Cantina Sociale Formigine Pedemontana - Corlo di Formigine (MO), 2:00 p.m. – Denis Pantini, Head of the Agriculture and Food Industry Unit and project leader of Nomisma’s Wine Monitor, will be making a presentation on trends in wine production, consumption and trade.

The presentation will take place during the conference "New Production Opportunities between authorisations and market. The future of Italian wine" organised by AGCI Agrital, Confcooperative Fedagri and Legacoop agroalimentare during one of the two days dedicated to the wine industry.

Programme

Published in News

Parma, Cibustec, Hall 7, 9:30 a.m. - Denis Pantini, Head of the Agriculture and Food Industry Unit of Nomisma, and Silvia Zucconi, Nomisma’s Agriculture and Food Industry Unit Coordinator, are speaking at Fresh Tec Lab, dedicated to the producers of fresh-cut fruit and vegetables, food companies, field technicians, retailers and journalists.

Published in News

Taormina, Grand Hotel Timeo, 10:00 a.m. - Forum "The future of wine (and wine of the future)."
Denis Pantini, Head of the Agriculture and Food Industry Unit of Nomisma, is presenting the data processed by Wine Monitor on scenarios in international markets: the most important markets for Italian wine today and tomorrow, forecasts on changes in wine consumption at the global level, the trend for organic wine and the effects of globalisation on the sector. 

Invitation

Programme

 

Published in News

Castelfranco Veneto (TV), Istituto Alberghiero IPSSAR Maffioli, 9:15 am - Denis Pantini, Head of the Agriculture and Food Industry Unit of Nomisma, is speaking at the seminar "The Denominations of Origin conquering the global market" organised by Veneto Agriculture, making the presentation "Market and consumption of DOP/IGP wines and food: current scenario and trends. "

Programme

 

Published in News

I primi dati Wine Monitor sull’import mondiale di vino a metà 2014 evidenziano rallentamenti rispetto ai tassi di crescita degli anni precedenti. Tra i principali mercati, Germania, Cina, e Canada accusano cali anche significativi, sia nei valori che nei volumi dei vini importati. L’Italia cerca di mantenere le posizioni, anche perché sul fronte interno i consumi continuano inesorabilmente a calare.

Alla metà del 2014, i primi dati Wine Monitor sulle importazioni mondiali di vino evidenziano un rallentamento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’analisi svolta sui top 20 mercati per import di vino – i cui acquisti pesano per circa l’85% del totale mondiale – evidenzia un cambio di passo rispetto alle dinamiche di crescita che hanno caratterizzato gli anni passati. Anche se è troppo presto per fare considerazioni sull’intero anno, le stime relative alla prima metà del 2014 mostrano un calo nei valori complessivi di vini importati del 3,9% (misurati in euro) a fronte di una stabilità dei volumi (-0,1%). Vale però la pena ricordare che nel 2013 le quantità di vino commercializzate a livello mondiale sono state le più basse dell’ultimo triennio e che i tassi di crescita al I semestre di ogni anno in questo arco di tempo sono passati dal +8,5% del 2011 al +0,4% del 2013. Insomma, una sorta di rallentamento che dopo le corse all’import degli anni passati sembra quasi fisiologico.
Guardando alle singole tipologie“ spiega Denis Pantini, Direttore dell’Area Agroalimentare di Nomisma e Project leader di Wine Monitor “i cali più rilevanti in questo primo semestre riguardano i vini sfusi e i fermi imbottigliati, mentre per gli spumanti e frizzanti la crescita non sembra essersi fermata”.
Ovviamente non si tratta di una tendenza generalizzata. I cali principali riguardano la Cina (-15% nei valori di import in euro), il Canada (-12%), la Svizzera (-9%) e la Germania (-8%). Per quanto riguarda gli Stati Uniti la variazione è ridotta, mentre Giappone, Norvegia e Brasile all’opposto mettono a segno crescite anche a doppia cifra. 
Anche se questa diversità di direzione che sembra riguardare i singoli mercati non permette di tracciare un’interpretazione univoca del fenomeno, appare comunque evidente come dopo svariati anni di crescita delle importazioni, gli stessi mercati sembrino oggi tirare il fiato. Una “riflessione” che interessa in parte anche i vini italiani. 
In particolare” continua PantiniGermania (-10% in valore) e Canada (-12%) segnano una riduzione delle importazioni di vino italiano, mentre tiene sostanzialmente l’import degli Stati Uniti. Sul fronte opposto, Regno Unito (+9%) e Giappone (+12%). Cresce inoltre il valore dell’import di vino italiano in Scandinavia, soprattutto in Norvegia (+15%) grazie alle ottime performance di spumanti e vini in bag in box”.
La tenuta delle posizioni dei vini italiani nei principali mercati mondiali è fondamentale per la sostenibilità dell’intera filiera vitivinicola nazionale, soprattutto alla luce dei continui cali che si registrano nei consumi di vino sul mercato interno. 
Un approfondimento realizzato da Wine Monitor sui bilanci delle imprese vinicole italiane degli ultimi cinque anni ha infatti messo in luce come la redditività del settore (misurata in termini di ROI) sia fortemente correlata alle esportazioni. Nel corso del quinquennio considerato, il ROI delle imprese è risultato in sensibile calo nel 2009, anno di avvio della crisi e di riduzione dell’export di vino italiano, mentre ha mostrato dinamiche di crescita negli anni successivi, in un contesto di sviluppo delle esportazioni a fronte di un calo dei consumi a livello nazionale. Ad ulteriore testimonianza di tale legame, si pensi che tale indice assume valori più elevati all’aumentare della dimensione delle imprese (in termini di vendite) e diventa di segno negativo nelle aziende con fatturato inferiore ai 2 milioni di euro, per le quali i mercati esteri risultano generalmente più difficili da raggiungere.

