Rapporto Coop 2020: presente e futuro degli italiani dopo il lockdown

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A Milano, il 10 settembre, è stata presentata l’anteprima digitale del “Rapporto Coop 2020 – Economia, Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani”, redatto dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop con la collaborazione scientifica di Nomisma, il supporto di analisi di Nielsen e i contributi originali di Gfk, Gs1-Osservatorio Immagino, Iri Information Resources, Mediobanca Ufficio Studi, Npd, Crif e Tetra Pak Italia.

L’edizione 2020 del Rapporto, scaricabile dal sito italiani.coop, racconta il Next Normal degli italiani ed illustra gli scenari che ci aspetteranno una volta che la pandemia sarà conclusa.
Cosa accadrà all’economia del Paese? Come cambieranno le abitudini, i consumi e gli stili di vita degli italiani? Per rispondere a queste domande il Rapporto Coop 2020 ricorre – tra le varie fonti – a due strumenti informativi privilegiati: un’indagine sulle famiglie italiane ed una sulla business community, entrambe svolte durante lo scorso mese di agosto. La prima è stata condotta su un campione di 2.000 italiani rappresentativo della popolazione over 18, mentre la seconda ha coinvolto 700 opinion leader e market maker appartenenti alla community del sito italiani.coop: tra questi, sono state selezionate 280 persone – imprenditori, direttori, amministratori delegati e liberi professionisti – che più di altre potevano anticipare gli orientamenti futuri del Paese.

In questo articolo vedremo alcuni dei dati più significativi emersi dal Rapporto Coop 2020, riferiti alle abitudini di vita e di consumo che caratterizzeranno il “Next Normal” degli italiani.

L’indomani della pandemia: le prospettive internazionali ed europee

La pandemia Covid-19 ha portato con sé la più grande recessione dal Secondo Dopoguerra. Per quanto riguarda l’Italia, le ultime previsioni stimano un crollo del Pil del 9,5%, maggiore, quindi, rispetto a quello registrato durante la crisi del 2008-2009 (per cui si parlava di una riduzione del 6,5%). Per il 32% degli executive italiani il Paese tornerà ai livelli precedenti la pandemia nel 2023, anche se i più pessimisti (il 19%) ritengono che dovremo attendere almeno il 2025. 

Intanto, l’ipotesi di un nuovo lockdown divide gli italiani, che non sono tutti favorevoli all’idea di attuare nuovamente questo tipo di provvedimento, qualora si verificasse un’altra impennata di contagi nel Paese: il 32% lo considera necessario solo in casi veramente estremi, il 29% sarebbe d’accordo ad applicarlo anche a livello nazionale se necessario, mentre il 20% esclusivamente a livello locale.

Per quanto riguarda le dinamiche internazionali, si prevede uno spostamento del baricentro economico e geopolitico a Oriente. Cina, Russia e le altre economie asiatiche ne usciranno rafforzate secondo, rispettivamente, il 71%, il 42% e il 40% dei manager italiani, a discapito di quelle atlantiche, il cui ruolo sembra destinato a perdere di centralità: per il 44% degli executive, infatti, ci sarà un indebolimento della posizione degli Usa e per il 78% dell’Unione Europea.

Al tempo stesso, le difficoltà emerse con la pandemia hanno portato ad una maggiore coesione tra i Paesi membri dell’Ue, determinando la fine dell’austerity e l’avviamento di un ingente piano di rilancio per la ripresa economica, di cui beneficerà anche l’Italia.

Recovery plan italiano: puntare sull’istruzione per il rilancio del Paese

L’appartenenza all’Unione Europea rappresenta un grande vantaggio per l’Italia secondo l’87% dei manager intervistati. Ma come andrebbero sfruttate le risorse stanziate dall’Unione Europea nell’ambito del Recovery Plan? Secondo gli executive, i primi tre ambiti su cui il Governo italiano dovrebbe concentrare gli sforzi sono l’istruzione (42%), il lavoro (36%) e la tecnologia/digitalizzazione (36%), mentre i principali punti di forza su cui l’Italia dovrebbe fare leva per il rilancio del Paese sono il potenziale turistico (47%), le eccellenze agroalimentari (46%) e le eccellenze industriali (35%).  

