IL BIO AGROALIMENTARE MADE IN ITALY CONFERMA IL SUO SUCCESSO ANCHE ALL’ESTERO: +337% DAL 2008.
L’export italiano bio vale 1,42 miliardi nel 2014
È quanto emerge dai risultati dell’Osservatorio Sana 2015 curato da Nomisma
La filiera biologica italiana gode di ottima salute. Tutti in numeri chiave 2014 sono in crescita: superfici, imprese, punti vendita. Ma il trend che più sorprende arriva dal mercato finale: le vendite agroalimentari bio crescono in doppia cifra sia sul mercato interno che all’estero.
A spiegare i motivi di questo ampio consenso è l’Osservatorio SANA 2015 promosso da ICE, curato da Nomisma, su incarico di BolognaFiere e in collaborazione con Federbio e Assobio.
L’Osservatorio Sana-Nomisma 2015 ha come focus la misurazione dell’export di prodotti agroalimentari biologici italiani e la valutazione del posizionamento competitivo sui mercati esteri. Obiettivi realizzati tramite l’implementazione di una Survey su 155 imprese agroalimentari bio italiane che esprimono un fatturato agroalimentare biologico di 1 miliardo di euro (circa un quarto del fatturato della filiera biologica italiana). I risultati parlano chiaro: il settore agroalimentare biologico continua a esprimere un grande potenziale, anche aldilà dei confini nazionali. L’export di prodotti agroalimentari bio italiani è in crescita esponenziale (+337% rispetto al 2008) e nel 2014 ha generato un fatturato di 1,4 miliardi di euro (4% sull’export agroalimentare italiano totale).

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Fonte: NOMISMA e ASSOBIO per Osservatorio SANA 2015

“L’export agroalimentare bio è costantemente trainato dalle ottime performance del Made in Italy sui mercati internazionali (+2% 2014 su 2013). Ma la crescita dell’export bio è supportata anche da altri fattori decisivi.” - dichiara Silvia Zucconi, coordinatore area Agroalimentare Nomisma che ha curato l’Osservatorio SANA 2015 - “Innanzitutto una vivace domanda di prodotti biologici a livello mondiale (+13% la crescita delle vendite nell’ultimo anno), ma soprattutto la capacità del bio Made in Italy di offrire qualità, innovazione e garanzie aggiuntive (prima fra tutte la tracciabilità).”

Prodotti, quindi, con attributi distintivi riconosciuti e apprezzati sia dalla grande distribuzione gli operatori commerciali che dai consumatori internazionali: è certamente il primo motivo per cui le imprese italiane del bio mostrano un’ottima capacità di presidio dei mercati internazionali. Anche la loro propensione all’export ne è una dimostrazione: sale al 24% la quota dell’export sul fatturato, a fronte di un 18% registrato dall’agroalimentare nel complesso.

La vocazione all’export delle imprese bio italiane è forte (nel 2014 l’80% delle imprese del campione è stata attiva sui mercati internazionali) e l’esperienza è consolidata: il 74% delle imprese esporta da oltre 5 anni, mentre un ulteriore 19% ha iniziato a vendere oltre confine da 2-3 anni.

Il paniere bio all’estero si concentra su alcune categorie di punta del Made in Italy: ortofrutta fresca (20% del fatturato in export bio del campione), pasta (12%), carni fresche e trasformate (7%) – soprattutto salumi e insaccati – e vino (7%). Pesanti anche alcune altre referenze tipiche del paniere bio come i sostituti del latte (bevande vegetali a base di soia o riso) che generano il 16% del fatturato estero.

Per quanto riguarda i principali mercati presidiati, la UE rappresenta il maggior sbocco per l’export bio (82%). Come per l’agroalimentare totale, la Germania rappresenta il primo mercato anche per i prodotti italiani bio (24% del fatturato estero realizzato nel 2014), seguita dalla Francia (20%). Ma in futuro a trainare le vendite italiane all’estero potrebbero essere soprattutto i mercati terzi, primo fra tutti quello USA, che oggi copre solo il 4% dell’export agroalimentare a marchio biologico.