DOWNLOAD

Per informazioni:
Ufficio Stampa Wine Monitor Nomisma
Edoardo Caprino Tel. 339 5933457 – This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
Giulia Fabbri Tel. 345 6156164 – This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

 

Published in Comunicati Stampa

Trento, Palazzo Roccabruna, 4:30 p.m. - Within the Wine Monitor project, in collaboration with Nomisma, the Observatory on products from Trentino of the Trento Chamber of Commerce is organising a seminar for the presentation of market data on the Trentino wine sector.

Presentations moderated by Denis Pantini and Silvia Zucconi of Nomisma.

Programme

 

 

Published in News

04-04-2014 – L’indagine Wine Trend Italia di Wine Monitor (condotta su 1200 consumatori) fa il punto sul consumo di vino per fascia d’età e individua le differenze nei comportamenti di consumo tra “nuove” e “vecchie” generazioni.

Nel 2013, 44 milioni di consumatori hanno avuto almeno una occasione di consumo di vino in casa e/o fuori casa (83% della popolazione italiana over 18 anni). Il tasso di penetrazione del vino nella popolazione italiana per fascia d’età è però molto diverso, così come cambia la frequenza di consumo di vino.

La fotografia scattata da Wine Monitor Nomisma è chiara: la quota di consumatori di vino è più alta nella fascia d’età 44-55 anni (nel 2013 l’88% ha consumato vino in almeno una occasione) mentre è più bassa tra i giovani (76% ha consumato vino in almeno 1 occasione).

In termini di frequenza, guidano invece gli over 55 anni: la quota di chi consuma vino “tutti i giorni o quasi” è pari al 41%. Il consumo giornaliero è molto più basso tra i giovani: tra i minori di 30 anni la quota di chi beve vino tutti i giorni si ferma al 16% mentre tra i 30-45 anni è di poco superiore al 20% (22,5%).

20140404-CS Tabella3-1
Fonte: Wine trend Italia Survey - Winemonitor Nomisma

“L’età non è solo una chiave di lettura determinante per l’analisi dei comportamenti di consumo di vino” afferma Silvia Zucconi – Survey coordinator di Wine Monitor – “ ma anche per comprendere l’approccio al consumo. L’analisi evidenzia in modo chiaro che il consumo di vino nelle “vecchie” generazioni avviene soprattutto tra le mura domestiche (75% degli over 55 consuma soprattutto a casa a fronte di una quota pari al 40% tra i 18-30 anni) mentre tra i giovani il vino assume un ruolo più conviviale”. Il 35% dei giovani di età compresa tra 18 e 30 anni consuma vino soprattutto fuori casa, sia al ristorante (20%) che in wine bar/enoteche durante l’aperitivo (15%).