Per quanto riguarda l’istruzione, nello specifico, il 61% degli executive italiani che indicano questo aspetto come prioritario ritiene che il Governo dovrebbe modernizzare gli strumenti di didattica, il 59% potenziare l’offerta scolastica pubblica e il 40% favorire l’accesso degli studenti alle tecnologie.
Investire sulla formazione risulta rilevante anche in ambito lavorativo: il 27% dei manager considera importante per una riforma strutturale del lavoro l’alfabetizzazione e lo sviluppo delle competenze nell’uso delle tecnologie e il 24% pone l’accento sul favorire la formazione professionale dei lavoratori. Un italiano su 5, inoltre, nel 2021 aumenterà il tempo dedicato ai corsi di formazione

Nuovo anno scolastico al via: i dubbi e le preoccupazioni dei genitori

Dato il particolare periodo, che vede la riapertura delle scuole dopo il lockdown, il Rapporto Coop 2020 ha dedicato un focus specifico alla scuola, indagando le opinioni dei genitori in merito al nuovo anno scolastico. Dalla survey è emerso che il 45% degli italiani con figli è preoccupato per la sicurezza della scuola dal punto di vista sanitario. Inoltre, i genitori sono scettici circa l’osservanza delle precauzioni anti Covid da parte degli alunni durante le lezioni: il 64% in merito al rispetto del distanziamento sociale in classe, il 56% in riferimento all’uso delle mascherine e il 63% sul mantenimento delle distanze nelle aree comuni. 

Tecnologia e didattica a distanza hanno rivestito un ruolo di primaria importanza durante il lockdown, ma i genitori non considerano ragazzi e insegnanti sufficientemente preparati su questo fronte: il 64% ritiene che i docenti non siano abbastanza formati e il 52% pensa la stessa cosa degli studenti.

La maggior parte dei genitori è favorevole al vaccino – infatti il 74% vaccinerebbe il figlio, se fosse già possibile farlo – ma sulla necessità di chiudere le scuole nel caso di soggetti positivi, vigono pareri contrastanti. Se si verificassero casi Covid in città, il 39% dei genitori sarebbe favorevole alla chiusura delle scuole anche in presenza di pochi contagi, il 34% approverebbe la chiusura degli istituti solo se i casi di positività aumentassero e il 21% solo in presenza di casi a scuola.

Prospettive degli italiani e nuovi stili di vita

La pandemia ha prodotto – e produrrà – effetti importanti sulle finanze familiari degli italiani.  I nostri connazionali, insieme agli spagnoli,  sono i più pessimisti d’Europa in merito alle prospettive finanziarie personali. Il 38% teme di dover affrontare seri problemi economici nel 2021 e il 60% di questi pensa che dovrà attingere ai propri risparmi o a quelli dei familiari. Ad essere più in difficoltà risultano donne, disoccupati e lower class. Dall’altro lato c’è un 17% di italiani che nel 2021 si aspetta un miglioramento della propria condizione economica. È questa una quota minoritaria, rappresentata soprattutto da uomini e soggetti appartenenti all’upper class.

L’emergenza Coronavirus, ha rappresentato una sorta di “macchina del tempo” per gli italiani, generando salti indietro nel tempo, anticipazioni del futuro e veri e propri cambiamenti di rotta. Il Pil pro capite è giunto ai livelli di metà anni ‘90, la spesa per i viaggi e le vacanze è addirittura tornata a quella del 1975 e i consumi fuori casa hanno fatto un balzo indietro di circa trent’anni. D’altra parte, la pandemia ha provocato una forte accelerazione di alcuni processi che erano già in atto, anticipando i tempi.  È il caso dello smart working e dei lavoratori da remoto, che nel 2020 sono cresciuti del +770% rispetto al 2019, dell’e-grocery, il cui fatturato è aumentato del +132% nel corso di un solo anno, e della digitalizzazione in generale che ha visto una forte crescita in ambito professionale, didattico, sanitario e nei servizi. 

