete instrument supporting the real growth of the sector. Furthermore, it will be very important to exploit the opportunities provided by EXPO2015 to promote Made in Italy organic food at the global level.

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Trento, Palazzo Roccabruna, 4:30 p.m. - Within the Wine Monitor project, in collaboration with Nomisma, the Observatory on products from Trentino of the Trento Chamber of Commerce is organising a seminar for the presentation of market data on the Trentino wine sector.

Presentations moderated by Denis Pantini and Silvia Zucconi of Nomisma.

Programme

 

 

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Bologna – In the framework of the conference “Fields of employment in Veterinary Medicine “ organised by FNOVI (The National Veterinary Federation), Silvia Zucconi and Evita Gandini will present the results of Nomisma’s research entitled “THE VETERINARY PROFESSION - Future Prospects”.

The conference will be held during the International Exhibition at the service of health and welfare - ExpoSanità from 9.30 to 13.15 in Sala Verdi - Service Centre (ground floor) - Fiera di Bologna.

Programme

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Silvia Zucconi, Coordinator of Nomisma’s Agriculture and Food Industry Unit, is speaking at the conference “Foods that take care of us: the tradition of organic farming, innovation in fruit and vegetables" that will be held in Rome at the Salone dei Piceni in the Monumental Complex of San Salvatore in Lauro (5:00 p.m.). The presentation is entitled "Key figures of the organic sector: from production to the consumer: the role of fruit and vegetables".

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