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Il Bilancio di Sostenibilità: obbligo di legge o preziosa opportunità per la tua azienda?

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Obbligo di legge ed ennesima lungaggine burocratica o preziosa opportunità per promuovere la propria azienda e riposizionare il brand? Il dibattito sul bilancio di sostenibilità diventa ogni giorno più attuale, perché cresce il numero delle organizzazioni lungimiranti che, in modo volontario, lo redigono e lo presentano ai propri stakeholder (e all’opinione pubblica) per promuoversi e raccontarsi a 360°. Di contro, non diminuiscono le perplessità degli imprenditori, che lo considerano “solo” un dovere (l’ennesimo) e non uno strumento di visibilità a beneficio del proprio business.

Abbiamo posto questa domanda a Boris Popov – Project Manager di Nomisma, esperto nella progettazione e realizzazione di bilanci di sostenibilità – perché ci sono all’orizzonte importanti novità normative che, dal 2024, allargheranno la platea dei soggetti tenuti a redigere questo report, con effetti a cascata su tutta la filiera che coinvolgeranno migliaia di PMI. 

Prima di tornare a questa riflessione vediamo cosa è il bilancio di sostenibilità: è il documento che comunica con trasparenza e obiettività gli impegni presi e i risultati ottenuti nell’ambito della Responsabilità d’Impresa – o Corporate Social Responsibility (CSR). 

Si rivolge agli stakeholder nonché a tutti i portatori di interesse (dalle istituzioni ai cittadini e consumatori, dagli investitori e fornitori) e “misura” l’efficienza aziendale dal punto di vista economico, ambientale e sociale, ovvero l’impatto reale dell’impresa sul territorio e sulla comunità. 

Oggi questo documento è obbligatorio solo per gli enti di interesse pubblico (grandi società quotate), ma dal 2024, la redazione del bilancio di sostenibilità diventerà obbligatoria per tutte le aziende con più di 250 dipendenti, un fatturato superiore ai 50 milioni di euro e un bilancio annuo di almeno 43 milioni. 

Questo alla luce della direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), adottata nel 2021 dalla Commissione Europea, che ha emendato l’attuale quadro normativo sugli obblighi di Reporting Non Finanziario, previsto per le società quotate e di interesse pubblico e recepito in Italia nel 2016.

Di questo allargamento della platea interessata – che coinvolgerà 50.000 società in Europa e 6.000 PMI italiane e che comporterà l’obbligo di pubblicare il proprio report di sostenibilità dal 2024, con i dati e le informazioni riferite all’anno precedente – ne abbiamo parlato con Boris Popov. 

Con l’entrata in vigore di questa normativa, cosa cambia per le aziende italiane?

La prima conseguenza sarà quella di un ampliamento del numero delle aziende che in Italia dovranno redigere obbligatoriamente il bilancio di sostenibilità. Oggi sono 300, società quotate e di interesse pubblico; dal 2024 si stima che saranno circa 6.000 a doversi adeguare a questa normativa europea, con un probabile effetto a cascata sulla filiera che coinvolgerà migliaia di altre imprese di medie dimensioni. 

A quel punto gli imprenditori dovranno organizzarsi per raccogliere le informazioni non solo economiche, che oggi sono la fonte essenziale del bilancio civilistico, ma anche quelle ambientali e sociali, per restituire agli stakeholder e alla comunità un report a 360° dell’azienda.  

Quali sono le caratteristiche del bilancio di sostenibilità e quali informazioni raccoglie in sintesi?

Il bilancio di sostenibilità è un documento di rendicontazione e comunicazione trasparente, che deve raccogliere i dati riferiti alle performance aziendali sugli impatti ambientali, sociali e governance (ESG) e raccontarli, sia all’interno sia all’esterno dell’impresa. Deve essere obiettivo e, allo stesso tempo, avere appeal. Non solo numeri dunque, ma illustrazioni, foto, immagini e infografiche. 

Il modello più diffuso per redigere il bilancio di sostenibilità è quello del Global Reporting Iniziative (GRI). Si tratta di una lista di indicatori, divisi per ambito, che raccontano l’azienda dal punto di vista economico, ambientale e sociale e forniscono informazioni, per citare alcuni esempi, sul board, sulla governance, sulle caratteristiche dei dipendenti (genere, età, inquadramento…), sulla sicurezza e la salubrità dell’ambiente lavorativo, sul codice etico e su tanti altri aspetti che permettono all’organizzazione di farsi conoscere sotto ogni punto di vista.

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Quali sono i vantaggi per l’azienda di realizzare un bilancio di sostenibilità?

I vantaggi per l’azienda che redige il bilancio di sostenibilità vanno letti sia nei confronti dell’esterno, sia nei confronti dell’interno. 

Nel primo ambito, il report:

  • ha una funzione socio-economica, poiché rendiconta in maniera unitaria gli aspetti sociali, economici e ambientali legati allo svolgimento dell’attività di business dell’azienda;
  • rafforza la visibilità e la riconoscibilità dell’azienda sul territorio;
  • permette all’azienda di porsi in maniera trasparente nei confronti del pubblico;
  • promuove il brand;
  • potenzia il rapporto con gli stakeholders, rafforzando il dialogo, attraverso percorsi di stakeholder engagement;
  • incrementa il senso di fiducia nella comunità di riferimento verso le attività svolte.

Dal punto di vista dei vantaggi interni, invece, il bilancio di sostenibilità ha una forte rilevanza strategica, in quanto:

  • infonde senso di appartenenza nei lavoratori e maggior consapevolezza sul ruolo che l’azienda ricopre sul territorio;
  • verifica, nel momento in cui coinvolge dipendenti e collaboratori, se c’è allineamento fra i vertici e la base, fra azienda e stakeholder;
  • fornisce alla direzione ulteriori informazioni per orientare la programmazione, le scelte strategiche e la pianificazione aziendale.