“La crescita del bio italiano non si fermerà alle dimensioni di mercato di oggi, e si svilupperà sensibilmente anche all’estero” - dichiara Silvia Zucconi di Nomisma - “Innanzitutto il profilo delle aziende bio è vincente: sono giovani, dinamiche, con grandi capacità manageriali e di commercializzazione. In più sono ottime le aspettative delle imprese export oriented: quasi 8 su 10 prevedono un incremento del proprio fatturato biologico all’estero nei prossimi 3 anni. Ed è grande l’interesse verso i mercati internazionali da parte delle imprese bio che ancora non esportano: il 57% dichiara un forte interesse a intraprendere la strada dei mercati internazionali nel prossimo futuro.”

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Fonte: Nomisma per Osservatorio SANA 2015

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Fonte: Nomisma per Osservatorio SANA 2015

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Per informazioni:
Ufficio Stampa Nomisma
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Edoardo Caprino T. 339 5933457
Giulia Fabbri T. 345 6156164

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ICE (The Italian Trade Agency) and Sana (International Exhibition of Organic and Natural products organised by Bologna Fiere) have promoted an Observatory with the aim of monitoring the organic agricultural sector abroad.  Federbio (Italian Federation of Organic and Biodynamic Agriculture) and Assobio (National Association of processing and distribution companies of organic and natural products) collaborate on the project, convinced of the need to set up, in favor of the sector operators and enterprises, data and analysis on the opportunities of the BIO Made in Italy internationalisation.

The implementation of the Observatory has been entrusted to Nomisma, which has dealt with the study of the organic supply chain for years.

The results of the Sana and ICE Observatory will be presented to stakeholders and to the media in a conference that will take place on September 12th on the occasion of Sana 2015.

A crucial work phase of the Observatory concerns the realisation of a survey involving agri-food enterprises with the most representative biological Italian brand products. The data that will be collected will form a unique information asset as the absence of a customs codes classification for certified organic products prevents the detection of the continuous imports and exports flows.

The survey of agri-food enterprises will end at the beginning of August 2015.

We would like to thank  the companies involved in the survey for their kind collaboration reminding that the data collected will be used to develop valuable information for all companies operating in this sector.

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Bologna, Nomisma Conference Hall, at 11.00 - Nomisma, in collaboration with University of Bologna, presents the results of the survey that involved 13,000 high school students.

Nomisma, in the framework of its research and economic consulting activities, has always been committed to providing a contribution to the interpretation of the economic and social transformations of our country.

It is in this perspective that, since 2009 Nomisma’s Observatory on Gambling & Youngsters aims at ensuring continuous monitoring of the economic and regulatory structure as well as the dynamics of the various gambling segments, together with the detection of teenager’s’ behaviours and relationships with the gambling world.

Today, with Gambling & Youngsters - Young Millennials Monitor, the Observatory shows two innovative factors.

First, the multi-disciplinary approach to the phenomenon. Nomisma has indeed launched a partnership with the University of Bologna to explore all the dimensions of the gambling phenomenon.

Second, a single database that allows to track the gambling habits and behaviour of youngsters.

During the school year 2014/2015 it has been developed, in fact, a survey that has involved high schools and the participation of over 13,000 youngsters, aged between 14 and 19 years.

The results of Gambling & Youngsters - Young Millennials Monitor will be presented on July 1 (11:00 am) at Nomisma’s Conference Hall (Strada Maggiore, 44 – Bologna - Italy).

Stefano Bonaccini, President of the Emilia Romagna Region, will participate at the event.

The presentation of the results will be followed by a panel discussion with privileged speakers focused on encouraging the debate and aiming at outlining possible policy interventions.

The event is open and free until all places available have been filled. Confirmation of participation is welcomed.

PROGRAMME

SEGRETERIA ORGANIZZATIVA
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T. 051.6483. 179-158-149

 

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Sala Bolognese (BO), at 9:00 – Silvia Zucconi, Nomisma’s Agriculture and Food Industry Unit Coordinator, presents the results of the Survey on farms "The role of hybrid wheat in Italy" during the conference entitled "What kind of wheat will we cultivate in 2025?".

Programme

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Denis Pantini, Wine Monitor Nomisma’s project leader, presents the competitive scenario of Italian wine on international markets and offers results of the Millennial Wine Monitor Consumer Survey realised for Business Strategies in the United States.

