A quando una possibile diminuzione dei tassi di interesse?

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06 maggio 2024 – L’outlook presentato nell’ultima edizione dell’Osservatorio sul Mercato Immobiliare realizzato da Nomisma sottolinea come l’inflazione sia lo spettro che dal 2022 aleggia sull’economia mondiale, tenendo in scacco la politica monetaria europea e americana.

Recenti stime dell’OCSE prefigurano per il 2024, una stazionarietà del PIL globale (+3,1%) rispetto al 2023 per effetto delle politiche monetarie restrittive e del peggioramento della fiducia di consumatori e imprese. Al contempo, permangono elevati rischi di scenario derivanti dalle tensioni politiche internazionali, ora concentrate in Medio Oriente.

In questo scenario caratterizzato da molteplici fattori di incertezza, al pari della Federal Reserve e della Bank of England, anche la BCE ha lasciato invariati i tassi di riferimento, a fronte di un processo di disinflazione in consolidamento. In tutta l’Area Euro il costo dei finanziamenti a famiglie e imprese rimane pertanto elevato, con conseguenze recessive sulla domanda di credito.

L’evoluzione dei tassi di interesse

Il costo dei finanziamenti alle famiglie per l’acquisto di abitazio­ni è progressivamente aumentato lungo quasi tutto il 2023, in un percorso di crescita analogo per Italia e Area Euro. Già dal secondo trimestre 2022 si era assistito ad una progressivamente divaricazione tra il tasso medio italiano sulle nuove operazioni di durata superiore a 10 anni e quello dell’Area Euro, fino ad arrivare allo spread di 101 pb di gennaio 2023, rispetto ai 13 pb dello stesso mese del 2022. La distanza tra i due valori è poi scesa a 45 punti base a settembre, per risalire a 61 a novembre.

La brusca diminuzione del tasso italiano tra novembre 2023 (4,31%) e gennaio 2024 (3,68%), non eguagliata da quella del tasso medio dell’Eurozona, ha da ultimo ricondotto lo spread medio a soli 16 pb, in un assetto che appare ancora alla ricerca di una posizione di equilibrio. Lo spread medio per il Q1 2024 rimane assestato sui 15,3 pb.

Tassi di interesse

Fonte: Banca Centrale Europea

Il perdurare della minaccia inflativa ha consolidato l’orientamento a mantenere una politica monetaria restrittiva nella seconda metà del 2023 e nel primo trimestre 2024 da parte delle Banche centrali delle principali economie mondiali. Dopo gli incrementi progressivi dei tassi di riferimento protrattisi fino al terzo trimestre, da settembre 2023 la Federal Reserve e la Bank of England hanno lasciato invariati i tassi di riferimento, inizialmente non escludendo la possibilità di ulteriori incrementi salvo poi lasciar trapelare una prospettiva di diminuzione.

Sul versante europeo, il Consiglio Direttivo della BCE ha mantenuto invariati i tre tassi ufficiali di riferimento (sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la Banca centrale) in continuità con la politica adottata dal terzo trimestre del 2023, dopo l’ultimo aumento di 25 punti base deciso a settembre.

Nell’Eurozona, una diminuzione dei tassi non è però attesa prima di giugno malgrado un contesto in cui l’inflazione dall’inizio dell’anno in corso è diminuita progressivamente. Nelle ultime proiezioni della BCE, infatti, le attese inflattive sono state riviste al ribasso, principalmente per effetto del minore contributo dei prezzi dell’energia, con valori che dovrebbero collocarsi in media al 2,3% nel 2024, al 2,0% nel 2025 e all’1,9% nel 2026. Anche l’inflazione al netto dell’energia e degli alimentari è stata ridotta, in media del 2,6% nel 2024, al 2,1% nel 2025 e al 2,0% nel 2026.

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