Alla luce di queste evidenze, appare sempre più chiaro come una “rivitalizzazione” del mercato italiano di vino (i cui consumi sono diminuiti di oltre 4 milioni di ettolitri in appena 5 anni) non può prescindere dalla puntuale comprensione di queste tendenze comportamentali.

“Il tracking delle determinanti della domanda delle nuove generazioni” continua Silvia Zucconi – Survey coordinator di Wine Monitor –“e, più in generale, di segmenti ancora “distanti” al vino è lo strumento fondamentale per capire come raccontare il vino e conquistare il pubblico”.

20140404-CS Tabella3-2

DOWNLOAD

Per informazioni:
Ufficio Stampa Nomisma – Wine Monitor www.winemonitor.it
Edoardo Caprino Tel. 339 5933457 – This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
Giulia Fabbri Tel. 345 6156164 – This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

Published in Comunicati Stampa

Milan, 2nd April 2014 - With nearly €1.6 billion worth of wine exports in 2013, the Veneto region has not only confirmed its role as the leading Italian region in terms of cross-border sales, but it has increased the distance from its closest competitor – the Piedmont region – which accounts for €969 million of export sales. Thanks to the peculiar moment that Prosecco is currently experiencing, between 2012 and 2013 Veneto wine exports grew by 10%, a trend well above the national average (7%). To be fair, it must be said that, in percentage terms, there are also those which have performed better. Among these there are the wines of Abruzzo and Lombardy regions (both +12 %), while among the other major wine-producing regions, exports from the Emilia Romagna region rose by +10% (reaching an all-time high of €388 million), from Piedmont +9%, from Tuscany +6% and Trentino-South Tyrol +6% (the latter is erroneously considered a "unified" region by customs code, despite the enormous differences not only in identity, but particularly in viticulture).

Yet there are also negative signs. The most striking decline among the main producing regions concerned Apulian wines, which - after having experienced a decade of steady growth with exports nearly doubling between 2003 and 2012 – saw its exports drop by 21%, thus reducing the value of its exports to less than €100 million (specifically €96 million compared to €122 million in the previous year).

The conditions in Friuli and Sicily regions are stable and stationary. The exports of Friulian wines have remained around €76 million for several years, while Sicilian wines have failed to break through the threshold of €100 million, remaining by far at around €99 million. Maybe this represents a small extent, given the significant potential expressed by Sicilian viticulture and especially because of the reputation that this area holds in the perception of distributors and consumers around the world.

This also becomes evident in the results of the Wine Trend World of Wine Monitor, a survey of international operators that - among other issues - measures the brand recognition of European wine regions. The WM survey has pointed out the main production areas of bestselling wines and 6 are Italian regions. Among these, the Veneto region stands out once again - it seems to have gained a sort of leadership within international wine exports – followed in order by Tuscany, Sicily, Piedmont, Apulia, and South Tyrol.

20140404-CS EN-Tabella2-1

In the overall regional context concerning exports of PDO wines, Tuscan reds have reigned supreme with more than €500 million in international sales in 2013. Among the whites, it is purely a matter of the North-East, with Prosecco prevailing among the sparkling wines.

PDO and PGI wines constitute more than 80% of Italian wine exports. Although the customs classification does not allow going into the details of all of the denominations, it may be possible to derive some insights and interesting trends concerning developments in 2013 from those data that are available.

Beginning with PDO sparkling wines, in 2013 exports of Asti reached more than €173 million, a value 16% higher compared to the previous year. This increase was primarily a result of the strong recovery of sales in Russia, a market that accounts for 20% of wine exports. After a standstill in 2012 caused by the sudden "reorganization" of importers’ licenses, the Russian market for Asti registered an increase of 83%. We should not neglect to mention the strong appreciation of Asti by consumers in Latvia (fourth target market with €14 million of exports) and in the Ukraine where exports increased 19% and 41%, respectively, between 2012 and 2013.

An even higher growth trend characterized the "macro category" of other PDO sparkling wines, also including Prosecco, the main driver of the +26% increase in export value which has led this category to exceed €392 million of exports in 2013 (signifying an increase of as much as 130% over the value of three years earlier!).

Within the area of PDO still wines, Tuscan reds hold the record in international sales, accounting for more than €500 million of exports in 2013. Compared to the previous year, this value has increased by 5%, whereas it is 25% higher than in 2010. More than one-third of this export volume ends up in the United States.