A discussion panel on strategies for the promotion of Italian wine will follow - At Vinitaly 2015 talking with: Paolo De Castro, EP Agriculture Committee, Luca Bianchi, Head of Department for competitive policies, agri-food quality, horseracing and fishing, Ezio Castiglione, Ismea President, Gianluca Lauria, Head of Corporate BNL- BNP Paribas Group; Silvana Ballotta, CEO BS Business Strategies Srl.

Programme

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BALLOTTA (BUSINESS STRATEGIES): NEL 2014 CRESCITA EXPORT PAESI TERZI BATTE QUELLA UE 5 A 1

Bologna, 24 marzo 2015- “La variazione nell’ultimo anno dell’export di vino italiano nei mercati terzi è stata del +2,4%, contro lo 0,5% del mercato Ue-28. Una crescita, quella nei Paesi terzi, di quasi 5 volte superiore rispetto alle vendite nell’Ue, cui hanno contribuito in maniera decisiva le azioni di Ocm Promozione”. Lo ha detto oggi a Vinitaly Silvana Ballotta, Ceo di Business Strategies, al convegno ‘Obiettivo export a 50 miliardi di Euro: quali strade per la promozione?’, organizzato da Business Strategies in collaborazione con il ministero delle Politiche Agricole. “Monitorare costantemente gli atteggiamenti e la percezione dei consumatori extra Ue nei confronti del nostro vino è la chiave per supportare le strategie di internazionalizzazione del vino made in Italy e raggiungere gli obiettivi posti lo scorso anno a Vinitaly dal Premier Renzi. Per questo – ha aggiunto Ballotta -abbiamo fondato assieme a Nomisma-Wine Monitor il nuovo Osservatorio esclusivamente dedicato ai mercati terzi, che oggi valgono il 58% del valore delle nostre esportazioni totali. E come esordio, l’Osservatorio non poteva che dedicare la sua prima indagine agli Usa e ai modelli di consumo dei suoi Millenials”. Per il responsabile area Agroalimentare di Nomisma, Denis Pantini: “Assistiamo a una sorta di migrazione dei consumi di vino: dal 2000 a oggi i consumi nell’Ue sono calati del 6% mentre negli altri Paesi sono cresciuti del 25%. E ancora, negli ultimi 10 anni (2004-2014) in Europa l’import in valore è cresciuto con un tasso medio annuo del 3%, mentre nei mercati terzi ha viaggiato su ritmi vicini all’8%, con punte del 39% in Cina (da 42mln a 1,2mld di euro) e del 10,7% in Russia. Altro elemento – ha aggiunto l’analista – che dimostra la strategicità di questi mercati è il prezzo medio al litro: è quasi doppio quello dei mercati terzi (3,75 euro) rispetto a quello Ue (1,91 euro)”.

Per il periodo 2014-2018, l’OCM vino prevede 337 milioni di euro annui: di questi, il 36% è dedicato alla promozione del vino italiano nei paesi Terzi. La Svizzera, rileva l’indagine dell’Osservatorio Business Strategies-Nomisma, è il mercato terzo dove l’Italia vanta la maggiore quota di mercato, con il 36%. A seguire, Stati Uniti (32%), Russia (29%), Canada (20%), Giappone (14%) e fanalino di coda la Cina si attesta sul 7% (nel 2001 era al 14%).

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SURVEY OSSERVATORIO BUSINESS STRATEGIES-NOMISMA, E’ BOOM DI PROSECCO TRA I FIGLI DEI BABY BOOMER

Vinitaly, 23 marzo 2015- Amano i nostri vitigni al punto da preferire i vini italiani rispetto a tutti quelli stranieri (35,6%); li prediligono ai vini francesi, argentini, cileni e australiani; adorano il Prosecco (prima scelta rispetto allo Champagne) e gli abbinamenti cibo-vino. Sono i ‘Millenials’, la Generazione Y (20-35 anni) che sostituirà i ‘Baby Boomer’ tra i top buyer americani, inquadrati nell’indagine a cura del nuovo ‘Osservatorio Mercati terzi’ di Business Strategies/Nomisma-Wine Monitor. La ricerca, presentata oggi a Vinitaly nel corso del convegno ‘Obiettivo export a 50 miliardi di Euro: quali strade per la promozione?’, organizzato da Business Strategies in collaborazione con il ministero delle Politiche Agricole, è stata realizzata su un campione di 3800 giovani residenti negli Stati di New York, Illinois, California, Miami, Oregon.