Quindi è corretto dire che questo documento sia un’opportunità per le aziende e non un semplice adempimento burocratico?

È molto importante, nel rapporto fra costi e benefici, considerare che a fronte di un notevole sforzo organizzativo, un bilancio di sostenibilità presenta nuove e numerose opportunità, perché fornisce informazioni sull’azienda che prima non erano richieste e quindi non si conoscevano. 

Si tratta, infatti, di un documento fruibile da parte di un’ampia platea di clienti e che può rappresentare i propri prodotti e servizi in modo gratificante. È un report che “fa colpo” sul tavolo delle istituzioni, sempre molto attente all’impatto che le aziende hanno sul territorio e sulla comunità, e che può favorire un riposizionamento favorevole sul mercato, nel momento in cui fornisce dati innovativi e comunica l’attenzione ai temi socio-ambientali dell’azienda che lo ha redatto. Non ultimo, sensibilizza i dipendenti e i collaboratori in un percorso di consapevolezza del ruolo e dell’impatto dell’azienda sul territorio in cui vivono.

Diventa, di fatto, uno strumento strategico di marketing per comunicare al meglio il reale valore dell’azienda, attrarre nuovi stakeholder, annotare obiettivi e risultati raggiunti.

Cosa si intende per sostenibilità economica, ambientale e sociale di un’azienda? Può farci un esempio di impegni presi e obiettivi raggiunti?

La sostenibilità non va intesa come un compartimento stagno, ma come un valore interconnesso con la produttività, l’efficienza e la redditività di un’azienda. 

Sostenibilità ambientale significa diminuire il consumo energetico, ridurre gli scarti di produzione, limitare i rifiuti, ragionare in un’ottica di economia circolare, e non più lineare. 

Dal punto di vista sociale, invece, sostenibilità significa agire a favore dei dipendenti, incentivare le politiche di welfare, la formazione diffusa. I lavoratori di un’azienda sono un asset determinante per l’innovazione e lo sviluppo, il loro benessere sul luogo di lavoro, la loro crescita professionale sono fattori indispensabili per accrescere la competitività.

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Chi ha l’obbligo di redigere il bilancio di sostenibilità in base all’ultima normativa europea?

Dal 2024 il bilancio di sostenibilità sarà obbligatorio per tutte le aziende, indipendentemente dall’essere quotate in borsa, con più di 250 dipendenti, un bilancio annuo superiore ai 43 milioni di euro e un fatturato superiore ai 50 milioni. La normativa europea, introduce per queste aziende l’obbligo di certificazione. 

Ma le grandi aziende dovranno includere i fornitori (a loro volta “chiamati” a rispettare i parametri di sostenibilità) e questo lascia pensare che anche le PMI dovranno adeguarsi per restare competitive all’interno della filiera. All’obbligo normativo, dunque, si aggiungeranno tutte le aziende che stileranno il report sulla sostenibilità su base volontaria perché avranno capito l’opportunità di promuoversi e raccontarsi attraverso questo documento. 

Un esempio virtuoso in questo senso ci arriva da Laminam, azienda che produce lastre ceramiche, il cui bilancio di sostenibilità 2020 comunica alla collettività performance eccellenti e “un modello di business sostenibile”.

A chi si deve rivolgere un’azienda per redigere questo documento? Può utilizzare una risorsa interna oppure è meglio affidarsi a una società di consulenza? 

Il bilancio di sostenibilità può essere preparato internamente o affidandosi a un soggetto esterno, ma nel primo caso bisogna mettere in conto un considerevole aggravio organizzativo e un probabile allungamento dei tempi, soprattutto quando lo si redige per la prima volta. 

Pertanto, può essere utile essere accompagnati durante il percorso da una società di consulenza esperta in materia con la quale costituire un gruppo di lavoro collaborativo in grado di raccogliere le informazioni e stilare il report. 

La società esterna, inoltre, potrà organizzare efficacemente l’evento di presentazione del documento. Si tratta di un momento molto importante perché il bilancio di sostenibilità si rivolge non solo all’azionista, ma anche al territorio, alla comunità. Occorre dunque una cassa di risonanza adeguata alla platea. 

Quali sono le fasi e i tempi necessari per redigere il bilancio di sostenibilità?

Dipende chiaramente dalle dimensioni dell’azienda, in ogni caso non meno di 3-4 mesi. Le redazione del bilancio di sostenibilità è un processo di analisi interna e di coinvolgimento di tutti i soggetti portatori di interesse che si articola in diverse fasi:

  • pianificazione del percorso;
  • individuazione dei soggetti preposti alla raccolta delle informazioni;
  • raccolta delle informazioni;
  • coinvolgimento degli stakeholder (stakeholder engagement);
  • analisi di materialità, per individuare gli aspetti significativi dell’azienda, considerata la tipologia dell’attività;
  • ed infine, stesura del report.

Una volta concluso, il bilancio di sostenibilità viene reso pubblico di solito sul sito dell’azienda ed eventualmente presentato attraverso un evento ad hoc.  

Quali altri strumenti mette in campo Nomisma per assicurare la sostenibilità di un’azienda?

Il bilancio di sostenibilità è solo uno dei tanti strumenti che l’azienda può utilizzare nel suo percorso verso la transizione ecologica. Un processo oggi più che mai necessario, a seguito dell’emergenza pandemia prima e di quella bellica successivamente.

Proprio a questo proposito, Nomisma ha predisposto un “portafoglio” di servizi che vanno dalla costruzione del Piano Strategico di Sostenibilità alla consulenza in termini ESG (Environmental, Social and Governance), che si riferisce a tre fattori centrali nella misurazione della sostenibilità di un investimento.

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