However, even in this case the highest rate of growth was associated with another category of PDO red wines, in particular those from the Piedmont region which experienced a rise in exports of over 17% between 2012 and 2013. For these wines, the United States is again the largest market, accounting for about 26% of exports, while the highest percentage increase was registered by the Swiss market (+54%), with exports of these wines expanding from €10 million to €16 million between 2012 and 2013.

20140404-CS EN-Tabella2-2

DOWNLOAD

 

For information:
Nomisma Press Office– Wine Monitor www.winemonitor.it  
Edoardo Caprino Tel. 339 5933457 – This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.  
Giulia Fabbri Tel. 345 6156164 – This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
Published in Comunicati Stampa

A year and a half after the adoption of the new EU regulation, Nomisma’s Wine Monitor once again presents data on organic wine. Expansion in cultivated surface areas (+81% from 2003 to 2012), excellent export performances, consumption growth.

A year and a half after the adoption of the EU regulation N. 203/2012, organic wine is in great “fermentation”. In 2012 (latest data available) 8% of the Italian vineyard area was organic (compared to the world average of 4%). In terms of absolute value, Italy ranks third in Europe: with just over 57 thousand hectares of organic vineyards (+8.6% compared to 2011 and +81% compared to 2003), Italy is only overtaken by Spain (81 thousand hectares, +394% compared to 2003) and France (65 thousand hectares, +299%). At the regional level, Sicily is the leader (16,144 hectares), followed by Puglia (10,173 hectares) and Tuscany (5,887 hectares).

The sales of organic wine are also rising: Large-scale retail indicates a +4% increase in volume over 2012 (compared to a -6.5% decline for the wine category as a whole – Source: IRI- www.iriworldwide.it). But since large retailers are not the preferred sales channel for BIO wines, the real data that reveals the interest in organic wine is the penetration rate.

Wine Trend Italy, the Nomisma Wine Monitor survey on Italian consumers, shows that in 2013 11.6% of Italians have consumed organic wine on at least one occasion(the previous survey reported that, in 2012, the penetration rate was of about 2%). In particular, 6.4% had purchased a bottle of certified organic wine in shops and 5.2% had consumed organic wine in restaurants and wine bars.

ITALY - the number of consumers of certified organic wine is increasing
20140404-Figura1-CS-EN
Source: Wine Trend Italy Survey of Nomisma Wine Monitor.

The perception of the quality of organic wine compared to conventional wine

The new regulation on organic wine has contributed to achieving another important result: increasing the market potential of this segment.

According to the survey, 43% of consumers believe that certified organic wine has superior quality compared to conventional wine. This percentage rises to 59% among buyers of organic wine and to 49% among those who have consumed organic wine in wine bars/cafés/restaurants. These results not only show that consumers have a strong appreciation for the quality of organic wine, but also that those who do not consume it have a very positive perception.

What are the growth paths for organic wine in the domestic market?

Over the next few years, there are many directions that can be taken in order to seize the opportunities for organic wine in the Italian market. On the one hand, it is necessary to implement communication strategies that are able to valorise the virtues of organic wine in a simple way, while on the other hand it is necessary to follow an approach of exerting greater control over large-scale distribution and specialty retail stores in order to facilitate the initial purchase and to overcome potential barriers to access for consumers. 

The figures from the Wine Trend Italy survey suggest this particular path. In fact, according to the survey, 18.8% of the consumers who drank organic wines outside their homes at least once in 2013 declared that even though organic wines are not on shelves in the stores they usually shop in, they would be interested in buying them. But the greatest opportunity for expanding demand comes from current non-consumers (88.4% of the total population): 10% of current non-consumers stated that they would be willing to buy organic wines if the items were present in the sales outlets frequented.

20140404-Figura2-CS-EN
Source: Wine Trend Italy Survey of Nomisma Wine Monitor.

Organic wine in the United States

Wine is the Italian agri-food product that is most exported in the world (€5 billion in 2013, up +7.3% compared to 2012). One of the most important destination markets for Italian wine is the United States, where the total value of wine imports from Italy reached € 1.1 billion and to which even organic wines made their contribution.

In 2013, US imports of organic wine accounted for €193 million, a figure that represents 5.2% of the US bottled wine imports. Of these imports, 46.1% were red wines, 32.7% white wines and the remaining 21.2% sparkling wines.

20140404-Tabella1-CS-EN
Source: Nomisma Wine Monitor.