“Gli Stati Uniti – ha detto il direttore area Agroalimentare di Nomisma, Denis Pantini - non sono per nulla un mercato maturo per i vini italiani: è ancora forte la concentrazione dei consumi di vino, che si raggruppa perlopiù in 5 Stati; inoltre, dei 350mln di abitanti gli enoappassionati sono solo il 44%. Infine, il vino incide per appena il 10% tra le bevande alcoliche, con la birra all’80%. Detto questo – ha aggiunto Pantini – è fortissimo il brand Italia presso i nuovi consumatori Usa, specie tra una categoria, quella dei Millennials, che rappresenta il più grande gruppo demografico (21% della popolazione) dopo i Baby Boomers (50-68 anni, 24% della popolazione).

Dopo la California (46%), è italiano (35,6%) il vino più amato dai figli dei baby boomer, riconosciuto per eleganza (20%) e versatilità (15%) ma soprattutto per la sua qualità (29%); lontani Francia (30,2%), Spagna (22,4%), Argentina (14,1), Cile e Australia. Non c’è partita nemmeno nei testa a testa, con il 44% dei giovani consumatori americani che ritiene i vini italiani qualitativamente superiori a quelli francesi, mentre solo 3 su 100 preferiscono i vini transalpini. Il Belpaese vince il confronto anche con i concorrenti extraeuropei, battendo l’Australia con un indice di gradimento del 58% e superando anche l’Argentina per oltre la metà degli intervistati (53%). L’osservatorio Business Strategies/Nomisma si sofferma poi sul grado di conoscenza da parte dei Millenials delle regioni vinicole italiane, e qui stravince la Toscana con il 27% delle prime risposte; poi Veneto e Sicilia (16%) e Piemonte (12%). Nota a parte merita il Prosecco, vero must per la Generazione Y al punto da risultare per il 42% una prima scelta di grande qualità nelle abitudini sparkling delle serate newyorkesi, che solo in alternativa alle bollicine venete ordinerebbe Champagne o altri spumanti italiani (39%). Freschezza, leggerezza e versatilità sono le caratteristiche ricercate dai giovani americani, che prediligono gli abbinamenti cibo-vino (48%) come veicolo di promozione, oltre a packaging e etichetta accattivanti. “In uno scenario evolutivo quale quello del mercato americano – ha aggiunto la Ceo di Business Strategies, Silvana Ballotta i Millenials sono il gruppo che ha un impatto significativo per tutta la categoria alcolici. Ed è su questo target che occorre lavorare, intercettando il loro bisogno di prodotti unici e differenziati, il loro forte senso di individualità e di identità personale. E riuscire a erodere quote significative alle bevande competitor”.

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VALORE VINO DEL NOSTRO AUTOCTONO CRESCIUTO DEL 175% IN 5 ANNI. ORA OCCORRE IMPIANTARE 100 NUOVI ETTARI

(Vinitaly, 24 marzo 2015). Cresce più del doppio della media italiana l’export del Verdicchio, il bianco autoctono marchigiano. Lo rileva un’indagine realizzata da Nomisma - Wine Monitor per l’Istituto Marchigiano di Tutela Vini (IMT) e presentata oggi a Vinitaly nello stand della Regione Marche.

Nel 2014 le esportazioni del bianco fermo più premiato dalle guide italiane hanno infatti registrato una crescita sul 2013 del 2,9%, contro un +1,4% della media nazionale, mentre sono stabili le vendite sul mercato interno. Nel complesso, gli autoctoni di Matelica e Jesi hanno realizzato lo scorso anno un fatturato dell’imbottigliato di oltre 37,5mln di euro, con il 52% (19,5mln di euro) del valore proveniente dal mercato interno e il 48% (18mln) riservato all’export, con Stati Uniti (22%), Belgio e Olanda (20%), Germania (17%), sul podio, seguiti da Regno Unito (8%) e Cina (6%). Secondo l’indagine svolta dal responsabile Wine Monitor di Nomisma, Denis Pantini, sugli associati IMT (16 denominazioni) - il principale consorzio vinicolo regionale che somma l’82,1% delle esportazioni regionali – il Verdicchio rappresenta oltre la metà del loro fatturato.