Si accelerano purtroppo i tempi anche dal punto di vista demografico, anticipando di dieci anni il ritmo della denatalità: nel 2021, infatti, si potrebbe arrivare a perdere 30 mila nascite, scendendo dunque sotto la soglia psicologica dei 400 mila nati in un anno. La nascita di un figlio non è l’unica rinuncia importante che hanno dovuto fare gli italiani a causa dell’emergenza sanitaria: anche scelte di vita come matrimoni, acquisiti di case, trasferimenti e aperture di nuove attività hanno subito le conseguenze del Coronavirus e ben l’84% degli italiani si è trovato nella condizione di dover cancellare o rinviare progetti di questo tipo.

Non mancano i disagi psicologici e sociali innescati dalla pandemia.
Nei primi sei mesi dell’anno, ad esempio, è cresciuto del +250% il numero dei ragazzi iperconnessi, che sono più a rischio hikikomori, situazione che colpisce giovani e giovanissimi conducendoli ad una sorta di “ritiro sociale”. Ad aumentare sono state anche le chiamate al numero antiviolenza di genere che, nel periodo da marzo a giugno, hanno visto un’impennata del +119% rispetto all’anno precedente. E le prospettive future non sembrano migliorare: il 38% degli executive italiani pensa che, nei prossimi 3-5 anni, ci aspetta una società più rancorosa e violenta.

La nostra vita in una “bolla”

La conseguenza di questi cambiamenti e della difficoltà a progettare il futuro, come emerge dal Rapporto Coop 2020, è la sensazione di vivere in una “bolla”. Gli italiani tendono a rifugiarsi in zone di comfort delimitate e rassicuranti, come la propria abitazione e gli affetti familiari, e al contempo riducono gli spostamenti e le attività outdoor.

Si prevede che gli incontri con amici e familiari avverranno sempre di più fra le mura domestiche, le quali, allo stesso tempo, diventeranno il luogo principale in cui si consumeranno (e si prepareranno) i pasti: nel 2021, il 41% degli italiani pensa di ridurre la spesa presso ristoranti, pub, bar, mentre il 45% diminuirà quella relativa all’intrattenimento fuori casa.

L’esplosione dell’uso dei social network, la fruizione di contenuti on demand, l’assenza di un ampio confronto sociale sono aspetti che riguarderanno sempre più persone. In questa situazione di generalizzato distanziamento, il rischio è di chiudersi in una bolla digitale sociale e informativa, condizione che può favorire insidie come la diffusione di fake news e informazioni di parte. 

Crescita dell’homemade, in particolare in cucina

Dal Rapporto Coop 2020 emerge anche una crescita della tendenza all’homemade sotto diversi punti di vista. Ad esempio, si prevede che, nel 2021, il 32% degli italiani si dedicherà ad attività legate al fai da te, un altro 32% a giardinaggio e floricoltura e un 20% alla cura di un orto. Nel “Next Normal” 400 mila persone in meno si avvarranno di un aiuto domestico settimanale, 100 mila in meno faranno ricorso a una badante per sé o per i propri familiari e un 29% inizierà a occuparsi di persone non autosufficienti oppure si dedicherà a loro con più frequenza. Crescerà anche il tempo dedicato alle faccende domestiche e quello passato ai fornelli.

L’aumento del tempo passato in cucina, fenomeno esploso durante il lockdown, continuerà a coinvolgere gli italiani anche nei prossimi mesi. Il Rapporto 2020 mette in luce un’inversione di tendenza rispetto a quanto evidenziato dal Rapporto Coop 2019, che rilevava l’intensificarsi di una “fuga dai fornelli” in costante progressione da anni.
Il lockdown ha determinato un forte cambiamento in tal senso, portando ad aumentare le ore dedicate alla cucina, abitudine che ha continuato a essere presente nel post Covid, come testimonia la crescita dell’acquisto degli ingredienti di base (+28,5% in GDO su base annua) e una riduzione dei piatti pronti (-2,2%). Ad aumentare sono state anche le vendite dei robot da cucina, che a giugno hanno registrato un +111% rispetto al 2019.