The analysis shows that after France (€65 million), Italy (€56 million) was the most important country of origin of organic wines imported into the United States. In other words, 33.7% of the value of US organic wine imports is attributed to French wines, while Italy’s share is somewhat lower, 29.3%. Among the other competitors, though with far smaller market shares, are New Zealand (7.6%) and Spain (7.5%). Finally, just over a fifth of imports (21.9%) was divided between some thirty other countries.

Within individual product categories, France  clearly dominates the segment of red wines(35.9% of imports in terms of value), which is also the most economically significant (€88.8 million). Also within this segment, Italy is the only real competitor to the French, accounting for 26.2% of US imports of organic wine (USA imports €€23 million of organic Italian red wine). In the case of white wines, Italy is the leader in US imports (30.6%), ahead of New Zealand (21.7%) and France (17.5%).

The competition between France and Italy is particularly strong within the category of sparkling wines (also including spumanti wines), where 54% of US organic wine imports come from France and 34.2% from Italy. The two countries together account for 88.2% of the imports, leaving marginal shares to few other producing countries.

Looking ahead, the development opportunities for overseas sales of organic wines are very positive. In the United States the interest in products obtained through sustainable methods, and organic methods in particular, is growing and Italian organic wines have all that it takes to strengthen their presence in this country.

DOWNLOAD

For information:
Nomisma Press Office – Wine Monitor  www.winemonitor.it 
Edoardo Caprino Phone. +39 339 5933457 – This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
Giulia Fabbri  Phone. +39 345 6156164 – This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

 

Published in Comunicati Stampa

Ad un anno e mezzo dall’applicazione del nuovo regolamento comunitario, Wine Monitor Nomisma torna a presentare i numeri sul vino biologico. Crescita delle superfici investite (+81% tra il 2003 e il 2012), ottime performance nell’export, crescita dei consumi.

Bologna 01-04-2014 – Ad un anno e mezzo dall’applicazione del nuovo regolamento comunitario, il vino biologico è in grande “fermento”. In Italia, nel 2012 (ultimo dato disponibile), l’8% degli ettari vitati è biologico (a fronte di una media mondiale del 4%); in valore assoluto l’Italia è al terzo posto in Europa: con poco più 57mila ettari vitati bio (+8,6% rispetto al 2011 e +81% rispetto al 2003), l’Italia è superata solo da Spagna (81 mila ettari, +394% rispetto al 2003) e Francia (65 mila ettari, +299%). A livello regionale guidano Sicilia (16.144 ettari), Puglia (10.173 ettari) e Toscana (5.887 ettari).
Anche le vendite di vino bio crescono: la GDO segna +4% a volume rispetto al 2012 (a fronte di -6,5% per il totale della categoria vino - fonte: IRI - www.iriworldwide.it). Ma la GDO non è il canale privilegiato per il bio e quindi il vero dato che rivela l’interesse per il vino bio è il tasso di penetrazione.
Wine Trend Italia, la survey di Wine Monitor Nomisma sul consumatore italiano, indica che nel 2013 l’11,6% degli italiani ha consumato vino bio in almeno in un’occasione (la precedente indagine Wine Monitor aveva segnalato che nel 2012 il tasso di penetrazione era pari al 2%). In particolare, il 6,4% ha acquistato una bottiglia di vino bio certificato nei negozi e il 5,2% lo ha consumato fuori casa in ristoranti ed enoteche.

In crescita il numero di consumatori di vino bio certificato
20140402-CS-Figura1
Fonte: Survey Wine Trend Italia di Wine Monitor Nomisma.

La percezione sulla qualità del vino bio rispetto al vino convenzionale
La nuova normativa sul vino bio ha contribuito inoltre a cogliere un altro importante risultato, incrementando il potenziale di mercato di questo segmento.
Il 43% dei consumatori ritiene che il vino biologico certificato abbia qualità superiori rispetto agli altri vini convenzionali. Questa percentuale sale al 59% tra gli acquirenti di vino bio e al 49% tra chi ha consumato vino bio in enoteche/bar/ristoranti. Questo risultato evidenzia, non solo un grande apprezzamento della qualità del vino bio tra i consumatori, ma anche una percezione estremamente positiva tra chi non lo consuma.