“Oltre all'ottima performance sull'export – ha detto il responsabile Wine Monitor di Nomisma, Denis Pantini - il Verdicchio ha buone opportunità anche sul mercato nazionale. Infatti tra gli user di Verdicchio in Italia, sono prevalenti quelli con consumo abituale (almeno 2-3 volte a settimana), pari al 68%. Le altre leve di espansione del Verdicchio sono il bio e la comunicazione. Il 70% dei consumatori di Verdicchio – ha proseguito - è interessato a provare vino bio, così come a conoscere l'identità del vino: dai luoghi dove è prodotto a come è fatto, rappresentando al contempo una potenziale leva per lo sviluppo dell'enoturismo”.

Per il direttore dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini, Alberto Mazzoni: “Negli ultimi 5 anni, a fronte del successo sul mercato, il valore del Verdicchio è cresciuto di circa il 175% a ettolitro. Ma il rischio adesso è che gli ettari coltivati non bastino più, perché siamo sotto scorta. E’ perciò necessario impiantare ulteriori nuovi 100 ettari di vigneti attraverso il bando che la Regione emanerà nei prossimi mesi sulla riserva regionale – di circa 150 ettari - finché sarà disponibile e utilizzabile, vale a dire fino al 31 dicembre 2015, altrimenti questo potenziale andrà definitivamente perso”.

Hashtag ufficiale della Regione Marche al Vinitaly: #winemarche

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Le Doc Marche: Bianchello del Metauro, Colli Maceratesi, Colli Pesaresi, Esino, Falerio, I Terreni di Sanseverino, Lacrima di Morro d’Alba, Pergola, Rosso Conero, Rosso Piceno, San Ginesio, Serrapetrona, Terre di Offida, Verdicchio dei Castelli di Jesi, Verdicchio di Matelica

Le Docg Marche: Conero, Offida, Vernaccia di Serrapetrona, Castelli di Jesi Verdicchio Riserva, Verdicchio di Matelica Riserva.

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(+5,2% RISPETTO AL 2014). E’ QUANTO EMERGE DALL’ANALISI WINE MONITOR-NOMISMA

Bologna, 20 marzo 2015 - +235% Europa, +273% mondo: sono questi i dati relativi allo sviluppo – nel periodo 2002/2013- registrato dalla viticoltura biologica. E’ quanto emerge dall’analisi Wine Monitor – Nomisma su dati FIBL - predisposta in occasione di Vinitaly 2015. La viticoltura biologica dell’Unione Europea rappresenta il 78% della superficie bio (per l’Europa non sono disponibili i dati per Estonia, Finlandia e Regno Unito).
Nel mondo il 4,6% della superficie vitata è bio; nella Ue l’incidenza sale al 7,6%. La graduatoria per Paese rileva al primo posto il Messico (con uno share del 15,9%), seguito dall’Austria (10,1%). L’Italia è al terzo posto (con il 9,8%) precedendo Spagna (8,9%), Francia (8,5%), Nuova Zelanda (7,2%), Germania (7,1%), Repubblica Ceca (6,4%), Bulgaria (5,0%) e Grecia (4,8%)
Nel 2009 l’Italia ha perso il primato delle superfici vitate bio (oggi sono poco meno di 68 mila gli ettari); guida la Spagna (poco meno di 84 mila ettari nel 2013). Considerando l’orizzonte temporale 2003-2013 il Paese iberico presenta una crescita del +410% mentre l’Italia del +114% e la Francia del +297%.
Spostando l’obiettivo sulla superficie a vite biologica per regione, in Italia guida la Sicilia (25 mila ettari nel 2013; +61,5% rispetto al 2011; 37% delle superfici bio in Italia), seguono la Puglia (10.604 ettari, +32,5%) e la Toscana (8.748 ettari, +73,7%).
La Survey 2015 Wine Trend Italia di Wine Monitor– Nomisma fa il tracking dell’interesse del consumatore italiano nei confronti del vino a marchio bio.
La presenza di un marchio bio è il primo criterio che guida le scelte di un vino per il 4% dei consumatori italiani, dato che identifica in modo chiaro l’esistenza di un segmento di consumatori con forte interesse per il bio, di dimensioni ancora piccole ma in grande aumento (solo nel 2014 tale gruppo non superava l’1%).
Ma l’interesse per il bio non si ferma solo a chi cerca esclusivamente vini certificati …. È davvero molto più ampio! Il vino infatti è sperimentazione di vitigni, territori, sapori e i criteri con cui si sceglie un vino sono molteplici.
Nel 2015, infatti, il tasso di penetrazione del vino bio è in netta crescita: il 16,8% degli italiani (18-65 anni) ha consumato, in almeno una occasione, in casa o away from home, un vino a marchio bio. Balzo importante se si pensa che nel 2013 il consumo di vino bio coinvolgeva il 2% della popolazione e nel 2014 11,6%.