Guardando al futuro, nel 2021 il 30% degli italiani dedicherà più tempo alla preparazione del cibo rispetto al 2019 e il 33% sperimenterà maggiormente tra i fornelli. Le motivazioni sono varie: c’è chi lo farà per mangiare più sano (33%), ma anche chi opterà per l’homemade perché lo ritiene un modo per proteggersi da possibili occasioni di contagio (16%).

Acquisti alimentari: gli italiani non intendono risparmiare sul cibo

Sebbene si assista a una generale contrazione degli acquisti, gli italiani non vogliono risparmiare sulla spesa alimentare. Solo il 31%, infatti, dichiara di comprare prodotti confezionati di largo consumo più economici, rispetto alla media europea del 37%. Si tratta di una cifra più bassa rispetto a quella registrata nel 2019 (50%), ma anche a quella registrata nel 2013 (57%), quando ci trovavamo in piena crisi economica. Confortanti anche le previsioni relative al futuro: solo il 18% dice che acquisterà prodotti più economici a emergenza sanitaria finita.

Osservando il carrello della spesa, si scopre che per un italiano su due comprare alimenti 100% italiani o provenienti dal proprio territorio è ancora più importante rispetto al periodo pre Covid. Durante l’estate appena trascorsa, inoltre, è aumentato l’interesse verso il cibo confezionato che cresce ad un ritmo più che doppio rispetto all’intero comparto alimentare: i dati di giugno-metà agosto 2020 parlano di un aumento del +2,3% in confronto allo +0,5% dell’anno passato. 

Gli italiani si confermano attenti alla sostenibilità

Gli italiani non rinunciano al green: nel confronto internazionale sono ai primi posti per quanto riguarda l’attenzione alla sostenibilità, un aspetto che sembra confermarsi anche nel post Covid. Il 27% degli italiani compra più prodotti sostenibili/eco-friendly rispetto al periodo precedente al Coronavirus, superando francesi e spagnoli che invece registrano un 18% in più. Il 21% ha incrementato la spesa nei punti vendita che promuovono prodotti sostenibili, superando americani e tedeschi che, rispettivamente, si fermano al 17% e al 15%, mentre il 20% ha aumentato gli acquisti nelle aziende che operano nel rispetto dei lavoratori. Anche coloro che non si sono ancora avvicinati a questa tendenza sembrano interessati a farlo in futuro: 1,7 milioni di italiani, infatti, prevedono di sperimentare per la prima volta gli acquisti alimentari green nel 2021. 

Sì all’efood, ma senza rinunciare al negozio fisico

Sempre in merito agli acquisti alimentari, dopo il boom del lockdown, non si arresta la crescita dell’e-food. Oltre all’e-commerce vero e proprio, però, gli italiani sembrano orientarsi verso soluzioni miste, dimostrando di apprezzare il click&collect, che passa dal 9% delle vendite online durante il pre Covid al 16% della fase 2, e continuando a ritenere importante il consiglio del negoziante o addetto al banco (il 42%). C’è poi da considerare la questione “prezzo”: l’online costa il 25% in più rispetto al carrello fisico (dato riferito al periodo marzo-giugno 2020), fattore che rende la spesa online un’abitudine diffusa principalmente tra le famiglie con un reddito medio alto (si passa dal 39% della lower class al 53% della upper class).

Interpretare il mondo dopo il Covid grazie all’Osservatorio “The World after Lockdown”

Saper leggere i mutamenti che l’emergenza sanitaria ha provocato nel Paese è essenziale per orientare le decisioni di imprese e istituzioni. Con lo scopo di comprendere e analizzare le trasformazioni che il Coronavirus ha portato negli stati d’animo, nei consumi e nelle abitudini degli italiani, Nomisma ha quindi sviluppato l’Osservatorio “The World after Lockdown”.

L’Osservatorio è pensato per tutte le aziende che hanno bisogno di uno strumento per interpretare i cambiamenti in atto e per indirizzare, di conseguenza, le scelte strategiche dell’impresa. L’Osservatorio, inoltre, può essere “personalizzato” in base al settore in cui opera l’azienda e alle sue esigenze specifiche, al fine di rispondere in modo preciso alle necessità del cliente.

Per maggiori informazioni sugli osservatori Nomisma o per realizzare indagini mirate, è possibile scrivere a osservatori@nomisma.it