Quali percorsi di crescita per il vino bio nel mercato interno?
Per i prossimi anni le strade per cogliere le opportunità del vino bio nel mercato italiano sono tante. Da un lato, occorre implementare strategie di comunicazione che sappiano in modo semplice valorizzare le virtù del vino bio e dall’altro occorre proseguire la strada del maggior presidio nella GDO e nei pdv specializzati per favorire il primo acquisto e superare le potenziali barriere d’accesso per il consumatore.
I numeri della Survey Wine Trend Italia di Wine Monitor suggeriscono proprio questa strada. Il 18,8% dei consumatori, che nel 2013 hanno bevuto in almeno un’ occasione vini bio fuori casa, dichiara che, pur non essendo presenti i vini bio negli assortimenti dei negozi abitualmente frequentati, sarebbero interessati ad acquistarli. Ma le maggiori opportunità di allargamento della domanda arrivano proprio dagli attuali non consumatori (88,4% del totale): il 10% degli attuali non consumatori si dichiara disposto ad acquistare vini bio qualora le referenze fossero presenti nei punti vendita frequentati.

20140402-CS-Figura2
Fonte: Survey Wine Trend Italia di Wine Monitor Nomisma.

 

Il vino biologico negli Stati Uniti
Il vino è il prodotto agroalimentare italiano più esportato nel mondo (5 miliardi di euro di export nel 2013, +7,3% rispetto al 2012). Uno dei più importanti mercati di destinazione del vino italiano sono gli Stati Uniti, dove l’import totale di vino dall’Italia ha raggiunto 1,1 miliardi di euro e dove rispetto a tale valore anche il vino biologico ha dato il suo contributo.
Nel 2013 gli Stati Uniti hanno importato vino biologico per complessivi 193 milioni di euro, un valore che rappresenta il 5,2% delle importazioni di vino imbottigliato degli Stati Uniti. Il 46,1% delle importazioni afferisce a vini rossi; un ulteriore 32,7% a quelli bianchi ed il restante 21,2% ai vini frizzanti.

20140402-CS-Tabella2-1
Fonte: Wine Monitor Nomisma.

L’analisi condotta per area geografica evidenzia come l’Italia (56 milioni di euro di vino bio) sia stata, dopo la Francia (65 milioni di euro), il più importante paese di provenienza dei vini biologici importati dagli Stati Uniti. In altri termini, il 33,7% dell’import in valore è riconducibile a vini francesi mentre la quota dell’Italia è di poco inferiore, pari al 29,3%. Tra gli altri competitors si segnalano, con quote molto più contenute, anche la Nuova Zelanda (7,6%) e la Spagna (7,5%). Infine poco più di un quinto delle importazioni (21,9%) si è ripartito tra un’altra trentina di paesi.

All’interno delle singole categorie di prodotto la Francia presidia saldamente (35,9% dell’import a valore) il segmento dei vini rossi, che è anche quello economicamente più rilevante (88,8 milioni di euro). Anche in questo segmento l’Italia è l’unico vero competitor del paese transalpino con il 26,2% dell’import di vino bio (gli USA importano 23 milioni di euro di vino rosso bio dall’Italia). Nel caso dei vini bianchi è invece il nostro paese a detenere la leadership delle importazioni (30,6%), davanti a Nuova Zelanda (21,7%) e Francia (17,5%).
La competizione tra Francia e Italia è particolarmente viva nella categoria dei vini frizzanti (che comprendono anche gli spumanti) dove il 54% dell’import di vino bio è riconducibile a vini francesi ed il 34,2% a quelli italiani. Congiuntamente i due paesi detengono l’88,2% delle importazioni, lasciando a pochi altri produttori le quote residuali dei flussi diretti verso gli Stati Uniti.
In prospettiva, le opportunità di sviluppo delle vendite oltreoceano di vini biologici sono molto positive. Negli Stati Uniti l’interesse nei confronti delle produzioni ottenute con metodi sostenibili, e di quelle biologiche in particolare, è in continua crescita e i vini italiani biologici hanno tutte le carte in regola per rafforzare la propria presenza in questo paese.

DOWNLOAD

Per informazioni:
Ufficio Stampa Nomisma – Wine Monitor www.winemonitor.it
Edoardo Caprino Tel. 339 5933457 – This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
Giulia Fabbri Tel. 345 6156164 – This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

 

Published in Comunicati Stampa

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Continuando la navigazione, acconsenti all'utilizzo. cookies