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Il successo e l’interesse nei confronti del vino bio sono legati all’ottimo posizionamento in termini di qualità, percepita superiore rispetto ai vini convenzionali dal 49% dei consumatori (un ulteriore 45% giudica la qualità dei 2 prodotti identica). Tale valutazione diventa ancor più forte tra chi consuma vino bio: il 68% degli user considera superiore la qualità dei vini a marchio bio.
Quali strade per incrementare ancor di più notorietà e successo dei vini bio?
Per Wine Monitor-Nomisma occorre aumentare la consapevolezza nel consumatore rispetto all’esistenza di di vini a marchio bio nel portfolio di molti dei grandi brand italiani reperibili già oggi sugli scaffali di GDO ed enoteche, oltre che nelle wine list di molti ristoranti italiani.
L’indagine Wine Trend Italia 2015 di Wine Monitor indica che il 38% dei consumatori di vino dichiara di ”non aver mai fatto caso” all’esistenza di proposte di vini bio in negozi/ristoranti e, addirittura, un 14% non hai mai notato in assortimento/carte vini tali prodotti ma sarebbe interessato. Tale quota indica in modo chiaro che il potenziale di sviluppo del vino bio in Italia è molto alto e potrebbe essere raddoppiato il numero degli user con un adeguamento delle proposte di negozi/ristoranti, oltre che con una più incisiva comunicazione al consumatore e un labelling più incisivo.
Ulteriori opportunità di espansione arrivano anche dal target degli attuali non consumatori: chi non ha bevuto vino bio negli ultimi 12 mesi non lo ha fatto soprattutto perché tali vini non sono presenti nei negozi/ristoranti in cui si reca abitualmente (il 27% di chi non ha consumato vino biologico nell’ultimo anno).

“La “nuova” certificazione del vino bio ha sicuramente conferito maggiore appeal e chiarezza comunicativa” dichiara Silvia Zucconi Survey Coordinator di Wine Monitor- Nomisma “Parte del potenziale di mercato è stato già conquistato, ma molto può ancora essere fatto. 3 sono le leve di sviluppo: inserimento di vini bio in wine list e negli assortimenti di enoteche/Gdo; attrazione degli attuali non user attraverso comunicazione e labelling efficaci, oltre a sperimentazioni del prodotto tramite degustazioni; inserimento in portfolio di referenze bio per i grandi brand … Il 90% dei consumatori si dichiara interessato ad acquistare il brand del vino preferito se questo inserisse una linea a marchio biologico”.

E’ sempre più prioritario saper comunicare le virtù del vino bio in modo semplice e favorire una maggior presenza del prodotto in Gdo, enoteche e punti vendita specializzati, wine list di ristoranti così da favorire il primo acquisto e superare le barriere d’accesso, favorendo così l’ulteriore superamento dei possibili preconcetti del consumatore sul posizionamento della qualità del vino bio in chi oggi acquista

“Ma soprattutto è necessario un maggior presidio dei mercati esteri dove il vino italiano e il vino bio hanno un’ottima reputazione” rimarca Zucconi – Wine Monitor Nomisma “Non è un caso infatti come il vino biologico di importazione abbia ampi riconoscimenti rispetto ai vini convenzionali: negli Usa il prezzo medio all’import dei vini bio è superiore del 14% rispetto a quelli convenzionali”.

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Per informazioni:
Ufficio Stampa Nomisma – Wine Monitor www.winemonitor.it
Edoardo Caprino Tel. 339 5933457 - This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
Giuseppina Petrina Tel.3462109524 – This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

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Rome, Ministry of Agriculture, 10:30 a.m. – Silvia Zucconi, Coordinator of Nomisma’s Agriculture and Food Industry Unit, will be speaking at the Conference organised by the Consortium for the Protection of Modena Balsamic Vinegar, making the presentation: “Evocation: consumer perception. Presentation of the CTABM market studies”.

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